Profeti e Profetesse

 

Nelle Scritture ci sono tre parole ebraiche diverse tradotte come profeta: navi, ro’eh e chozeh. Anche se tutti questi termini hanno anche il femminile –neviah, ro’ah e chazah–, nelle Scritture l’unico titolo che troviamo in riferimento a profeti donne è neviah.
Mentre navi è il profeta vero e proprio, gli altri due termini a volte si traducono anche –e più accuratamente– come “veggente”. In certi casi, si applicano due di questi titoli alla stessa persona, tuttavia, profeta e veggente si distinguono l’uno dall’altro. Nonostante il concetto più diffuso tra i gentili, un profeta non è una persona che predice, ma che predica. Il profeta avverte, pronuncia la benedizione o maledizione, e può fare o non fare prodigi e miracoli, e può prevedere avventi futuri oppure no. Il veggente invece, riceve rivelazioni di solito attraverso visioni e sogni, ma non è un predicatore come il profeta.
Il brano biblico in cui troviamo questi tre termini insieme è:
1Cronache 29:29 “Le azioni di Davide, le prime e le ultime, sono descritte nel libro di Samuele, il veggente [ro’eh], nel libro di Natan, il profeta [navi], e nel libro di Gad, il veggente [chozeh]”.

Definiamo brevemente il significato di ognuna di queste parole:
Navi: letteralmente, profeta. Dal verbo navà, parlare o cantare con ispirazione, il profeta biblico è colui che ammonisce il popolo, trasmettendo i messaggi da Elohim, con lo scopo principale di correggere, chiamare al ravvedimento, ed annunciare le conseguenze della disobbedienza.
Ro’eh: letteralmente, veggente. Dal verbo ra’ah, vedere. (Da non confondere con “ro’eh”, che significa pastore, trascritto nello stesso modo ma in ebraico è scritto in modo diverso – ro’eh veggente è ראה e ro’eh pastore è רעה). Il senso del termine “veggente” qui si potrebbe confondere, non si riferisce ad una persona che ha delle visioni, ma che ha visione, ed ai fini pratici è simile al profeta, come in 1Samuel 9:9 indica che questo era il nome che fu dato in un primo momento ai profeti.
chozeh: letteralmente, veggente. Dal verbo chazah, vedere con attenzione, contemplare, osservare, guardare. Come coloro che osservano le stelle, è il concetto più vicino a ciò che comunemente definiamo come veggente, una persona che vede eventi futuri attraverso i sogni, visioni e stati d’estasi.

Il primo uomo chiamato profeta –navi– nelle Scritture è Abraham (Genesi 20:7), ye in questo caso, non è stato lui ad aver annunciato alcun messaggio, piuttosto ha ricevuto rivelazioni direttamente dall’Altissimo. Anche Aaron à chiamato profeta (Esodo 7:1), e qui come colui che trasmette un messaggio da qualcuno che a sua volta parla in nome d’Elohim. Tuttavia, il primo a cui possiamo considerare profeta in quanto al suo ministero è Mosè – Deuteronomio 34:10-12 “Non c’è mai più stato in Israele un profeta simile a Mosè, con il quale l’Eterno abbia trattato faccia a faccia. Nessuno è stato simile a lui in tutti quei segni e miracoli che Elohim lo mandò a fare nel paese d’Egitto contro il faraone, contro tutti i suoi servi e contro tutto il suo paese; né simile a lui in quegli atti potenti e in tutte quelle grandi cose tremende che Mosè compì davanti agli occhi di tutto Israele”. Mosè ammoniva il popolo, e faceva dei prodigi per dimostrare agli increduli come Faraone e gli Egizî chi è il vero Elohim.

Coloro che sono chiamati sia profeta che veggente sono Samuel e Gad, anche se in modo diverso in quanto al termine “veggente”.
Samuel è profeta –navi–, 1Samuel 3:20 “Tutto Israele, da Dan fino a Beer-Sceba, riconobbe che Samuele era stabilito come profeta [navi] dell’Eterno”,
e veggente –ro’eh–, 1Samuel 9:19 “Samuele rispose a Saul: «Sono io il veggente [ro’eh]»”;
Gad è profeta –navi– e veggente –chozeh–; 2Samuel 24:11 “Quando Davide si alzò la mattina, la parola dell’Eterno fu così rivolta al profeta [navi] Gad, il veggente [chozeh] di Davide”.
Entrambi Samuel e Gad furono profeti –neviim– perché, come leggiamo nella Scrittura, non solo avevano delle visioni, ma anche ammonivano il re ed il popolo, e probabilmente il loro ministero originale fu quello di veggenti prima di essere profeti.

