ISRAELE
IL POPOLO ELETTO


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Il Nuovo Testamento


Premessa

È consuetudine diffusa tra i cristiani iniziare a leggere la Bibbia incominciando dal Nuovo Testamento – poi, quando leggono le Scritture Ebraiche le interpretano in base ai loro preconcetti elaborati secondo come hanno percepito il messaggio evangelico. Infatti, dalla lettura del solo Nuovo Testamento è poco quello che riescono a capire su chi sono i Giudei, chi è Israele, e qual’è il piano d’Elohim per queste comunità (che solitamente vengono identificate come una sola). Invece, si deve procedere nel modo esattamente inverso: prima si devono leggere le Scritture Ebraiche, che sono quelle che esistevano nel tempo di Yeshua e degli Apostoli e che i primi discepoli leggevano per istruirsi. Il Nuovo Testamento va interpretato secondo i fondamenti posti dalle Scritture precedenti, non viceversa!
Nello stesso modo, se qualcuno intende iniziare a leggere questo studio partendo da qui, perché c’è scritto “Nuovo Testamento”, è da premettere che non capirà un granché se non ha letto la prima parte, cioè, quella che riguarda le Scritture Ebraiche.

Il fatto che esiste un Nuovo Testamento non implica che il Patto precedente sia un “Antico Testamento”, quindi, tale termine non sarà mai usato in questo studio. Il modo corretto di denominarlo è, come scritto nello stesso Evangelo,“le Scritture” (Matteo 21:42; 22:29; 26:54,56; Marco 12:24; 14:49; Luca 24:27,32,45; Yohanan 5:39; 7:15), e in questo studio si useranno i termini corretti, cioè “Scritture”, oppure“Scritture Ebraiche”, “TaNaKh” o“Bibbia Ebraica”.

Altrettanto, quando in questo studio leggiamo la parola “giudaismo” ci riferiamo al giudaismo antico, quello che esisteva nel periodo precedente alla distruzione di Yerushalaym nell’anno 70 EC. Successivamente ci sono state trasformazioni significative, durante la composizine del Talmud di Babilonia e dopo, fino ad arrivare al giudaismo attuale. C’è stata un’involuzione tale, che se oggi si presentasse Mosheh non capirebbe la halachàh, né saprebbe a cosa si riferisce la “Torah orale”… e non solo Mosheh, anche Maimonide rimarrebbe “perplesso”, senza comprendere di cosa si tratta il giudaismo moderno. Quindi, se in qualche momento vogliamo indicare il giudaismo come lo conosciamo nel presente, questo sarà specificato.

In quanto all’ identificazione moderna di alcuni gruppi chiamati “messianici” che provengono dal cristianesimo (e che non sono Ebrei), prendiamo distanza dalle loro liturgie, che imitano il giudaismo attuale –per esempio, l’uso della kippah, che non ha origine nelle Scritturr ed è una consuetudine acquisita nella Diaspora, inesistente nei tempi biblici, ed altre caratteristiche simili che, anche se n sono negative di per sé, nemmeno hanno un fondamento scritturale che le prescriva–. Per una questione di coerenza, coloro che rifiutano la cosiddetta “Torah orale” del giudaismo moderno, non dovrebbero adottare gli usi e costumi che appartengono precisamente a questa Torah orale, ma piuttosto attenersi alla vera Torah orale, che era vigente nell’epoca precedente alla distruzione del Tempio, e non ai dibattiti rabbinici che furono aggiunti durante la Diaspora e passarono a sostituire le Scritture stesse.

Per ultimo, sosteniamo che la Torah è universale, per tutte le nazioni, e non solo per Israele. La Torah fu data in Sinai, fuori da Eretz Yisrael, e secondo la propria tradizione giudaica, fu proclamata in tutte le lingue della terra, per tutti i popoli, nazioni e lingue. Il giudaismo attuale promuove per i gentili le cosiddette “leggis noachidi”, le quali non hanno nessuna base scritturale, ma sono di fatto una “religione per i gentili inventata dai Giudei”, sono leggi in certi aspetti contrarie alla Torah (esplicitamente o per omissione), che invitano ai gentili a disubbidire l’unica Legge che HaShem ha dato per l’umanità, che è la Torah scritta.
Rabban Hillel disse: «Amate l’umanità e portatele la Torah» (Avot 1:12).


Introduzione

La situazione che troviamo nel Nuovo Testamento è notevolmente diversa da quella che abbiamo lasciato nell’ultimo periodo delle Scritture, cioè, ai tempi di Ezra e Nehemyah.
Nel frattempo sono successi dei cambiamenti sia all’interno della società ebraica che a livello globale: c’è l’Impero Romano, di cui la Giudea è una provincia. Nell’ambito interno, ci sono tre popoli che provengono dall’antico Israele:
* I Giudei, ovvero, la Casa di Yehudah;
* I Galilei, residuo misto di pochi rappresentanti della Casa di Israele che scelsero di ritornare con i Giudei, ma etnicamente mescolati con dei gentili; i Galilei osservavano la Torah e le regole del giudaismo, per cui erano accettati dai Giudei -come lo erano anche i gentili convertiti al giudaismo-;
* I Samaritani, popolo simile al precedente dal punto di vista etnico, discendenti di quelli della Casa di Israele che il re d’Assiria mandò di ritorno e si mescolarono con i gentili che erano stati deportati a loro volta in Samaria (2 Re 17:27-28), ma non essendo professanti del giudaismo erano ritenuti gentili ed evitati dai Giudei.
In questo contesto si svolgono i fatti raccontati nel Nuovo Testamento. Tuttavia, prima di studiare il testo scritto è necessario considerare altri elementi di fondamentale importanza.


Sadducei, Farisei e... Esseni

In quei tempi c’era il Tempio a Yerushalaym, ma in esso non dimorava la Shekhinah come nel primo Tempio. Nel cosiddetto “periodo intertestamentario”, nell’ambiente giudaico si erano sviluppati diversi movimenti, sia di natura teologica che politica, di cui faremo un riassunto breve perché non è lo studio su di essi che ci interessa in questo sito, tuttavia è necessario conoscere alcune informazioni inerenti al loro rapporto con l’origine del cristianesimo. I più importanti di questi movimenti, i quali hanno a grandi linee degli equivalenti nei nostri tempi, erano:
* I sadducei, insieme ad una loro sètta, i boethusiani (chiamati anche erodiani); ai quali si possono corrispondere oggi, in parte, i karaiti;
* I farisei, dai quali proviene il giudaismo rabbinico;
* Gli esseni, movimento mistico paragonabile all’attuale giudaismo hassidico, ai kabbalisti, nonché a certi ambienti giudeo-messianici;
* Gli zeloti, un movimento non particolarmente religioso, oggi sarebbero chiamati “sionisti”.
La coesistenza di questi gruppi dimostra che il gudaismo del período del Secondo Tempio era differente e più ampio di quello attuale. Tutti questi erano considerati Giudei reciprocamente dagli altri, anche quando la diversità fra di loro era significativa. I sadducei riconoscevano solo la Torah scritta; i farisei riconoscevano sia il TaNaKh che la Torah orale (che allora si stava ancora sviluppando); infine gli esseni, oltre al TaNaKh, avevano anche altri scritti (gli pseudo-epigrafici) e quindi per il giudaismo rabbinico attuale sono eterodossi. Gli zeloti potevano dal punto di vista teologico essere dei farisei, ma non sadducei, anche se in loro l’elemento religioso non era prevalente, bensì quello politico (proprio per questo motivo, erano avversari naturali dei sadducei).
I farisei e gli esseni sorsero da uno stesso movimento, quello dei “hasidim” (pronunciasi con la “H” molto forte, come la “ch” tedesca). I “hasidim” di quell’epoca non hanno niente a che fare con le attuali correnti del giudaismo che portano questa stessa denominazione. L’attuale “giudaismo chassidico” si sviluppò in Russia nell’alto Medioevo e non ha alcun nesso storico con gli antichi hasidim. Per distinguere questi due gruppi, qui chiameremo «hassidim» quelli antichi, e «chassidim» quelli moderni.


I sadducei

Il loro nome in ebraico era tzeduqim, e significa“giusti”, nome che si diedero per contrastare i hasidim. Questo nome li conferiva anche una certa autorità sul sacerdozio, perché collegato al nome di Tzadok, dal quale proviene la discendenza legittima dei kohanim – ministero che essi avevano usurpato.
I sadducei appartenevano alle classi più abbienti della società giudaica. Non esistono testi sadducei, e tutta l’informazione che esiste su di loro proviene da fonti ostili, infatti, nessuno ne parla bene... Oltre all’Evangelo, anche gli storici del tempo come Giuseppe Flavio, Filone e Plinio danno un parere negativo su questo gruppo. Nella letteratura rabbinica, ovvero farisaica, sono presentati come nemici. I rotoli di Qumran non li nominano direttamente, ma sembra che alcuni termini “in codice” alludono a loro.
I sadducei sostenevano che l’unica autorità spirituale è la Torah scritta, in opposizione ai farisei, che osservavano anche la Torah orale. Risulta infatti una contraddizione la loro tendenza in favore dell’ellenismo ed in seguito verso l’Impero Romano. Erano molto legati al Tempio, e controllavano il sacerdozio anche grazie alle loro alleanze politiche con i governanti di turno, dal periodo hasmoneo fino a quello romano, ed erano sostenuti dalle famiglie ricche ed influenti. È probabilmente questa disonestà politica che li rendeva odiosi. In questi aspetti, il cristianesimo evangelico è molto più vicino ai sadducei, non solo nel concetto della “sola Scriptura” come unica fonte d’autorità spirituale, ma anche nel loro atteggiamento d’accettazione verso i governi temporali, qualunque essi siano.
Malgrado i sadducei credessero nell’autorità delle Scritture, non credevano nella vita spirituale, come riporta non solo l’Evangelo ma anche Giuseppe Flavio ed altri scrittori. I loro eredi, i karaiti, credono invece in tutte queste cose, gli angeli, la risurrezione, l’immortalità dell’anima, ecc., e fanno parte di una delle grandi correnti ortodosse del giudaismo – mantenendo come principale distinzione dal giudaismo rabbinico il fatto che i karaiti non accettano la Torah orale, ma solo quella scritta, e per questo motivo sono respinti dal giudaismo rabbinico, fino al punto di non essere considerati veri Giudei.


I boethusiani o erodiani

Erano una sètta dei sadducei; sostenevano le stesse dottrine ed erano ancora più attaccati al potere politico. In apparenza, erano membri e sostenitori della famiglia sadducea di Boethus, ordinati sommi kohanim da Erode tramite un matrimonio politico con Mariamne, figlia di Erode – di cui il nome biblico di“erodiani” (Matteo 22:16; Marco 3:6; 12:13). Le fonti storiche li chiamano invece boethusiani.


I farisei

Avevano un’origine comune con gli esseni, entrambi erano inizialmente chiamati hasidim; in un secondo tempo, sembra che i farisei si siano separati, da qui il loro nome, che significa appunto “separati” – in ebraico, “perushim”.
I farisei appartenevano al popolo, alla gente comune, ed erano legati alla Sinagoga piuttosto che al Tempio. Si opponevano tenacemente ai sadducei. I farisei osservavano la Torah orale come interpretazione realistica della Torah scritta, ed accettavano diverse scuole di pensiero sempre che queste non contrastassero con le Scritture; di queste scuole predominavano largamente due: quelle dei rabbini Shammai e Hillel, quest’ultima scuola tuttora sussiste nel giudaismo. L’insegnamento di Yeshua di Natzaret era in parte in armonia con la scuola di Shammai –in questioni come il divorzio–, ma in generale era più in accordo con quella di Hillel, –come le opere di bene che si devono compiere anche in giorno di Shabbat–. La maggioranza dei farisei sosteneva la scuola di Hillel (come nel giudaismo rabbinico odierno). I farisei tuttavia, non accettavano i libri apocrifi, pseudo-epigrafici ed altra letteratura al di fuori delle Scritture ispirate; probabilmente questo è il motivo per cui si sono separati dagli originali hasidim. Se noi oggi abbiamo una selezione corretta delle Scritture Ebraiche, cioè, quella che comprende soltanto i libri ispirati ed esclude quelli apocrifi, è principalmente merito dei farisei.
Nell’Evangelo, principalmente nel“sermone sul monte”, traspare che Yeshua osservava la Torah orale di quel tempo quanto quella scritta, senza le esagerazioni che molti dei farisei insegnavano; infatti, è molto verosimile che Yeshua stesso fosse un fariseo ‒i farisei stessi lo riconoscevano come“Rabbi”, un titolo che si dava ai loro maestri‒, e le sue critiche nei loro confronti sono da considerarsi come quelle che i membri di un gruppo rivolgono verso i propri colleghi. Questo aspetto sarà approfondito più avanti, nel capitolo che tratta sull’ebraicità di Yeshua.
I farisei sono l’unico movimento dell’epoca che sopravvisse conservando in linee generali le proprie caratteristiche, e sono identificabili nelle diverse correnti ortodosse del giudaismo rabbinico. Tutti gli altri movimenti (sadducei, esseni, ecc.) sono evoluti verso forme diverse da quelle che avevano in origine.


Gli esseni

Questo gruppo non è nominato nel Nuovo Testamento, e solo in alcuni brani si può dedurre che accenna a loro. Eppure, la teologia neotestamentaria è in gran parte d’estrazione essena! Il perché non siano mai nominati costituisce un mistero, come se gli stessi autori del Nuovo Testamento avessero volutamente evitato di menzionare la propria appartenenza al movimento degli esseni, o quanto meno le proprie simpatie verso questo gruppo... Gli storici dell’epoca, come Giuseppe Flavio ed altri, dedicano molto più spazio alla descrizione degli esseni di quanto dedichino a tutti gli altri movimenti, indicando quanto era rilevante la loro presenza nella società giudaica, per cui non si spiega tale omissione nel Nuovo Testamento. In questo studio daremo loro la dovuta considerazione, perché essenziale per capire l’origine del cristianesimo.

A questo punto, è utile fare un’altra premessa:
In questo studio non s’intende minimamente squalificare l’autorità del Nuovo Testamento come Scrittura ispirata, ma soltanto analizzare le sue fonti; tanto meno s’intende diminuire la missione messianica di Yeshua, ma scoprire per quale ragione i Giudei non l’hanno accettato come Messia.

Gli esseni erano considerati un movimento eterodosso, le cui dottrine non erano fondate sulle Scritture. Infatti, era proprio così. Sebbene Yeshua era teologicamente molto più vicino ai farisei, è stato descritto dagli evangelisti anche con molte caratteristiche tipiche degli esseni, che vedremo in seguito. C’erano infatti all’interno dei farisei delle correnti più mistiche da confondersi in apparenza con gli esseni, pur mantenendo la fedeltà alla Torah e rifiutando l’insegnamento di altre scritture non ispirate; correnti in cui si possono includere scuole rabbiniche vicine a Yeshua di Natzaret. Questi gruppi farisei erano molto diffusi in Galilea, ed erano comunemente chiamati “hasidim” o “tzadikim”, dei quali parleremo più avanti, nel capitolo intitolato “Yeshua il Fariseo”. Anche nel giudaismo rabbinico odierno ci sono delle scuole d’ispirazione kabbalistica che si allontanano dai parametri biblici ed assomigliano in qualche modo agli esseni – i movimenti chiamati “chassidici”.
Non è di questi gruppi che parliamo in questo capitolo, ma degli esseni, menzionando opportunamente le caratteristiche che hanno indotto ad alcuni ad accostare questa sètta a Yeshua di Natzaret. Alcuni degli aspetti principali di questo movimento mistico sono i seguenti:

Organizzazione sociale degli esseni:

* Formavano delle comunità di soli uomini, i quali erano celibi oppure avevano lasciato le loro famiglie e i loro averi per unirsi al movimento:
“Gli esseni lasciavano padre, madre, fratelli e sorelle, case e terre, per causa della loro religione” (Eusebio, citando Filone);
“Allora Shimon Kefa, replicando, gli disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato ogni cosa e ti abbiamo seguito; che ne avremo dunque?» E chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi a causa del mio nome, ne riceverà cento volte tanto, ed erediterà la vita eterna” (Matteo 19:27,29 – cfr. Marco 10:29; Luca 14:26,33; 18:28-29).

* Solitamente, gli esseni costituivano cellule guidate da un maestro e dodici discepoli.
“Ne costituì dodici per tenerli con sé” (Marco 3:14);“Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli” (Luca 6:13 – cfr. Matteo 10:1).
Le comunità più numerose erano guidate da un consiglio composto di dodici uomini, di cui tre avevano responsabilità particolari.
“Sei giorni dopo, Yeshua prese con sé Shimon Kefa, Yakov e Yohanan, e li condusse soli, in disparte, sopra un alto monte. E fu trasfigurato in loro presenza” (Marco 9:2 – cfr. Matteo 17:1; Luca 8:51; 9:28).

* Gli esseni rinunciavano ad ogni piacere del corpo, compreso il matrimonio, per consacrarsi a Elohim:
“Rinunciavano ad ogni forma di divertimento, d’eleganza, ed ogni piacere del corpo” (Filone).
“Erano l’unica sorta di uomini che vivevano senza denaro e senza donne” (Plinio).
“Vi sono degli eunuchi, i quali si sono fatti eunuchi da sé a motivo del regno dei cieli” (Matteo 19:12);
“Vorrei che foste senza preoccupazioni. Chi non è sposato si dà pensiero delle cose del Signore, di come potrebbe piacere al Signore” (1Corinzî 7:32).

* Gli esseni non prendevano borse, né cibo, né altre cose nei loro viaggi.
“E disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio: né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non abbiate tunica di ricambio»” (Luca 9:3 – cfr. Matteo 10:9,10; Marco 6:8).

* Essi non tenevano conto delle cose terrene, ma cercavano soltanto quelle celesti, cioè, il “Regno di Elohim”:
“Gli esseni credevano ed insegnavano che il loro dovere primario era cercare il Regno di Elohim e la sua giustizia” (Filone);
“Cercate prima il regno e la giustizia di Elohim, e tutte queste cose vi saranno date in più” (Matteo 6:33 – cfr. Luca 12:31);“Non fatevi tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine consumano, e dove i ladri scassinano e rubano; ma fatevi tesori in cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non scassinano né rubano” (Matteo 6:19-20).

* Gli esseni esaltavano la condizione di povertà e l’umiltà.
“Beati voi che siete poveri, perché il regno di Elohim è vostro” (Luca 6:20); “Elohim non ha forse scelto quelli che sono poveri secondo il mondo perché siano ricchi in fede ed eredi del regno che ha promesso a quelli che lo amano?” (Giacomo 2:5).

* Gli esseni s’astraevano dal sistema sociale, al quale denominavano “il mondo”:
“Erano anche chiamati asceti dovuto alla loro astrazione dal mondo” (Eusebio);
“Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo” (Yohanan 17:16).

* Anche se avevano un maestro, usavano non chiamare “maestro” nessun altro:
“«Ma voi non vi fate chiamare“Rabbì”; perché uno solo è il vostro Maestro, e voi siete tutti fratelli»” (Matteo 23:8).

* Gli esseni avevano tutto in comune, ed uno di loro era incaricato di tenere il denaro della comunità;
“Essi non comprano né vendono tra di loro, ma danno di ciò che hanno a chi ne ha bisogno” (Giuseppe Flavio);
“Si richiedeva loro di vendere le loro proprietà ed i loro averi, e di dividerli tra tutti secondo il bisogno di ciascuno di modo tale che non ci fosse nessuno in necessità, così com’è scritto negli Atti degli Apostoli” (Eusebio);
“Tutti quelli che credevano stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le proprietà e i beni, e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di ciascuno... Infatti non c’era nessun bisognoso tra di loro; perché tutti quelli che possedevano poderi o case li vendevano, portavano l’importo delle cose vendute, e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi, veniva distribuito a ciascuno, secondo il bisogno” (Atti degli Apostoli 2:44-45; 4:34-35).
“Difatti alcuni pensavano che, siccome Giuda teneva la borsa, Yeshua gli avesse detto: «Compra quel che ci occorre per la celebrazione»; ovvero che desse qualcosa ai poveri” (Yohanan 13:29).

* Gli esseni usavano ritirarsi in luoghi solitari:
“Essi, avendo lasciato da parte ogni preoccupazione per questa vita, si ritiravano nei deserti o nei giardini” (Filone).
Queste caratteristiche erano anche proprie di Yohanan il batezzatore e di Yeshua (vedi anche Ebrei 11:38).

* Gli esseni solitamente erano vestiti di bianco.