Dalla divisione del Regno tra Israele e Yehuda vediamo anche una distinzione tra profeti –neviim– di una Casa e dell’altra: sia gli uni che gli altri ammonivano il popolo ed annunciavano i giudizi a causa della disobbedienza, tuttavia, i profeti di Yehuda non facevano miracoli, mentre quelli di Israele sì – come Elia ed Eliseo. Intanto che i profeti di Israele non avevano l’autorità di profetizzare in Yehuda, quelli di Yehuda hanno profetizzato in Israele. Tra i profeti i cui libri sono nelle Scritture, alcuni di loro avevano anche visioni, soprattutto Ezechiele e Zaccaria, ma non è per questo che sono stati profeti, ma perché ricevevano “Parola di YHWH, dicendo” e si rivolgevano al popolo. Per questo motivo Daniele non è contato tra i profeti, in quanto non adempie queste caratteristiche: egli riceveva visioni e sogni, e rivelazione dei sogni del re, ma non ha mai inviato parola di YHVH per il suo popolo nella sua generazione, perché il suo messaggio era per i tempi successivi. È simile a Yosef, che aveva dei sogni e rivelava i sogni del re, ma non predicò al suo popolo e quindi non era un profeta. Entrambi, Yosef e Daniel, erano “veggenti” –chozeh–. Entrambi sono stati nominati come “capo dei maghi e indovini” in regni pagani, perché avevano visioni e rivelazioni ed annunciavano eventi futuri, ma nelle Scritture non sono chiamati profeti.
Tuttavia, Daniele era considerato profeta dalla Comunità di Qumran, come rende noto il rotolo 4Q174 (4QFlorilegium) ed anche da Giuseppe Flavio.

Un altro è il caso di Balaam, da molti considerato il “profeta gentile” –anche se era Ebreo della discendenza d’Avraham–, che pur avendo avuto rivelazioni da parte dell’Eterno ed avendo annunciato eventi che si sono verificati successivamente, nella Bibbia non è chiamato né profeta né veggente, e nel testo ebraico non gli si applica nessuno dei tre titoli menzionati prima, ma è definito come indovino -qosem- (Giosuè 13:22), e quindi non è opportuno definirlo profeta.

Secondo giudaismo rabbinico, il ministero di profeta –navi– cessò poco dopo il ritorno dei Giudei da Babilonia, sostenendo che esso consiste in predicare a tutto il popolo e questo richiede che la maggioranza degli Israeliti –o dei Giudei– si trovino nella loro terra, cosa che non si è più verificata e quindi si darebbe per concluso il ministero profetico in tempi di Ezra. Tuttavia, nel giudaismo del periodo del Secondo Tempio non c’era questo concetto, come confermato dai Manoscritti di Qumran e da tutti gli altri documenti dell’epoca; i Giudei consideravano che c’erano dei profeti attivi in quel tempo. L’idea che sia necessario che la maggioranza di Israele si trovi nella propria terra perché ci possano essere dei profeti è sorta dopo l’inizio della Diaspora –quando veramente non ci sono stati più profeti nel giudaismo– in quanto il rabbinismo si è allontanato significativamente da quello che era il giudaismo tradizionale fino alla distruzione di Gerusalemme nell’anno 70 EC (vedi: “Letteratura Ebraica del Periodo del Secondo Tempio”).

Il giudaismo rabbinico stabilisce anche, arbitrariamente, il numero di profeti uomini in 48, alcuni dei quali non sono definiti tali nelle Scritture. Non tratteremo qui le obiezioni su quei pochi che biblicamente non soddisfano tutti i requisiti per essere considerati profeti – non c’è neanche unanimità tra i rabbini sulla qualità profetica di alcuni di essi.
Per quanto riguarda le profetesse, tuttavia, non esiste una base per l’inclusione di alcune e l’esclusione di altre nel numero, anche arbitrario, di sette. Vedremo dunque quali di loro non soddisfano i requisiti e chi dovrebbe essere tra quelle qualificate anche non essendo esplicitamente definita come profetessa.