Queste sopra elencate sono tra le principali caratteristiche che accomunano, al meno in apparenza, gli esseni con i discepoli di Yeshua. Non c’è in esse alcuna cosa che contrasti con le Scritture o che possa essere censurabile, né dai farisei né da altri, e infatti, non erano queste le cose per cui erano considerati eterodossi, ma per la loro dottrina. A differenza dei farisei, che ritenevano soltanto la Scrittura ispirata come fondamento dottrinale –anche se avevano già iniziato a difondere la cosiddetta “Torah orale”, alla quale davano la stessa autorità che alle Scritture–, gli esseni avevano molti libri, i quali sono comunemente denominati “apocrifi” o “pseudo-epigrafici”. Apocrifo significa spurio, e nell’uso corrente si dà questo nome ai libri non ispirati, cioè, quelli che non fanno parte delle Scritture (alcuni dei quali sono stati inclusi nella versione della Bibbia chiamata “dei Settanta”); pseudo-epigrafico significa che l’autore firma con il nome di un altro, solitamente un personaggio autorevole menzionato nelle Scritture.
Un dato di fatto, che sarà esposto in questo studio, è che una parte consistente del Nuovo Testamento non ha alcun riferimento alle Scritture Ebraiche, ma ai libri apocrifi! Ci sono alcuni esempi eclatanti, come “l’arcangelo Mikhael, quando contendeva con il diavolo disputando per il corpo di Mosheh” (Yehuda 9), o il nome dei maghi d’Egitto “Yahnè e Yamrè, che si opposero a Mosheh” (2Timoteo 3:8) , oppure “affinché si adempisse quello che era stato detto dai Profeti, che egli sarebbe stato chiamato Nazareno” (Matteo 2:23), profezia quest’ultima che ha fatto arrampicarsi sugli specchi tantissimi teologi... Ci sono anche altre cose meno evidenti, che appartengono al giudaismo del Secondo Tempio e non si trovano nelle Scritture, ma provengono dagli scritti menzionati, per esempio, il titolo“Figlio dell’uomo”, o termini come“figli della luce”, contrapposti ai“figli delle tenebre”, ed altri simili.
Gli esseni erano particolarmente attratti da personaggi biblici avvolti nel mistero, come Henoch, MalkiTzedek e il Profeta Eliyahu. Avevano una visione messianico-apocalittica molto accentuata, e vedevano nella figura di MalkiTzedek il Messia promesso, Henoch ed Eliyahu come i suoi precursori – questi ultimi due probabilmente perché sono stati trasportati in cielo, mentre MalkiTzedek era ritenuto l’Emanazione di Elohim, l’Angelo dell’Eterno. Il Libro di Henoch è fondamentale nella letteratura essena, ed ha ispirato molte dottrine neotestamentarie, più di quante ci si possa immaginare! – Per un riassunto comparativo tra il Nuovo Testamento, la letteratura di Henoch ed i testi apocrifi, vedi “Il Ciclo di Henoch” e “Il Nuovo Testamento e la Letteratura Apocrifa”.

Passiamo adesso a considerare le dottrine e pratiche degli esseni, confrontandole opportunamente per distinguere queste da quelle insegnate e praticate da Yeshua o i suoi discepoli:

* Gli esseni praticavano l’immersione (detto battesimo) per la remissione dei peccati. Questa pratica esiste nel giudaismo, si chiama “t’bilah” (Atti 21:26), ma gli esseni le davano un significato diverso: loro rifiutavano il sacrificio di animali e lo sostituivano con l’immersione, che nel giudaismo ha un valore di purificazione fisica, non connessa alla remissione dei peccati. Yohanan il battezzatore ha molte caratteristiche che portano ad identificarlo con gli esseni.

* Essi si battezzavano anche per coloro che reputavano spiritualmente morti:
“Altrimenti, che faranno quelli che sono immersi per i morti? Se i morti non risuscitano affatto, perché dunque sono immersi per loro?” (1Corinzî 15:29). Questo è uno dei versi controversi...

* Essi non offrivano sacrifici, anzi, li rifiutavano.

* Gli esseni usavano rompere il pane nei loro rituali.

* Gli esseni digiunavano spesso. Anche i discepoli di Yohanan, ma non quelli di Yeshua:
“Essi gli dissero: «I discepoli di Yohanan digiunano spesso e pregano; così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono»” (Luca 5:33);
“Allora si avvicinarono a lui i discepoli di Yohanan e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo, e i tuoi discepoli non digiunano?»” (Matteo 9:14);
“I discepoli di Yohanan e i farisei erano soliti digiunare. Alcuni andarono da Yeshua e gli dissero: «Perché i discepoli di Yohanan e i discepoli dei farisei digiunano e i tuoi discepoli non digiunano?»” (Marco 2:18).

* Gli esseni non stimavano il Tempio. Yeshua dimostrò il contrario:
“Yeshua entrò nel Tempio, e ne scacciò tutti quelli che vendevano e compravano; rovesciò le tavole dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombi. E disse loro: «È scritto:“La Mia casa sarà chiamata casa di preghiera”, ma voi ne fate un covo di ladri»” (Matteo 21:12-13; – cfr. Marco 11:15-17; Luca 19:45-46; Yohanan 2:13-17).

* Gli esseni non partecipavano alle solennità giudaiche a Yerushalaym, secondo attestano Giuseppe Flavio e Filone; Yeshua invece, ne partecipava, comprese le festività non stabilite nelle Scritture, come Hanukkah (Yohanan 10:22-23).

* Gli esseni non frequentavano le Sinagoghe. Yeshua invece, vi partecipava attivamente:
“Recatosi nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga, così che stupivano e dicevano: «Da dove gli vengono tanta sapienza e queste opere potenti?»” (Matteo 13:54; – cfr. Marco 6:2; Luca 4:16).

* Gli esseni avevano una dottrina segreta che non era rivelata se non ai loro discepoli. Per questo motivo, usavano parlare in parabole, con metafore ed allegorie, in modo di non rivelare i loro misteri. Questo metodo era anche usato da Yeshua:
“Egli rispose loro: «Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli; ma a loro non è dato»” (Matteo 13:11);
“Ed egli disse: «A voi è dato di conoscere i misteri del regno di Elohim; ma agli altri se ne parla in parabole, affinché vedendo non vedano, e udendo non comprendano»” (Luca 8:10);
“Egli insegnò loro molte cose in parabole... Allora i discepoli si avvicinarono e gli dissero: «Perché parli loro in parabole?»... «Per questo parlo loro in parabole, perché, vedendo, non vedono; e udendo, non odono né comprendono»...Tutte queste cose disse Yeshua in parabole alle folle e senza parabole non diceva loro nulla” (Matteo 13:3,10,13,34).

* Gli esseni interpretavano le Scritture allegoricamente, non come i Giudei. Questo è un sistema utilizzato spesso dai cristiani quando non riescono a spiegare le Scritture in modo concreto, oppure per giustificare un insegnamento che contrasta con il vero senso della Parola di Elohim.

* Gli esseni utilizzavano i miracoli e le guarigioni per dimostrare le loro verità. Nel giudaismo, tali cose non sono necessarie; ricordiamo che nessuno dei Profeti ha mai compiuto miracoli nella Casa di Yehudah, ma soltanto in quella di Israele, perché questi avevano perso di vista il vero Elohim, che i Giudei invece hanno sempre riconosciuto (malgrado la loro infedeltà durante un periodo). Lo stesso Yeshua ha fatto miracoli soltanto nell’ambito della Casa di Israele, e tra i Samaritani e gentili, ma non in Giudea.

* Essi credevano nella risurrezione, ma non del corpo, bensì di un non meglio definito “corpo spirituale”. Nelle Scritture Ebraiche invece, la risurrezione dei morti precede il Regno Messianico ed ha come scopo la restaurazione della Creazione originale.
È infondata l’idea che credessero anche nella trasmigrazione dell’anima. Di fatto, non existe alcun indizio documentabile in questo senso, e tale supposizione sorse da un’interpretazione non adeguata da una frase di Flavio Giuseppe, che dice, descrivendo gli insegnamenti dei farisei, che l’anima dei giusti è ricompensata con un nuovo corpo intanto che quella degli empi soffre punizione eterna. Giuseppe stava spiegando in questo modo la dottrina farisaica della risurrezione, ed in nessun modo suggerisce un’altra cosa. L’aberrante idea della trasmigrazione delle anime (gilgul ha-neshamot) sorse nel giudaismo medioevale e fu adottata dai movimentos chassidici, ma è totalmente contraria alle Scritture ed al giudaismo storico. Tanto farisei come essenis credevano nella punizione eterna dei malvagi e nella risurrezione a vita eterna dei giusti.

* Gli esseni avevano come scopo nella vita terrena diventare “templi dello Spirito Santo”.

* Essi credevano nel peccato originale, di cui le Scritture non parlano.

* Gli esseni credevano nella necessità di un mediatore tra Elohim e gli uomini. Nel giudaismo, come spiegato nella Torah, l’uomo ha un rapporto diretto con Elohim ed è responsabile davanti a Lui.

Ci sono molte altre caratteristiche degli esseni che somigliano a quelle dei discepoli di Yeshua, come l’importanza data a sogni e visioni, i doni di guarigioni (per cui alcuni storici li definiscono con il nome di “terapeuti”), non pronunciare giuramenti ma dire la verità in modo semplice, non contestare il potere politico, ecc.
Possiamo con certezza dire che Yeshua NON era un esseno, e che malgrado le apparenze, era molto più vicino ai farisei. Tuttavia, non è escluso che i traduttori degli Evangeli abbiano contribuito a creare un’apparenza essena, e che abbiano addirittura utilizzato termini che Yeshua stesso poteva non aver veramente utilizzato (come, per esempio, “Figlio dell’uomo”). Le testimonianze storiche affermano che gli esseni scomparvero semplicemente perché la maggioranza di loro, se non tutti, divennero cristiani; quindi, la trasmissione del messaggio scritto era in buona parte nelle loro mani. Gli esseni erano presenti non solo in Giudea, Samaria e Galilea, ma anche in Alessandria d’Egitto, e ciò spiega le divergenze nel testo biblico presenti nella versione “dei Settanta”, differenze che favoriscono un’interpretazione più consona con le dottrine “cristiane”. I Giudei reputano la versione dei Settanta, giustamente, una traduzione corrotta. Il Nuovo Testamento, di cui almeno gli Evangeli dovevano essere stati scritti originalmente in aramaico (vedremo più avanti il testo che hanno gli Assiri, più antico di quello greco) doveva citare versi dalle Scritture Ebraiche, invece le versioni ufficiali, tradotte dall’“originale greco”, citano la versione dei Settanta.
Vediamo adesso le principali dottrine essene che si oppongono al giudaismo rabbinico coincidono con il cristianesimo:

La dottrina degli esseni che differisce dal giudaismo rabbinico odierno si può definire principalmente da tre concetti fondamentali, i quali dividono anche Giudei da cristiani: Elohim, il Messia e le Scritture. In seguito abbiamo un breve riassunto delle differenze più rilevanti:

1) Elohim:
– Il concetto scritturale e giudaico di Elohim è chiaro, e si manifesta nella dichiarazione di fede ebraica: “Ascolta, Israele, l’Eterno nostro Elohim, l’Eterno è UNO”
– Gli esseni invece concepivano una“trinità” – concetto che anche se estraneo al giudaismo, si trova nela letteratura mistica ebraica, nei testi kabbalistici e nei libri apocrifi (tutti scritti da Ebrei). Paradossalmente, i cristiani hanno delle riserve nei confronti della Kabbalah, considerandola una disciplina magica, ma le loro dottrine coincidono molto di più con quelle kabbalistiche che con quelle bibliche!

2) Il Messia:
– Secondo le Scritture, il Messia è il Liberatore, colui che stabilirà il Regno, riscatterà la Casa di Israele e la riunirà alla Casa di Yehudah. Nelle Scritture Ebraiche non c’è alcun accenno alla sua presunta natura divina, né è presentato come Figlio di Elohim o tanto meno identico a Lui oppure una Sua Emanazione. Non c’è neanche una chiara esposizione su quale sarebbe il suo ministero, a parte quello di stabilire il Regno e restaurare tutte le cose; tuttavia nel giudaismo si concepisce l’idea che ci sia una sua doppia missione (oppure due Messia), uno “sofferente”, Mashiach ben-Yosef, che viene a riscattare e redimere la casa di Israele, ed il Mashiach ben-David, che verrà a regnare sulla Casa di Yehudah, a ristabilire per sempre il trono di David, il Tempio, ed estenderà il suo dominio su tutte le nazioni, come annunciato dai Profeti.
– SSecondo gli esseni, invece, il Messia è “Figlio dell’uomo”,“Figlio di Elohim”, “l’Angelo dell’Eterno”, “MalkiTzedek”,“Mikhael”,“Uno con il Padre”, ovvero, Elohim stesso incarnato nell’apparenza d’un uomo. Questi concetti non si trovano nelle Scritture Ebraiche, ma nei Rotoli di Qumran! – Vedi: “Il ‘Figlio’ nel TaNaKh”.

Tuttavia nel giudaismo farisaico ed ortodosso, durante alcuni secoli successivi all’inizio della Diaspora, è esistito il concetto che un uomo possa essere esaltato nei cieli fino al punto da essere considerato un “YHVH minore”, come dimostra chiaramente il Sefer Hekalot, libro totalmente ebraico, scritto da Rav Yishmael nel quale si parla di Metatron, il cui nome ebraico è Yehuel (“YHVH-El”), che sarebbe adorato dagli angeli e che sarebbe stato originariamente un uomo che visse sulla Terra incoronato da YHVH come re nei cieli. Quindi, il concetto di “Figlio di Elohim” e della divinità del Messia è stato presente nel giudaismo antico e solo fu eliminato dai compilatori del Talmud allo scopo di contrastare il cristianesimo. Per non estenderci qui su questo argomento, vedi “Il Ciclo di Henoch”.

3) Le Scritture:
– I Giudei considerano Parola d’Elohim soltanto le Scritture ispirate, i libri contenuti nella Torah, i Profeti e gli Scritti (TaNaKh), quello che i cristiani chiamano “Antico Testamento”, rifiutando gli apocrifi (compresi quelli inclusi nella versione dei Settanta), e reputano la versione dei Settanta una traduzione inesatta. Particolare importanza ha la Torah, da cui proviene ogni dottrina.
Nel primo secolo e fino a Shimon bar-Yochai, il Libro di Henoch era considerato dai Giudei come parte delle Scritture, ma successivamente fu eliminato e “scomparve”, per essere sostituito da altri libri come Zohar e Sefer Yetzirah, che contengono dottrine completamente opposte alla Torah, i quali, anche se non sono inclusi nel TaNaKh, di fatto sono fondamentali nel giudaismo moderno, principalmente chassidico, e sono considerati ispirati (vedi “Il Ciclo di Henoch”).
– Gli esseni invece avevano molte altre scritture sulle quali fondavano la loro dottrina, ed interpretavano la Torah in forma allegorica per poter giustificare i loro insegnamenti, alcuni dei quali non erano conforme alle Scritture. Particolarmente importanti per gli esseni erano libri apocrifi pseudo-epigrafici come il Libro dei Giubilei, i Testamenti dei Dodici Patriarchi, Ben-Sirà ed altri, nei quali si trovano dei concetti neotestamentari. I ritrovamenti dei Rotoli del Mar Morto, in Qumran, hanno portato alla luce molti degli scritti sui quali gli esseni fondavano le loro dottrine. Alcuni di questi documenti sono stati denominati“proto-evangeli”, data la grande somiglianza con il linguaggio ed il messaggio evangelico.
Alcuni dei testi che riportano la dottrina degli esseni possono essere consultati qui.

Un altro elemento nel quale gli esseni avevano una diversità di non poco conto con i farisei era il calendario:
– Nella Torah, Elohim ha stabilito quale deve essere il calendario del Suo popolo, quello lunisolare che tuttora conservano i Giudei: un anno composto da dodici mesi lunari; l’inizio d’ogni mese deve coincidere con il Novilunio, ma per celebrare le solennità nel momento adeguato (perché queste sono collegate alla semina e la raccolta), si aggiunge periodicamente un tredicesimo mese, così l’anno rimane parificato alle stagioni.
– Gli esseni osservavano invece, un calendario solare! Questo aveva 364 giorni con otto mesi di 30 giorni e quattro di 31. I mesi erano disposti formando quattro periodi uguali. L’anno era così diviso in quattro stagioni di 91 giorni ciascuna; ognuna di queste comprendeva esattamente 13 settimane; l’inizio dell’anno era sempre un mercoledì, giorno della creazione degli astri. In base a questo calendario tutti gli anni erano strutturalmente uguali perché ogni giorno del mese corrispondeva sempre al medesimo giorno della settimana, e di conseguenza, anche tutte le festività. La celebrazione di Pesach, il 15 di Aviv, era per gli esseni sempre un mercoledì.
Questo calendario esseno è importante per definire alcuni enigmi relativi all’ultima cena che Yeshua celebrò la sera precedente a Pesach dei Giudei, cena che poteva coincidere invece con il Pesach esseno...

Dalle fonti storiche risulta che nei tempi apostolici il termine “esseni” includeva i cristiani, o era addirittura un sinonimo – Eusebio, nella sua “Storia Ecclesiastica” scrisse: “Quelli antichi terapeuti (esseni) erano cristiani, e le loro antiche scritture sono i nostri Evangeli”.
Indubbiamente, molto del linguaggio degli evangelisti è lo stesso che troviamo nei reperti della Comunità di Qumran; alcuni di essi sembrano veri e propri “evangeli”, ciò spiega una tale asserzione d’Eusebio. Resta come argomento di discussione se la Comunità di Qumran apparteneva alla sètta degli esseni oppure no, ma gli elementi in comune sono molti (tratteremo la Comunità di Qumran in seguito). Certo è che nei documenti della suddetta comunità ci sono definizioni ed espressioni come “figli di Elohim” (inteso come persone salvate) e titoli messianici come “generato dal Padre”, “Figlio dell’Altissimo”, ecc. I parallelismi tra l’Evangelo di Yohanan e il documento “Regola della Comunità” sono sorprendenti: entrambi scritti hanno espressioni tali come “luce della vita”, “figli della luce”, “camminare nelle tenebre”, “Spirito di verità”, “vita eterna”, ecc. Una frase scritta nella Regola è:
“Per la sua sapienza ogni cosa fu portata all’esistenza, e tutto ciò che esiste, egli ha stabilito per il suo proponimento, e senza di lei nessuna cosa fu fatta”.
I cosiddetti “padri della Chiesa” asserivano che gli esseni diedero origine al cristianesimo; questi avevano un’organizzazione identica a quella dell’assemblea descritta dal Nuovo Testamento. Non si può mettere in dubbio che le somiglianze siano effettivamente sorprendenti.

Ribadiamo con certezza che Yeshua NON era un esseno, e che il suo insegnamento era secondo le Scritture.
Resta il fatto che il Nuovo Testamento contiene elementi che lo collegano agli esseni, e ciò è attribuibile ai traduttori. I cristiani onesti riconoscono che i libri ispirati delle Scritture Ebraiche sono quelli presenti nelle versioni evangeliche della Bibbia, e che l’insegnamento del Nuovo Testamento deve essere coerente con queste. Quale canone è giusto prendere in considerazione? Se quello accettato sia dai Giudei che dagli evangelici (per quanto riguarda le Scritture comuni ad entrambi), è necessario depurare il messaggio del Nuovo Testamento da ogni riferimento apocrifo.


La Comunità di Qumran

Benché l’opinione della maggioranza degli esperti è che la Comunità di Qumran (”Yachad”) doveva appartenere agli esseni, non v’è certezza assoluta su quest’affermazione, e certi particolari effettivamente la distinguono da quelli. Per questo motivo, la trattiamo separatamente.
Senz’ombra di dubbio, il ritrovamento dei Rotoli del Mar Morto è la scoperta archeologica più importante in quanto ci ha permesso verificare l’autenticità del testo delle Scritture e conoscere più profondamente il giudaismo del periodo del Secondo Tempio, che differisce notevolmente dal giudaismo odierno. Questo ritrovamento accadde contemporaneamente con la fondazione dello Stato di Israele, annunciando l’inizio della restaurazione fisica e spirituale del Popolo Eletto.

È possibile che la Comunità sia stata composta originalmente da Leviti della stirpe legittima di Tzadok, di cui l’ultimo Kohen Gadol fu Honio (Onia III), che fu deposto dal suo ministero dagli Hasmonei, i quali stabilirono i sadducei che usurparono il titolo –in questo senso, i membri della Comunità sarebbero gli autentici tzeduqim–. Questa stirpe levitica sarebbe perfettamente coerente con l’altissima possibilità che Yohanan il battezzatore appartenesse alla Comunità di Qumran, in quanto egli “abitava nel deserto” ed era figlio di un kohen. Il luogo dov’egli chiamava il popolo a realizzare la t’bilah si trovava a pochi kilometri da Qumran, in un punto del Yarden vicino al Mar Morto.

I manoscritti dimostrano che nel giudaismo d’allora esistevano diverse scuole e non c’era prevalenza di alcuna sulle altre in quanto all’aspetto normativo, né la pretesa da parte di alcuna d’esse di definire l’essere giudeo, come l’ha fatto in seguito il giudaismo rabbinico determinando una halachàh secondo il modello farisaico. Nel periodo del Secondo Tempio, le differenze fra le halachòt degli esseni, dei membri della Comunità, dei farisei (a loro volta divisi tra i partiti di Hillel e di Shammai), dei sadducei ed altre correnti erano molto rilevanti, e ciononostante, tutti erano Giudei e non si escludevano a vicenda. Di fatto, in questo periodo è molto più abbondante la testimonianza scritta che ci hanno lasciato i membri della Comunità che il lascito dei farisei.

Il contenuto dei Rotoli di Qumran e gli insegnamenti della Comunità richiedono uno studio a parte dovuto all’estensione del tema, per cui qui solo presenteremo in manera molto sommaria alcune delle caratteristiche derivate da questi documenti.

*Il “Maestro di Giustizia” (“Moreh haTzedeq”) eè un personaggio chiave nella Comunità e ci sono diverse ipotesi riguardo la sus identità – ci sono coloro che considerano che si riferisce al fondatore del movimento, altri ad un Kohen Gadol, altri al Messia. Apparentemente non sarebbe lui stesso il Messia, bensì un precursore, l’“Interprete della Torah”. Al Maestro di Giustizia si oppone il “Sacerdote Malvagio” (“haKohen haRasha’”), la cui identità dipende da quella del Maestro di Giustizia e quindi esistono anche svariate ipotesi.