Profetesse

Quelle nominate dal giudaismo rabbinico sono: Sarah, Miryam, Deborah, Annah, Abigail, Hulda ed Esther. Soltanto tre di loro lo sono senza dubbio in quanto così sono chiamate nelle Scritture:

Esodo 15:20 Allora Miryam, la profetessa, sorella d’Aaronne, prese in mano il timpano e tutte le donne uscirono dietro a lei, con timpani e danze.

Giudici 4:4 In quel tempo era giudice d’Israele una profetessa, Deborah, moglie di Lappidot.

2Re 22:14 Il sacerdote Hilchia, Ahicam, Acbor, Safan e Asaia andarono dalla profetessa Hulda, moglie di Sallum, custode del vestiario, figlio di Ticva, figlio di Carcas. Lei abitava a Gerusalemme, nel secondo quartiere.

Nel TaNaKh solo sono chiamate esplicitamente profetesse cinque donne: oltre alle già citate Miryam, Deborah e Hulda, anche Noadia (Neemia 6:14) e la moglie di Isaia (Isaia 8:3) – quest’ultima probabilmente con il significato di “moglie di profeta” piuttosto che profetessa da sé. Noadia non è presa in considerazione in quanto era una falsa profetessa, per cui solo le prime tre, le quali sono anche fra le sette, lo sono sicuramente. Vediamo ora le altre quattro:

Sarah:

L’argomentazione rabbinica per designarla come profetessa si basa sul seguente passaggio:

Genesi 21:10 Allora disse ad Abraam: “Caccia via questa serva e suo figlio; perché il figlio di questa serva non dev’essere erede con mio figlio, con Isacco”. 11 La cosa dispiacque moltissimo ad Abraam a motivo di suo figlio. 12 Ma Elohim disse ad Abraam: “Non addolorarti per il ragazzo, né per la tua serva; acconsenti a tutto quello che Sara ti dirà, perché da Isacco uscirà la discendenza che porterà il tuo nome”.

Questo fondamento è molto debole. La decisione di Sara d’espellere Hagar e Ismaele non è dovuta ad una capacità profetica, ma evidentemente alla gelosia materna, anche se Elohim utilizzò questa gelosia come strumento per portare a compimento il Suo piano. D’altronde, Elohim aveva già precedentemente annunciato che Yitzhak sarebbe l’erede della promessa, ed in quell’occasione Sara dubitò, dimostrando di non avere intuizione profetica:

Genesi 18:9 Poi essi gli dissero: “Dov’è Sara, tua moglie?” Ed egli rispose: “È là nella tenda”. 10 E l’altro: “Tornerò certamente da te fra un anno; allora Sara, tua moglie, avrà un figlio”. Sara intanto stava ad ascoltare all’ingresso della tenda, che era dietro di lui. 12 Sara rise dentro di sé, dicendo: “Vecchia come sono, dovrei avere tali piaceri? Anche il mio signore è vecchio!” 13 L’Eterno disse ad Abraam: “Perché mai ha riso Sara, dicendo: “Partorirei io per davvero, vecchia come sono?” 14 Vi è forse qualcosa che sia troppo difficile per l’Eterno? Al tempo fissato, l’anno prossimo, tornerò e Sara avrà un figlio”. 15 Allora Sara negò, dicendo: “Non ho riso”; perché ebbe paura. Ma egli disse: “Invece hai riso!”

In una situazione precedente, Sara diede un suggerimento ad Avraham, un suggerimento che fu totalmente inopportuno, e questo perché ella non aveva la fede sufficiente per credere nelle promesse di Elohim:

Genesi 16:2 Sarai disse ad Abram: “Ecco, l’Eterno mi ha fatta sterile; ti prego, va’ dalla mia serva; forse avrò figli da lei”. E Abram diede ascolto alla voce di Sarai. 3 Così, dopo dieci anni di residenza d’Abram nel paese di Canaan, Sarai, moglie d’Abram, prese la sua serva HaAgar, l’Egizia, e la diede per moglie ad Abram suo marito.