*Il Messia è fondamentale nella dottrina della Comunità. In merito a questo, ci sono sorprendenti analogie tra i Rotoli di Qumran e gli Evangeli. Ad esempio, nel rotolo 4Q521 si parla del “Messia del Cielo e della Terra”, che chiama i giusti per nome, e sui segni del Messia dice: “rilascerà ai prigionieri, darà la vista ai ciechi, libererà gli oppressi, guarirà i feriti, risusciterà i morti, annuncierà ai poveri la buona parola” – esattamente le segnali che chiedeva Yohanan (Matteo 11:5; Luca 7:22). Vedi il testo del manoscritto.
Il rotolo 4Q246 descrive l’Era Messianica, e sul Messia dice: «Sarà chiamato Figlio di Elohim, egli sarà chiamato Figlio dell’Altissimo. Il suo regno è eterno, e giudicherà tutta la terra”. Vedi il testo.
Nel Documento di Damasco 2:10 dice che Elohim manda il Suo Spirito Santo attraverso il Messia. Vedi il testo.
Nel Rotolo della Guerra parla chiaramente del “Figlio dell’uomo che verrà nelle nubi del cielo”. La Comunità di Qumran credeva in due manifestazioni del Messia, probabilmente in due Messia, o due venute dello stesso Messia – Quest’ultima interpretazione è quella adottata dai Nazareni e successivamente dai cristiani.

*La Comunità poneva particolare enfasi sulla redenzione e salvezza personale piuttosto che collettiva. Il battesimo (t’bilah) era praticato come un segno di pentimento e mezzo d’espiazione.

*La risurrezione corporea dei morti era una delle dottrine della Comunità (4Q521 1,2,12), la quale deve avvenire al momento della venuta del Messia. La vita eterna per i giusti e la punizione eterna per i malvagi (Daniel 12:2).

*La Comunità –così come tutto il giudaismo del Secondo Tempio– ammetteva pienamente la presenza di profeti contemporanei. La teoria rabbinica che i profeti hanno cessato poco dopo il ritorno da Babilonia è molto più tardiva; lo stesso storico Giuseppe Flavio attesta l’esistenza di profeti nel suo tempo, menzionando alcuni di essi (Guerre dei Giudei 1:78, etc.).

*La Comunità si considerava sé stessa il vero tempio spirituale di Elohim.

*La Comunità affermava l’esistenza di angeli ribelli governati da Belial (4Q390). La divisione dell’universo tra luce e tenebre, bene e male.

*L’osservanza del Shabat era talmente rigorosa che era proibito per i membri della Comunità compiere guarigioni o portare farmaci durante quel giorno, così come utilizzare qualsiasi strumento anche se fosse necessario per salvare una vita. Probabilmente erano questi i “farisei” che obiettavano che Yeshua effettuasse guarigioni in giorno di Shabat, perché i discepoli di Hillel, come anche nel giudaismo odierno, sì permettevano di fare tutto il possibile per salvare una vita o alleviare il dolore degli altri, anche durante il Shabbat.

*La Regola della Comunità o Manuale di Disciplina (“Serekh ha-Yachad”), richiedeva a tutti i membri evitare il contatto con i profani e non interagire con loro, ma lasciarli al loro destino (1QS 9,21-26). In questo senso, la predicazione di Yohanan verso tutti gli uomini e le donne di pentirsi e ricevere il Regno, era in contrasto con il regolamento ed è fattibile che questo abbia provocato una scissione, nel caso che Yohanan appartenesse alYachad, e per questo motivo può essersi spostato sulle rive del Giordano, non lontano da Qumran, per poter svolgere la sua missione di battezzare coloro che ricevevano il suo messaggio.

Molto resta ancora da dire circa la comunità di Qumran; in questo riassunto possiamo vedere che vi sono importanti analogie tra i suoi membri e Yohanan il battezzatore, così come differenze significative tra essi e Yeshua di Nazareth. Tuttavia, questi documenti ci permettono di conoscere più in profondità il giudaismo del periodo del Secondo Tempio e capire le differenze che sorsero nella formazione del giudaismo dalla Diaspora ai giorni nostri.


Il testo originale

È convinzione generale dei cristiani d’occidente che il testo originale degli Evangeli sia stato scritto in greco koiné, invece sussistono evidenze che questo è una traduzione. Infatti, i cristiani Assiri, di cui pochi hanno conoscenza, conservano il testo aramaico, il quale loro sostengono aver ricevuto direttamente dagli Apostoli, asserzione assolutamente credibile, dal momento che sono stati gli Assiri i primi gentili a convertirsi in massa alla fede in Yeshua Messia. La conversione degli Assiri è molto significativa, in quanto fondamentale per il riscatto della Casa di Israele, esule appunto in Assiria. La storia di questo popolo rimane sconosciuta dopo la caduta di Ninive, invece, è un popolo che ha portato il messaggio evangelico in tutta l’Asia. Non c’è in questo sito spazio per raccontare tutta la storia degli Assiri, né è lo scopo di questo studio, ma per gli interessati a saperne di più si raccomanda visitare il loro sito ufficiale, Assyria On Line (in inglese).
Il testo biblico aramaico che conservano gli Assiri si chiama “Peshitta”, che significa “diritto”, “schietto”, ovvero, l’originale, autentico Nuovo Testamento. L’aramaico era la lingua di Yeshua e degli Apostoli (insieme all’ebraico, obbligatorio dentro la Sinagoga), i quali, ad eccezione di Shaul di Tarso, non erano stati mandati dai gentili, quindi, è naturale che avessero scritto in questa lingua piuttosto che in greco. Gli Assiri sostengono di essere stati evangelizzati dagli Apostoli personalmente, e ciò ha riscontro sia storico che biblico – sappiamo che Shimon Kefa (Pietro) scrisse da Babilonia (1Shimon 5:13), che non era Roma, ma Babilonia; altre testimonianze dell’epoca confermano che Natanael, Taddai e Toma, che poi andò in India, hanno effettivamente ministrato in Assiria, e probabilmente anche altri Apostoli. Assiria era d’altronde il primo posto dove andare a riscattare le “pecore perdute della Casa di Israele”...
Molti teologi occidentali contestano questi fatti, malgrado esiste l’evidenza interna nello stesso testo greco degli Evangeli, che questo è una traduzione dall’aramaico – nel corso di questo studio esamineremo alcuni esempi molto eloquenti. I libri del Nuovo Testamento, fatta eccezione delle lettere di Shaul, sono stati scritti in aramaico e posteriormente tradotti in greco, perché questa era la lingua franca nell’Impero Romano, ma nessun testo greco è mai giunto in Mesopotamia ed oltre, dove all’ora si parlava la lingua degli Assiri e degli stessi Giudei, e che tuttora parlano sia gli Assiri in esilio che i Giudei Mizrachim. A differenza dell’occidente, dove la grande maggioranza dei cristiani erano gentili -quindi, non erano in grado di leggere in aramaico-, l’assemblea dei discepoli di Yeshua in Assiria contava con un gran numero di Ebrei, che erano l’etnia maggioritaria in Babilonia e Adiabene e parlavano la stessa lingua degli Assiri, l’aramaico. Gli Assiri portarono l’Evangelo in questa lingua persino in Cina; il primo alfabeto usato dai Mongoli fu proprio quello aramaico.
L’aramaico della Bibbia, “Assakhta Peshitta”, è la lingua in cui gli Ebrei d’Adiabene –un regno in Assiria la cui casa reale si convertì al giudaismo– leggevano la TaNaKh, versione aramaica delle Scritture Ebraiche alla quale fu aggiunto il Nuovo Testamento in tempi apostolici; questa versione raggiunse tutta l’Asia, ed è tuttóra usata nelle comunità cristiane orientali.
Un’altra evidenza che il Nuovo Testamento Assiro è il più genuino è che contiene soltanto i brani più antichi ritrovati fino ad oggi, escludendo le annotazioni al margine fatte dai copisti che poi sono diventate parte del testo, ed i brani aggiunti posteriormente. Nel Nuovo Testamento Peshitta, la sequenza dei libri è come segue: Evangeli, Atti degli Apostoli, Epistole di Yakub (Yakov), Ke’efa (1Shimon) e Yukhanan (1Yohanan), e per ultimo le Epistole di Shaul. A differenza del Nuovo Testamento “greco”, non contiene invece 2Shimon, Yehuda, 2 e 3 Yohanan e l’Apocalisse, considerati apocrifi dagli Assiri, e non contiene neanche Yohanan 8:1-11 (la donna adultera), che non appartiene al testo originale.
Il testo aramaico del Nuovo Testamento con traduzione interlineare in inglese è disponibile su internet qui.

Il canone delle Scritture Ebraiche è stato determinato con certezza, accettato sia dai Giudei che dagli evangelici, e l’Evangelo stesso ci conferma che anche Yeshua dichiarò che la Torah, i Profeti e gli Scritti (TaNaKh) sono la parola di Elohim. I primi discepoli leggevano queste Scritture nella comune adunanza, e si riferivano ad esse per confermare le loro dottrine.
Il canone del Nuovo Testamento non fu determinato nel periodo apostolico, e non dai testi originali ma dalle versioni greche, nelle quali si riscontrano incoerenze in parte dovute a che il testo di riferimento era la Septuaginta, la quale, come abbiamo già visto, era una traduzione non molto fedele alle Scritture Ebraiche, e con interpolazioni di traduttori di possibile estrazione essena.
In base a questo criterio, è opportuno interpretare il Nuovo Testamento rispettando l’armonia con le Scritture Ebraiche, le quali devono sempre stabilire i parametri d’interpretazione e confermare la stessa. In questo studio si prenderà come testo di base quello aramaico, il quale è il più antico e vicino al messaggio originale.

Molti brani dimostrano che il testo originale degli Evangeli non poteva essere il greco, perché il testo greco presenta degli errori clamorosi, frutto della mancanza di conoscenza del traduttore. Un esempio lo troviamo in Matteo 27:9-10, il quale attribuisce a Geremia una parola scritta in realtà da Zaccaria: (cfr. Zekharyah 11:12-13), oppure il discorso di Stefano in Atti 7:15-16, in cui dice che Yakov fu sepolto nel terreno che “Avraham aveva comprato dai figli di Hamor di Sichêm”, quando in realtà chi comprò lì un terreno fu Yakov e non Avraham (Genesi 33:18-19) e lì fu sepolto Yosef e non Yakov (Yehoshua/Giosuè 24:32), perché il terreno che comprò Avraham è vicino a Hevron e non a Shechem, e lo comprò da Efron l’Hittita (Genesi 23:16-17) e non da Hamor l’Heveo, e lì fu sepolto Yakov (Genesi 49:29-32; 50:12-13).