Sara non aveva intuito profetico, non aveva creduto fermamente nella promessa. Sara era, innanzittutto, madre, e se fosse stata profetessa avrebbe capito qual’era lo scopo di Avraham quando partì con il figlio Yitzhak per sacrificarlo, e probabilmente gliel’avrebbe impedito. Nel racconto biblico ella è al di fuori di tutta questa vicenda, da cui possiamo dedurre che ella non sapeva niente della prova che Elohim aveva imposto ad Avraham. Infatti, non sappiamo se Sarah tornò a vedere suo figlio, dal momento che Yitzhak non ritornò con suo padre, ma se ne andò a vivere dove abitava Hagar, la madre di suo fratello Ismaele, e non tornò a Hebron fino a dopo la morte di Sarah (vedi “Aqedat Yitzhak”).
Pertanto, possiamo capire secondo le prove scritturali che Sarah non era profetessa. Soltanto le si potrebbe attribuire questo titolo in quanto moglie di profeta, perché Avraham sì lo era (Genesi 20:7), nello stesso senso in cui probabilmente Isaia chiama profetessa sua moglie (Isaia 8:3), ma in questo caso lo sarebbero tutte le mogli di tutti i profeti, e sono ovviamente più di sette.

Annah:

Anche se il fatto di prevedere eventi non costituisce una caratteristica fondamentale per essere considerato un profeta o profetessa, ma altre qualità che abbiamo già definito, nel giudaismo rabbinico Anna è annoverata tra le sette profetesse, per aver dichiarato che suo figlio Samuel sarebbe stato dedicato all’Eterno, e così fu:

1Samuel 1:27 “Per questo fanciullo ho pregato e l’Eterno mi ha concesso quel che io gli avevo domandato. 28 Perciò anch'io lo dono all’Eterno; finché vivrà, egli sarà donato all’Eterno”. E si prostrò là davanti all’Eterno.

Questa donna s’esprime come una madre, in segno di gratitudine al Signore per averle dato un figlio, e come madre desidera che quel figlio sia dedicato al servizio del Signore. Più che profezia è un desiderio naturale.
Oltre ad ella, nell’elenco rabbinico dei profeti ci sono suo marito Elqanah, di cui le Scritture non danno alcuna indicazione che sia stato un profeta, ed il kohen Eli, che non riusciva a scorgere l’angoscia d’Anna e pensava che fosse ubriaca. Elohim pronunciò un giudizio su tutta la casa di Eli per indisciplina – non c’e alcuna ragione perché quest’uomo, forse l’unico giusto della sua famiglia, sia considerato un profeta.
Per quanto riguarda Annah, una donna ineccepibile che veramente serviva il Signore e non c’è nulla da rimproverare nel suo comportamento, tuttavia non c’è motivo sufficiente per includerla tra le profetesse.

Abigail:

Era certamente una donna intelligente ed anche bella, tanto da piacere a David. Al di là di questo, è stata classificata nella letteratura rabbinica come una delle quattro donne più belle della storia (Meghillàh 15a) – senza alcun fondamento, ovviamente, in quanto nessuno può giudicare una cosa del genere, neanche definire chi era la più bella nella sua generazione, poiché questo concetto è intrinsecamente relativo. Molte altre cose le sono attribuite nella fantasia dei commentatori che non è il caso di presentare qui. La qualità di profetessa le è stata concessa perché nel suo discorso –il più lungo detto da una donna nel TaNaKh dopo il cantico di Deborah– predice la gloria di Davide come il futuro re d’Israele e gli avverte di non spargere sangue in vano:

1Samuel 25:28 «Ti prego, perdona la colpa della tua serva, poiché per certo l’Eterno renderà stabile la tua casa perché tu combatti le battaglie dell’Eterno e in tutto il tempo della tua vita non si è trovata malvagità in te. 29 Se mai sorgesse qualcuno a perseguitarti e ad attentare alla tua vita, la vita del mio signore sarà custodita nello scrigno dei viventi presso l’Eterno, il tuo Elohim; ma la vita dei tuoi nemici l’Eterno la lancerà via, come dall’incavo di una fionda. 30 Quando l’Eterno avrà fatto al mio signore tutto il bene che ti ha promesso e ti avrà stabilito come capo sopra Israele, 31 il mio signore non avrà questo dolore e questo rimorso di avere sparso del sangue senza motivo e di essersi fatto giustizia da sé. Quando l’Eterno avrà fatto del bene al mio signore, ricòrdati della tua serva».