Sicuramente Matteo, un Ebreo che conosceva le Scritture -se non prima, almeno dopo di essere diventato un discepolo di Yeshua-, non poteva aver commesso un tale errore, né altri come quelli relativi alla genealogia, che vedremo più avanti in questa stessa pagina. È altrettanto questionabile la somma di trenta sicli d’argento, proprio perché tale moneta d’argento all’epoca di Yeshua non esisteva più da molto tempo...

In quanto concerne il testo originale del Nuovo Testamento, è un argomento che è stato esaminato ed approfondito con imparzialità da Pinhas Lapide (1922-1997), studioso ebreo già direttore di Istituto nell’Università Bar-Ilan (Israele) e professore in diverse facoltà teologiche in Germania e Svizzera. Egli manifestava il suo apprezzo per Yeshua e lo considerava uno dei Profeti d’Israele, incoraggiando gli Ebrei a riscoprire Yeshua com’egli era, togliendo di mezzo l’immagine che di lui hanno presentato i cristiani. In uno di suoi libri intitolato “Ist die Bibel richtig übersetzt?”, tradotto all’italiano con il titolo “Bibbia tradotta, Bibbia tradita”, Pinhas Lapide tratta sull’interpretazione di certi passi biblici e della traduzione di essi. In questo studio, è opportuno trascrivere alcuni brani di quest’opera che servono ad illuminare chi vuole studiare le Scritture con obiettività. Del suddetto libro, ecco alcuni brani selezionati:

Quanto è azzurro il Mar Rosso? [“Bibbia tradotta, Bibbia tradita”, parte seconda, 2, 10]

«Tutti sanno che il Mar Rosso è famoso per il suo cristallino colore azzurro, che rallegra fino ai nostri giorni i numerosi turisti che vanno a passare le vacanze sulle sue sponde. Come si è giunti quindi al rosso del suo nome? Partiamo dalla Bibbia Ebraica, nella quale il Mar Rosso occupa un posto centrale come luogo della prodigiosa attraversata dei figli di Israele al tempo della loro uscita dall’Egitto. Nella Bibbia Ebraica esso si chiama Yam-Suf (“Mare dei Giunchi”), poiché le sue sponde sono coperte di giunchi che erano famosi già nell’antichità. Già all’epoca dei faraoni, dai giunchi si ricavava la materia prima per fabbricare i rotoli di papiro.
Quando, verso il 1375 John Wyclif eseguì la prima traduzione completa della Bibbia in inglese, rese molto correttamente nella sua lingua materna questo “Mare dei Giunchi” con “Rede Sea”, in base all’ortografia del tempo» [oggi sarebbe “Reed Sea”, ndr].
I traduttori successivi presero in considerazione oltre che i testi originali anche la traduzione di Wyclif, ed interpretarono che egli avesse reso Yam-Suf come “Red Sea”, quindi, sin d’allora il “Mare dei Giunchi” si chiama invece “Mar Rosso”...

L’occhio di chi viene toccato? [“Bibbia tradotta, Bibbia tradita”, parte seconda, 2, 23]

«Assicurando a Israele il Suo amore indefettibile, Elohim fa annunciare: “Dice Adonay Tzevaot alle nazioni che vi hanno spogliato: Chi vi tocca, tocca la pupilla del Mio occhio” (Zaccaria 2:8)... Si tratta quindi inequivocabilmente della pupilla dell’occhio di Elohim, in aperto contrasto con il testo originale ebraico, dove dice: “chi tocca voi, tocca la pupilla dell’occhio suo”, intendendo la pupilla dell’occhio di colui che tocca e non la pupilla dell’occhio di Elohim». Certamente, mettersi le dita negli occhi non produce una bella sensazione.

Queste due citazioni precedenti riguardano le Scritture Ebraiche (TaNaKh) e sono state scelte come esempio di come diversi brani di tutta la Bibbia sono stati tradotti inaccuratamente. In seguito, vedremo nella stessa opera alcune considerazioni concernenti il Nuovo Testamento:

Di Giovanni che non battezzava [“Bibbia tradotta, Bibbia tradita”, parte terza, 1, 4]

«Soprattutto nei momenti di sofferenza fisica e di intensa attesa della prossima venuta del Messia, uomini Ebrei lasciavano Yerushalaym e si portavano nel deserto. Lì, mediante l’ascesi e i bagni rituali [“t’bilah”, ndr], cercavano di avviare la purificazione di Israele e di accelerare la venuta del Messia. A questi ambienti apparteneva anche Yohanan, detto “il Battista”, figlio del kohen Zekharyah e di sua moglie Elisheva.
Il bagno rituale era, ed è, un segno della penitenza già fatta e del ravvedimento già avvenuto nel senso dei Profeti... Così, riguardo al battesimo di Yohanan nel Yarden, il Nuovo Testamento ci dice che si trattava di “un battesimo di ravvedimento per il perdono dei peccati” (Luca 3:3). Yohanan gridava: “Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino!”. “Allora accorrevano a lui da Yerushalaym, da tutta la Giudea e da tutta la regione attorno al Yarden e si facevano battezzare da lui nel fiume Yarden” (Matteo 3:6; Marco 1:6; analogamente anche Luca 3:7).
È questa la descrizione fatta dagli Evangeli sinottici. Solo un unico manoscritto (Codex Bezae) riporta una diversa lettura di Luca 3:7: “Ed essi si battezzavano davanti (enopion) a Yohanan...”, il che corrisponde esattamente al “battesimo” ebraico. Il verbo ebraico “taval”, che è alla base del “baptizein” della traduzione greca, è intransitivo e significa “immergersi”. Infatti, nell’ebraismo esisteva, ed esiste, solo l’auto-battesimo come cerimonia ritualmente valida. In questo senso, i seguaci di Yohanan si battezzavano davanti a lui su sua disposizione. Egli non era quindi un “battezzatore” nel senso corrente del termine, ma uno che invitava a battezzarsi ed era poi testimone del battesimo.
Il cambiamento negli Evangeli sinottici nel senso dell’attuale testo canonico è avvenuto molto più tardi, in epoca post-paolina, quando la chiesa elevò il battesimo a sacramento e lo estraniò dalla sua origine ebraica».

Sulle tracce dell’esseno scomparso [“Bibbia tradotta, Bibbia tradita”, parte terza, 1, 21]

«È piuttosto sorprendente il fatto che il nome degli esseni non ricorra nel Nuovo Testamento... Tuttavia sembra che l’Evangelo ricordi un esseno, e anche in posizione elevata, benché sotto uno strano travestimento. Nella pericope relativa all’unzione di Yeshua a Betania, sia Marco (14:3) che Matteo (26:6) parlano del luogo in cui avvenne e lo indicano come “la casa di Shimon, il lebbroso”, mentre, secondo Luca (7:36-50), colui che ospitava Yeshua era “un fariseo di nome Shimon”. Che Yeshua e i suoi dodici apostoli abbiano passato la notte nella casa di un lebbroso noto come tale contraddice qualsiasi logica storica, poiché le norme riguardanti la constatazione e la successiva separazione di tutti i lebbrosi erano rigidamente codificate fin dai tempi biblici (Levitico 13:45-14:32) e venivano meticolosamente osservate in tutti i loro dettagli... Secondo il diritto rabbinico, il lebbroso non solo contaminava ciò che toccava, ma rendeva impuro con il suo semplice ingresso in una città tutto ciò che essa conteneva. Il lebbroso che, ciononostante, osasse entrare nell’abitato, che gli era rigidamente precluso, veniva punito con la flagellazione...
Questo divieto veniva fatto rigidamente rispettare soprattutto per Yerushalaym e i suoi dintorni, ai quali apparteneva anche Betania.
Shimon, colui che ospitava Yeshua, in quanto lebbroso non poteva assolutamente risiedere a Betania, nelle dirette vicinanze della città santa, nel cui circondario le norme relative alla purità legale venivano fatte scrupolosamente rispettare; e non poteva neppure essere uno che era stato guarito dalla lebbra e che portava quindi il soprannome di “lebbroso”, poiché, secondo l’ethos rabbinico, era considerato un peccato grave ricordare a qualcuno la sua pregressa infermità (o il suo crimine già espiato), come si sottolinea con stile perfettamente ebraico anche nel discorso della montagna (Matteo 5:22).
D’altra parte, non era moralmente tollerato l’abbandono del lebbroso al suo destino. L’aiuto e il soccorso erano, per tutti coloro che lo incontravano, un inderogabile dovere imposto dall’amore del prossimo. Dunque è assolutamente improbabile che Yeshua, che aveva assolutizzato l’amore del prossimo, estendendolo fino all’amore dei nemici, che aveva guarito in antecedenza undici lebbrosi (Matteo 8:1-4; Luca 17:11-19) e comandato i suoi discepoli di sanare i lebbrosi (Matteo 10:8), ora, in casa di un lebbroso, non faccia neppure il minimo tentativo di guarirlo o comunque di prestargli aiuto; così com’è improbabile che questo Shimon, a differenza delle centinaia di malati che Yeshua aveva guarito fino a quel momento, non chieda a Yeshua di guarirlo.
La ritraduzione in ebraico consente di ipotizzare che nel testo originario vi fosse “Shim’on ha-zanua”, che ha potuto essere molto facilmente scritto o decifrato erroneamente come “Shim’on ha-zarua”, tutto più che nella paleografia qumranica le lettere ebraiche “nun” e “resh” si assomigliano moltissimo. Ora quest’ultimo significa “Shimon il lebbroso”, mentre il primo significherebbe “Shimon l’esseno”...
“Zanua”, che significa “modesto, pio, casto e umile” è una delle designazioni talmudiche degli esseni, il cui nome greco “essenoi” (o essaioi) sarebbe derivato, secondo una teoria, da una storpiatura della forma plurale ebraica“zenuim”...
Anche la versione greca del Bellum Judaicum di Giuseppe Flavio conosce “un certo Shimon, esseno di razza”, vissuto verso la fine del regno di Archelao. Così pure una delle aggiunte slave a Giuseppe Flavio ricorda “Shimon, uno scriba di origine essena”, come contemporaneo di Yohanan il Battista. Infine, ma non meno importante, la stessa pericope relativa all’unzione contiene indizi che possono confermare quest’ipotesi...
Yeshua così rimprovera Shimon che lo ospita: “tu non mi hai cosparso il capo di olio, ma lei mi ha unto i piedi con olio profumato” (Luca 7:46). Il fatto che la maggior parte degli esseni osservasse il celibato, mentre qui “una donna” –secondo Luca addirittura “una peccatrice”– compie nei riguardi di Yeshua “una buona azione” per la quale, secondo tutti i sinottici, egli la loda e la difende, può rendere ancor più penetrante la polemica di Yeshua.
Ma il punto essenziale della discussione con gli esseni è un altro. La beneficenza e le opere di carità godevano presso gli esseni di una tale assoluta priorità che questo settore era sottratto al dovere dell’obbedienza ai superiori, che doveva essere altrimenti rigidamente osservata. Per illustrare didatticamente questo aspetto, nel caso dell’unzione di Yeshua non si usa l’olio normale –il Talmud ricorda che questa era abitualmente la norma–, ma “un vaso di alabastro di olio profumato molto prezioso” (Matteo 26:7; Marco 14:3), il che doveva provocare una reazione tipicamente essena: “Perché tutto questo spreco di olio profumato? Si poteva benissimo vendere quest’olio a più di trecento denari e darli ai poveri!” (Matteo 26:8-9; Marco 14:4-5). Nella sua risposta Yeshua difende la nobile intenzione di questa donna... In questo contesto la cosa può essere intesa solo in senso anti-esseno, il che conduce a pensare a un’aggiunta polemica, dal momento che la cura e l’amore di predilezione di Yeshua per i poveri sono sufficientemente noti e non hanno certamente bisogno di una prova scritturale...
A questa polemica anti-essena appartengono, fra l’altro: Matteo 12:28, che tenta di confutare la loro escatologia; Luca 16:8-9, dove si rimproverano i “figli della luce” a causa del loro separatismo esseno; il comandamento dell’amore dei nemici (Matteo 5:43s) sembra diretto contro il dualismo esseno e il comandamento qumranico dell’odio dei nemici; la sottolineatura del servizio come l’atteggiamento da preferire (Luca 22:24-27), diretta molto probabilmente contro l’accentuazione essena dell’ordinamento gerarchico; la parabola del banchetto –un’allegoria del banchetto messianico–, al quale vengono invitati “gli storpi, i ciechi e gli zoppi” (Luca 14:14-24), quindi, proprio coloro che erano esclusi dagli organi direttivi degli esseni».

Passa un cammello per la cruna di un ago? [“Bibbia tradotta, Bibbia tradita”, parte terza, 1, 29]

«Tutti conosciamo la famosa espressione di Yeshua: “È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli” (Matteo 19:24). Ma spesso si distorce, o si nasconde addirittura sotto un tappeto teologico, il vero sfondo di questo famoso cammello.
Così sono andate le cose... Un giorno gli si presenta quello che sarebbe stato poi universalmente conosciuto come “il giovane ricco”. A Yeshua piace la sua pietà e il suo stile di vita e lo accoglierebbe volentieri nella cerchia più ristretta dei suoi discepoli, ma... il giovane non riesce a superare l’ostacolo della rinuncia a ciò che possiede. Yeshua rimane ben disposto nei suoi riguardi, “lo amò” (Marco 10:21). Poi sarcasticamente elabora la sua potente immagine del cammello e del regno dei cieli, ispirandosi al mondo dei pescatori del Lago di Tiberiade.
Ma nel nostro tradizionale testo dell’Evangelo ci troviamo in presenza di un fuorviante errore di traduzione. In aramaico Yeshua usa effettivamente una formulazione altamente espressiva: “È più facile che una gomena passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli”!
Ora, a causa di una consonante del testo originale che è stata interpretata in modo sbagliato, la gomena (gamta) della parabola è diventata un cammello (gamal) e anche il gioco di parole è stato profondamente deformato. I marinai e i pescatori del Lago di Tiberiade avevano dimestichezza con le gomene e i relativi aghi. Ma con il passaggio della gomena al cammello si è perso sia il motto di spirito che la forza espressiva di questo detto.
Gli arzigogolati tentativi di spiegazione di questa parola di Yeshua, che continuano a circolare, mancano di ogni fondamento».

Queste riflessioni scritte da Pinhas Lapide illustrano con chiarezza che il testo greco della Bibbia non può essere considerato affidabile in quanto inesatto, e che anche il Nuovo Testamento, se non tutto, sicuramente gli Evangeli sono stati scritti nella lingua natìa dei loro autori. La traduzione al greco ha poi causato un effetto a catena sulle traduzioni successive alle lingue occidentali.


Il testo degli Evangeli

Gli Evangeli originali furono sicuramente due: l’“Evangelo Ebraico” e l’Evangelo di Yohanan. Il primo di questi è il testo di cui sorsero i tre Evangeli chiamati sinottici, ai quali si aggiunsero, tardivamente, racconti che non si trovavano nel testo originale – soprattutto quelli relativi alla nascita di Yeshua, ed anche brani posteriori alla sua risurrezione, ed altri particolari. Indubbiamente, il testo antico di questi Evangeli è quello che narra gli stessi eventi nei tre. Benché questo Evangelo Ebraico coinciderebbe in linee generali con quello di Marco (il quale secondo l’opinione di alcuni studiosi fu il primo ad essere scritto), secondo i testimoni citati in seguito sarebbe stato invece quello di Matteo, anche indubbiamente, non con lo stesso testo del Matteo che conosciamo attualmente, ma più corto.

«In quanto a Matteo, che in primo luogo predicò agli Ebrei quando intendeva dedicarsi anche ad altri, espose per iscritto il suo Evangelo nella sua lingua materna, sostituendo in questo modo per iscritto la mancanza della sua presenza in mezzo a quelli dei quali s’allontanava» (Eusebio di Cesarea, Ἐκκλησιαστικὴ ἱστορία 3.24.6).

«Questo dice Papia in riferimento a Marco. In quanto a Matteo dice così: ‹Matteo compose il suo discorso in ebraico e poi ogniuno lo fu traducendo come poteva›» (Papia di Ierapoli, citato da Eusebio di Cesarea, Ἐκκλησιαστικὴ ἱστορία 3.39.16).

«[I nazzareni] posseggono l’Evangelo secondo Matteo nella sua interezza in ebraico. Perché è chiaro che essi lo conservano in lettere ebraiche, tale come fu scritto originalmente» (Epifanio di Salamina, Panarion 29.9.4).

«Matteo, chiamato anche Levi, apostolo che prima era stato un esattore, scrisse un Evangelo del Messia pubblicato innanzitutto in Giudea, in lingua e lettere ebraiche, per il bene dei credenti che erano della circoncisione. Questo fu poi tradotto al greco, ma non si sà da chi. Il testo ebreo stesso si ha conservato fino ad oggi nella biblioteca di Cesarea… Io ebbi l’opportunità di ricevere questo volume che mi descrissero i nazzareni di Berea, una città di Siria, i quali usano questo scritto. È da notare che ovunque l’Evangelista, per conto proprio o nella persona del nostro Signore il Salvatore, cita la testimonianza dell’Antico Testamento, lo fà non secondo la versione dei Settanta, ma dalla Scritura Ebrea» (Eusebio Girolamo di Stridone, De Viris Illustribus, 3).

I nazzareni ai quali si riferiscono Epifanio e Girolamo sono i cristiani di Oriente, dei quali proviene la Chiesa Assira. A parte loro, c’era un altro gruppo che riconosceva solamente l’Evangelo Ebraico come Scrittura oltre al TaNaKh, gli ebioniti. Ad essi fanno riferimento i seguenti testi:

«[Gli ebioniti] accettano anche l’Evangelo secondo Matteo, ed usano soltanto quello. Essi lo chiamano “secondo gli Ebrei” ed è verità dire che Matteo espose e predicò l’Evangelo in lingua e scrittura ebraica» (Epifanio di Salamina, Panarion 30.3.7).

«[Gli ebioniti] usavano soltanto l’Evangelo chiamato secondo gli Ebrei, ed avevano poca stima del resto» (Eusebio di Cesarea, Ἐκκλησιαστικὴ ἱστορία 3.27.4).

Lo stesso affermava Ireneo di Lione in Adversus Haereses 1.26.2.

È conosciuto il fatto che gli ebioniti negavano la nascita virginale di Yeshua, e cononostante accettavano solamente l’Evangelo di Matteo. Ovviamente, questo che loro riconoscevano era il testo originale di quell’Evangelo, che non conteneva gli attuali capitoli 1 e 2, né alcuni altri brani che furono aggiunti alla traduzione greca, dalla quale proviene il testo che oggi abbiamo nella Bibbia.

Più avanti vedremo in maniera più dettagliata alcuni aspetti relativi al testo aggiunto agli Evangeli originali.


Le genealogie di Yeshua

Abbiamo visto che il testo originale dell’Evangelo in entrambe versioni (l’Evangelo Ebraico e l’Evangelo di Yohanan) inizia con la predicazione di Yohanan il battezzatore, e tutta la narrazione precedente a quiesto appartiene ad aggiunte tardive. Di conseguenza, il testo antico sia dell’Evangelo di Matteo come quello di Luca iniziavano nel capitolo 3 in entrambi i casi. Soltanto due dei quattro evangelisti presentano genealogie di Yeshua: Matteo e Luca; gli stessi due che parlano della sua nascita, mentre gli altri due, Marco e Yohanan, iniziano il loro racconto con il ministero di Yeshua già adulto. Tuttavia, queste due genealogie sono diverse tra di loro, e particolarmente quella di Matteo non coincide pienamente con quelle riportate nelle Scritture, né con i parametri di struttura:

 

Genealogia secondo Matteo

 

 

 

Genealogia secondo le Scritture Ebraiche

 

 


1:2 Avraham generò Yitzhak; Yitzhak generò Yakov; Yakov generò Yehudah e i suoi fratelli,

 

 

 


1Cronache 1:34Avraham generò Yitzhak. I figli di Yitzhak furono: Esaù e Israele. – Questi sono i figli d’Israele: ..., Yehudah, ...

 

 

1:3Yehudah generò Peretz e Zerah da Tamar; Peretz generò Hetzron; Hetzron generò Aram;

 

 

 

2:4Tamar, nuora di Yehudah, gli partorì Peretz e Zerah. 2:5 – I figli di Peretz furono: Hetzron e Hamul. 2:9 – I figli che nacquero a Hetzron furono:Yerahme’el, Ram e Keluvai.

 

 

1:4 Aram generò Amminadav; Amminadav generò Nahshon; Nahshon generò Salmon;

 

 

 

2:10Ram generò Amminadav; Amminadav generò Nahshon, 2:11 – e Nahshon generò Salma;

 

 

1:5Salmon generò Boaz da Rahav; Boaz generò Oved da Rut; Oved generò Yishai,

 

 

 

(2:11) e Salma generò Boaz. Boaz generò Oved. 2:12 Oved generò Yishai.