Nella Scrittura ella non è chiamata profetessa; il fatto che David sarebbe diventato re d’Israele era conosciuto, anche se in quel momento era un fuggitivo, e chiunque ritenesse vera la parola del Profeta Samuele non poteva dubitare che questa si sarebbe compiuta secondo il disegno dell’Eterno. Il profeta era Samuele.
Più che una profetessa vediamo in Abigail una donna ammirevole e molto intelligente, che sa come usare l’astuzia femminile per raggiungere uno scopo. L’adulazione di una bella donna fa desistere il migliore dei guerrieri di portare avanti l’intenzione di sterminare un’intera comunità, e non è necessario essere una profetessa. Inoltre, è inspiegabile perché una donna così saggia e con visione profetica avrebbe sposato uno sciocco come Nabal.

Esther:

Che Esther sia stata considerata profetessa è uno sproposito. Da una parte, i rabbini hanno impostato regole rigide per definire chi è un profeta, e dall’altra, loro stessi screditano tali norme: un profeta o profetessa deve essere un portavoce di Elohim che parla al suo popolo da parte dell’Altissimo, dev’essere un modello di santità e comunione con il Signore ed impostare i parametri di comportamento per l’intera comunità, a cui deve servire d’esempio. Per diventare un profeta o profetessa, una persona deve raggiungere una perfezione spirituale ed etica attraverso uno sviluppo della conoscenza e nella devozione verso la Torah. Nessuna di queste virtù è ascrivibile ad Esther. Anzi, il Talmud le attribuisce atti d’immoralità totalmente osceni, tali come l’adulterio (che in qualche modo lo stesso Talmud cerca di giustificare o smentire) ed altre contraddizioni. Lasciando da parte la difficoltà di provare la stessa storicità di Esther, vediamo quali sono le sue caratteristiche:
Esther non mostra alcuna qualità che la identifichi come un’osservante della Torah. Di fatto, il suro comportamento è piuttosto contrario: sposa un pagano, non ha obiezioni di partecipare a banchetti con dei gentili, né si menziona che abbia rivolto alcuna preghiera ad Elohim. Esther nasconde la sua identità ebraica al proprio marito e tutta la corte. Solo quando lei lo dichiara nel momento cruciale la sua origine è nota – il che dimostra chiaramente che non conduceva una vita che la contraddistinguesse dai gentili. Esther agisce solo sotto la direzione di Mordechai, ed egli la incoraggia ad esporsi per salvare il popolo, invece una profetessa agirebbe secondo la direzione di Elohim e non per consiglio d’uomo.
Esther, lungi dall’essere una profetessa, è l’antitesi di una profetessa. Non fu un modello di santità, né di comunione con l’Eterno, né segnò dei parametri di comportamento per la congregazione, sposando un gentile e vivendo come tale.
Anche Mordechai è sulla lista dei 48 profeti secondo il giudaismo rabbinico, senza alcuna valida ragione: neanche egli si dimostra osservante della Torah, ma piuttosto è il modello del Giudeo laico che non ha adempiuto il suo dovere di fare aliyah malgrado fosse già stato emesso l’editto che permetteva di tornare a Gerusalemme, né lo si menziona trasmettendo alcun messaggio ricevuto dall’Eterno.
Assolutamente, né Ester né Mardocheo erano profeti.

Fin qui la breve riflessione sulle sette profetesse del giudaismo rabbinico, di cui solo tre sono riconosciute dalle Scritture –Miryam, Deborah e Hulda–, e dalle quattro restanti, due sono assolutamente da escludere –Sarah ed Esther– mentre sulle altre due –Annah ed Abigail– non vi sono prove sufficienti per poter essere riconosciute come tali. Questo non significa che non ci sono più donne che, senza essere chiamate esplicitamente profetesse, lo siano state. Una di loro, che soddisfa i requisiti biblici, è Rivkah.

Rivkah, Profetessa

Esiste sufficiente fondamento scritturale per considerare che Rivkah sia stata profetessa? Sicuramente sì, più di ogni altra donna nella Bibbia, oltre a quelle espressamente indicate. I motivi sono i seguenti:

Genesi 25:22 I bambini si urtavano nel suo grembo ed ella disse: “Se così è, perché vivo?” E andò a consultare l’Eterno. 23 L’Eterno le disse: “Due nazioni sono nel tuo grembo e due popoli separati usciranno dal tuo seno. Uno dei due popoli sarà più forte dell’altro, e il maggiore servirà il minore”.

Rivkah è la prima persona di cui si legge che è andata a consultare l’Eterno. Prima di lei, né uomo né donna è andato di propria iniziativa a chiedere ad Elohim su alcuna vicenda – Avraham l’aveva fatto, ma solo dopo che Elohim gli parlò, essendo egli ancora in Sua presenza (Genesi 18:22-33). Il verbo usato qui è darash –in ebraico moderno ledaresh–, che si trova per la prima volta nelle Scritture in questo passaggio, ed ha il significato di richiedere, domandare, chiedere consigli o rivelazione di Elohim, sia da parte del popolo o di una persona attraverso un profeta, o dal profeta stesso direttamente ad Elohim (cfr. Esodo 18:15; 1Re 14:5; 22:8; 2Re 22:18; Ezechiele 14:7; 20:1; 1Cronache 21:30; 2Cronache 26:5) o, nel caso dei pagani, consultare un oracolo. In altri brani, lo stesso verbo è usato per l’espressione “cercare l’Eterno” (2Cronache 19:3; 22:9; 31:21).
Tra le interpretazioni rabbiniche ci sono quelle che diminuiscono questo atto di consultare Elohim alludendo in maniera del tutto infondata che Rivkah l’aveva fatto per mezzo dei profeti –anche se il più grande di questi sarebbe stato il medesimo Yitzhak– o della presunta yeshivah di Shem e Heber. È ovvio che queste affermazioni sono il prodotto della fantasia, poiché a quel tempo non esisteva alcuna yeshivah, né scuola ebraica, in quanto non vi era ancora nato il giudaismo, che è emerso molti secoli dopo, con la costruzione del Secondo Tempio. Parlare di giudaismo o di yeshivot prima di quel periodo è puro anacronismo.
Rivkah consultò personalmente Elohim, come ci dicono chiaramente le Scritture. Ella aveva capito che quello che stava accadendo nel suo grembo era un presagio di una lotta molto più trascendente che la sola rivalità tra fratelli, e non esitò ad andare a consultare direttamente l’Eterno, cosa che solo poteva fare un profeta. Ed Elohim le rispose.

Genesi 25:28 Yitzhak amava Esaù, perché gli piaceva mangiare della sua caccia. Rivka invece amava Yakov.

Yitzhak, considerato un profeta nel giudaismo, non riuscì ad avere il discernimento che aveva sua moglie su quale dei due figli sarebbe il prescelto, ed aveva una preferenza per Esaù. Rivkah aveva ricevuto la rivelazione che “il maggiore servirà il minore”, ed ella volse il suo favore a colui che il Signore aveva eletto.

Genesi 27:1 Yitzhak era invecchiato e i suoi occhi indeboliti non ci vedevano più. Allora egli chiamò Esaù, suo figlio maggiore, e gli disse: «Figlio mio!... 4 preparami una pietanza saporita, di quelle che mi piacciono; portamela perché io la mangi e ti benedica prima che io muoia». 5 Rivka stava ad ascoltare mentre Yitzhak parlava a suo figlio Esaù... 6 Rivka parlò a suo figlio Yakov e gli disse 8 «Ora, figlio mio, ubbidisci alla mia voce e fa’ quello che ti comando: 9 Va’ al gregge e prendimi due buoni capretti e io ne farò una pietanza saporita per tuo padre, di quelle che gli piacciono.; 10 Tu la porterai a tuo padre, perché la mangi e così ti benedica prima che egli muoia».

Era nel piano dell’Eterno che fosse Yakov a ricevere la benedizione e non Esaù. Yitzhak non poteva infrangere la legge patriarcale e doveva benedire il primogenito. Soltanto un intervento profetico poteva alterare l’ordine stabilito, e questa rivelazione fu data a Rivkah “due popoli separati usciranno dal tuo grembo, e il maggiore servirà il minore”. Ella dovette agire con intelligenza in modo che si compia la volontà di Elohim e far sì che a sua volta Yitzhak fosse libero dalla colpa di infrangere la legge, per averlo fatto involontariamente. Fu attraverso la conoscenza spirituale di Rivkah e la sua decisione che il corso della storia di questi due popoli si è indirizzato in accordo con l’annuncio profetico.
Maestri dell’interpretazione rabbinica, anche in questo caso cadono in contraddizione. Compreso Rashi, che disse che Esaù non era sincero ed ingannava suo padre fingendo interesse per le cose spirituali, e per questo Yitzhak lo amava. Non era Yitzhak profeta? Come poteva quindi essere stato ingannato per tanti anni e non capire? Perché solo Rivkah aveva ricevuto la rivelazione sull’avvenire dei suoi due figli? Perché era lei la profetessa, ed è a lei che Elohim aveva rivelato queste cose.

La qualità profetica di Rivkah si manifesta in tutti i momenti in cui ella partecipa: sin dalla sua comparsa sulla scena, quando il servo di Avraham andò a cercare moglie per Yitzhak, ella risponde conforme al segno che egli aveva domandato (Genesi 24:14-21). Poi, essendo una figlia in una società patriarcale in cui tutte le cose erano decise dal padre e dai fratelli maschi, essi chiedono a lei chiedono ed è ella che decide di accettare di andare a Canaan e sposare Yitzhak (Genesi 24:57-58). Sicuramente la sua capacità di conoscenza doveva essere riconosciuta dalla sua famiglia, in quanto hanno lasciato l’ultima parola a lei, una giovane donna sotto l’autorità del padre e del fratello. Ella riceve la bendizione corrispondente ad un patriarca: “Benedissero Rivka e le dissero: «Sorella nostra, possa tu divenire migliaia di miriadi e possa la tua discendenza impadronirsi delle città dei suoi nemici!»” (Genesi 24:60). Rivkah è una delle poche donne presenti nelle Scritture che è importante in sé e non a causa di chi era suo marito.
Rivkah seppe decidere, perchéi il marito da lei accettato fu l’unico dei patriarchi che ebbe solo lei come moglie, e non ebbe concubine. E fu lei che prese la decisione giusta indirizzando Yakov a fare quel ch’era conveniente:

Genesi 27:43 «Ora, figlio mio, ubbidisci alla mia voce; lèvati e fuggi a Charan da mio fratello Laban, 44 rimani laggiù, finché il furore di tuo fratello sia passato, 45 finché l’ira di tuo fratello si sia stornata da te ed egli abbia dimenticato quello che tu gli hai fatto. Allora io manderò a farti ritornare da laggiù. Perché dovrei essere privata di voi due in uno stesso giorno?»

E poi convinse Yitzhak di mandare Yakov a casa di Nachor, a cercarsi moglie della sua famiglia.
A differenza di Sarah, che prese decisioni affrettate e mancava di convinzione sulla parola profetica che le era stata detta, Rivkah si è sempre dimostrata saggia e le sue decisioni furono fondamentali per l’adempimento del piano del Signore. Rivkah ha dovuto accettare la separazione tra i propri figli, e favorire l’elezione di Elohim senza reclamare a suo marito ed evitando che essi si danneggiassero, agendo con saggezza. È Rivkah tra le mogli dei patriarchi colei che aveva la visione più completa del piano di Elohim.

In conclusione, secondo le Scritture possiamo identificare quattro profetesse: Rivkah, Miryam, Deborah e Hulda. Sicuramente ci sono state altre, ma in base alla testimonianza del TaNaKh, sono queste quelle che conosciamo per nome.


Profeti

In quanto ai profeti uomini, presentiamo di seguito tutti aquelli nominati nel TaNaKh come navi, ro’eh o chozeh, in ordine cronologico. Un altro titolo dato ai profeti è: “uomo di Elohim” (ish haElohim), che includeremo. Ci sono dei profeti i cui nomi non sono rivelati, per cui nella lista sono elencati come “Profeta di Israele”, “Profeta di Yehuda” o “Uomo di Elohim”, quando gli si applica quest’ultimo titolo.


Profeta

Navi

Ro’eh

Chozeh

Ish haElohim

Avraham

Genesi 20:7

 

 

 

Aharon

Esodo 7:1

 

 

 

Mosè

Deuteronomio 34:10

 

 

Deuteronomio 33:1

Profeta di Israele

Giudici 6:8

 

 

 

Uomo di Elohim

 

 

 

1Samuel 2:27

Samuel

1Samuel 3:20

1Samuel 9:19

 

1Samuel 9:7

Gad

1Samuel 22:5

 

2Samuel 24:11

 

Nathan

2Samuel 7:2

 

 

 

David

 

 

 

2Cronache 8:14

Tzadok

 

2Samuel 15:27

 

 

Asaf

 

 

2Cronache 29:30

 

Heman

 

 

1Cronache 25:5

 

Yeduthun

 

 

2Cronache 35:15

 

Ahiyah

1Re 11:29

 

 

 

Profeta di Yehuda

1Re 13:1,18

 

 

1Re 13:1

Profeta di Israele

1Re 13:11,18

 

 

 

Shemayah

2Cronache 12:5

 

 

1Re 12:22

Iddo

2Cronache 13:22

 

2Cronache 9:29

 

Azaryah ben-Oded

2Cronache 15:1,8

 

 

 

Hanani

 

2Cronache 16:7

 

 

Yehu ben-Hanani

1Re 16:7

 

2Cronache 19:2

 

Yahaziel ben-Zejariah

2Cronache 20:14 *

 

 

 

Eliezer ben-Dodavah

2Cronache 20:37 *

 

 

 

Eliah

1Re 18:22

 

 

1Re 17:18

Eliseo

1Re 19:16

 

 

2Re 4:7

Profeta di Israele

1Re 20:13

 

 

 

Michea ben-Imlah

1Re 22:7-8

 

 

 

Giona

2Re 14:25

 

 

 

Profeta di Yehuda

2Cronache 25:15

 

 

2Cronache 25:7

Gioele

 

 

 

Gioele 1:1 *

Amos

 

 

Amos 7:12

 

Osea

 

 

 

Osea 1:1 *

Isaia

2Re 19:2

 

 

 

Michea

 

 

 

Michea 1:1 *

Oded

2Cronache 28:9

 

 

 

Uriah ben-Shemayah

Geremia 26:20 *

 

 

 

Geremia

2Cronache 36:12

 

 

 

Hanan

 

 

 

Geremia 35:4

Sofonia

 

 

 

Sofonia 1:1 *

Nahum

 

 

Nahum 1:1 *

 

Habacuc

Habacuc 1:1

 

 

 

Ezechiele

Ezechiele 2:4-5

 

 

 

Abdia

 

 

Abdia 1:1 *

 

Haggeo

Ezra 5:1

 

 

 

Zaccaria

Ezra 5:1

 

 

Malachia

 

 

 

Malachia 1:1 *

Nei casi segnati con l’asterisco non è scritto in modo specifico il nome che li definisce (navi, ro’eh, chozeh o ish haElohim), bensì attraverso altre espressioni, tali come:
* Nella colonna corrispondente a navi, quegli uomini di cui si dice che “profetizzarono” –navá–, o che discese su di loro lo Spirito di YHVH, senza fare menzione specifica del termine “profeta” –navi–.
* Nella colonna corrispondente a chozeh, quei profeti i cui libri si definiscono come “visione” –chazon–, così qualificando lo scrittore dentro questa categoria.
* Nella colonna corrispondente a ish haElohim, quei profeti i cui libri iniziano dicendo “Parola del Signore” –davar YHVH–, con cui si qualifica a chi la trasmette come un uomo di Elohim.
In ogni caso, i Profeti scrittori sono anche considerati “Neviim”, in quanto i loro messaggi sono di ammonimento e predicazione al popolo.


Questi sono tutti i profeti menzionati nel TaNaKh, 46 uomini – più le quattro profetesse di cui abbiamo già parlato, sono 50 in totale secondo le Scritture Ebraiche.


 

 

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