1:6 – e Yishai generò David, il re. David generò Shlomoh da quella che era stata moglie di Uriyah;

 

 

 

2:13Yishai generò... 2:15 ... David il settimo. 3:1 – Questi furono i figli di David 3:5 ...che gli nacquero a Yerushalaym:... Shlomoh: quattro figli natigli da Bathshua, figlia di Ammiel

 

 

1:7Shlomoh generò Rehav’am; Rehav’am generò Aviyah; Aviyah generò Asa;

 

 

 

3:10 – Il figlio di Shlomoh fu Rehav’am, che ebbe per figlio Aviyah,

 

 

1:8Asa generò Yehoshafat;Yehoshafat generò Yehoram; Yehoram generò

 

 

 

(3:10) che ebbe per figlio Asa, che ebbe per figlio Yehoshafat, 3:11 – che ebbe per figlio Yehoram,

 

 

 

 

 

 

che ebbe per figlio Ahazyahu, che ebbe per figlio Yehoash,

 

 

Uzziyah;

 

 

 

3:12 – che ebbe per figlio Amatzyahu, che ebbe per figlio Azaryah (Uzziyah),

 

 

1:9 – Uzziyah generò Yoatam; Yoatam generò Ahaz; Ahaz generò Hizkiyahu;

 

 

 

(3:12) che ebbe per figlio Yotam, 3:13 – che ebbe per figlio Ahaz,

 

 

1:10Hizkiyahu generò Menashsheh; Menashsheh generò Amon; Amon generò Yoshiyahu;

 

 

 

(3:13) che ebbe per figlio Hizkiyahu, che ebbe per figlio Menashsheh, 3:14 – che ebbe per figlio Amon, che ebbe per figlio Yoshiyahu.

 

 

1:11Yoshiyahu generò

 

 

 

3:15 – I figli di Yoshiyahu furono: Yohanan, il primogenito; Yehoyaqim, il secondo; Tzidkiyahu, il terzo; Shallum, il quarto.

 

 

Yekhonyah e i suoi fratelli al tempo della deportazione in Babilonia.

 

 

 

3:16 – Il figlio di Yehoyaqim fu Yekhonyah, che ebbe per figlio Tzidkiyah.

 

 

1:12 – Dopo la deportazione in Babilonia, Yekhonyah generò Shealtiel;

 

 

 

3:17 – I figli di Yekhonyah, il prigioniero, furono:

 

 

Shealtiel generò Zerubbavel;

 

 

 

(3:17) suo figlio Shealtiel, 3:18 – Malkiram, Pedayah, Shenatztzar, Yekamyah, Hoshama e Nedavyah. 3:19 – I figli di Pedayah furono: Zerubbavel...

 

 

1:13Zerubbavel generò Avihud; Avihud generò Elyakim; Elyakim generò Azor;

 

 

 

(3:19) I figli di Zerubbavel furono: Meshullam e Hananyah, e Shelomit, loro sorella

 

 

1:14Azor generò Tzadok;Tzadok generò Akim; Akim generò Elihud

 

 

 

20 – poi Hashuvah, Ohel, Berekyah, Hasadyah, Yushav-Hesed, cinque in tutto.

 

 

1:15Elihud generò El’azar; El’azar generò Mattan; Mattan generò Yakov;

 

 

 

 

 

 

1:16Yakov generò Yosef, il marito di Miryam, dalla quale nacque Yeshua, che è chiamato Messia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Generazioni non riportate da Matteo (5)

 

 

Figli di Zerubbavel – Avihud, nominato da Matteo, non compare nelle genealogie delle Scritture Ebraiche

 

 

Donne

 

 

 

Donne, nominate soltanto per distinguere i suoi figli da quelli delle altre donne dello stesso uomo

 

Risulta evidente che la genealogia riportata da Matteo presenta delle irregolarità:
* ha omesso cinque generazioni (Ahazyahu, Yehoash ed Amatzyahu tra Yehoram ed Uzziyah; Yehoyakim tra Yoshiyahu e Yekhonyah, e Pedayah tra Shealtiel e Zerubbavel);
* nomina Avihud come uno dei figli di Zerubbavel, il quale non compare nella genealogia presentata dal cronista;
* include i nomi di quattro donne – le donne non erano nominate nelle genealogie, a meno che esse fossero rilevanti per stabilire la discendenza nel caso che l’uomo avesse più d’una moglie o concubina. In questo caso, quelle nominate hanno tutte qualcosa che “macchia” la genealogia, come esporremo in seguito;
* nomina Yekhonyah, dal quale è scritto: “Così parla HaShem: «... nessuno della sua discendenza giungerà a sedersi sul trono di David, e a regnare ancora su Yehudah»” (Geremia 22:30).
Il perché lo scrittore abbia omesso alcuni nomi non è chiaro; di fatto, includendo questi non tornano più i conti delle “quattordici generazioni” – in ogni caso, citeremo delle spiegazioni possibili.
Le quattro donne menzionate hanno delle caratteristiche particolari:
* due di loro erano gentili: Rahav e Rut, - e Batsheva era sposata con un gentile;
* tre di loro erano colpevoli di peccati sessuali: Tamar d’incesto, Rahav di prostituzione e Batsheva d’adulterio.
Lo scopo dello scrittore qui si deduce era di trasmettere il messaggio che Yeshua avrebbe salvato i gentili ed i peccatori. Tuttavia, resta un grande problema: Yekhonyah. Infatti, secondo le profezie, “nessuno della sua discendenza aveva diritto ad essere re di Yehudah”!
In base a tutte queste caratteristiche, la genealogia che presenta Matteo squalifica Yeshua come Messia, ed è proprio così: lo scopo dello scrittore dell’Evangelo di Matteo è dimostrare che Yeshua, dal punto di vista legale, NON poteva essere il Messia di Yehudah! Ciò non impedisce che lo sia d’Israele. Vediamo quali erano i requisiti per essere re di Yehudah e d’Israele:
1) Per essere re di Yehudah era necessario appartenere alla discendenza di David. Ogni tentativo di destituire la Casa di David da parte dei re d’Israele era destinata a fallire (Isaia 7:1-2). Inoltre, non poteva essere discendente di Yekhonyah.
2) Per sedere sul trono d’Israele era requisito avere una nomina diretta da Elohim (come Yarov’am) o un’unzione profetica (Yehu); tutti i re d’Israele che non avevano questi requisiti sono stati assassinati (1Re 11:26-39; 15:28-30; 16:1-4,11-15; 21:21-29; 2Re 9:6-10; 10:29-31; 15:8-12). Non era importante la famiglia d’appartenenza, e ciò non esclude la stessa discendenza di David, senza le eccezioni stabilite per il trono di Yehudah.

Per quanto riguarda le omissioni dei primi tre re, Ahazyahu, Yehoash e Amatzyahu, gli apologeti giustificano il fatto che essi non siano nominati perché appartengono alla seconda, terza e quarta generazione da Atalia, figlia di Achab, per cui i loro nomi sono stato cancellati (cfr. Esodo 20:4-5 “Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, l’Eterno, il tuo Elohim, sono un Elohim geloso; punisco l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano”). Nessuna spiegazione per l’omissione di Yehoyakim. Per quanto riguarda Zorobabele, egli è chiamato “figlio di Sha’altiel” ripetutamente (Ezra 3:2,8; 5:2; Neemia 12:1; Aggeo 1:1,12,14; 2:2,4,23), per cui è possibile che il riferimento a Pedayah in 1Cronache 3:19 abbia a che fare con una linea ereditata per levirato, essendo uno il padre biologico e l’altro per diritto legale.
Inoltre, a riguardo dell’interdetto che incombe su Yekhonyah la tradizione rabbinica lo limita nel tempo mentre egli viveva, e sostiene pure che egli si pentì nell’esilio e quindi l’anatema è stato rimosso. Biblicamente, ci sono elementi che indicano la cancellazione dell’interdetto in Zorobabele, in quanto dice di Yekhonyah che se fosse un sigillo sarebbe strappato (Geremia 22:24), e poi dice di Zorobabele che è stato scelto e messo come sigillo (Aggeo 2:23) ed in questo modo si è restaurata quella linea genealogica come legittima per ereditare il trono di Davide.

La genealogia presentata da Luca 3:23-38 rispetta i parametri ebraici, non omettendo nomi né nominando le donne; tuttavia, anch’essa ha delle imprecisioni:
C’è un Qaynan in più, tra Arpakshad e Shelach (3:36), che non corrisponde alle Scritture – in Genesi 11:12 è scritto: “Arpakshad visse trentacinque anni e generò Shelach”; la stessa successione è riportata in 1Cronache 1:24. L’errore commesso dal copista dell’Evangelo di Luca è dovuto a che ha preso come riferimento il testo della versione dei Settanta, a cui sono attribuibili altri errori presenti nel testo del Nuovo Testamento.
In questo caso non c’è Yekhonyah, perché la linea davidica non è quella di Salomone, ma di un altro figlio di David, Natan. Questo non risolve l’enigma della presenza nell’elenco genealogico di un Zerubbavel figlio di Shealtiel (3:27), che può essere una semplice coincidenza –con la stessa omissione fatta dal copista di Matteo, di Pedayah fra Shealtiel e Zerubbavel–. Certamente, Shealtiel non può essere contemporaneamente figlio di Yekhonyah e di Neri. In questo caso, gli apologeti considerano che Shealtiel poteva essere il genero di Neri, continuando così legalmente la linea genealogica del suocero in caso che questo mancasse di figli maschi.

La diversità fra le genealogie di Matteo e di Luca è stata spiegata generalmente assumendo che quest’ultima si riferisce in realtà non a Yosef, ma a Miryam. Esporremo questa spiegazione solo a titolo informativo:
1) Rispettando la tradizione ebraica di non menzionare le donne, la genealogia per linea materna poteva essere presentata usando comunque il nome del marito. Un esempio di questa pratica (d’attribuire al marito la genealogia della donna) si trova in Ezra 2:61; Neemia 7:63. Era quindi usuale che un genero fosse annoverato nella genealogia di sua moglie quando la famiglia di lei era importante. Per questo motivo, la stessa frase si può tradurre nel modo seguente: “Yeshua, quando cominciò a insegnare, aveva circa trent’anni ed era figlio, (come si credeva di Yosef), di Eli, di Mattatyah, di Levi, ecc.”, indicando così che si credeva fosse discendente di Yosef, ma in realtà lo era di Eli. Anche il Talmud asserisce che Miryam era figlia di Eli.
2) Dei due evangelisti che parlano sulla nascita di Yeshua, Matteo enfatizza il punto di vista di Yosef e trascura quello di Miryam: egli parla dell’annuncio angelico a Yosef concernente la nascita di Yeshua (1:20), e poi è Yosef che viene avvertito di fuggire in Egitto (2:13), ed è ancora Yosef che riceve il messaggio di ritornare nella sua terra (2:19); quindi, è logico che sia la sua genealogia ad essere considerata. Luca invece, racconta il punto di vista di Miryam: è a lei che l’angelo annuncia la nascita di Yeshua (1:28), poi l’evangelista parla della visita di Miryam ad Elisheva, il suo cantico (1:46-55), dei sentimenti di Miryam (2:19,51), le parole di Shimon dette a Miryam (2:34-35), e ciò ch’ella disse a Yeshua nel Tempio (2:48). Luca infatti, dà importanza a Miryam, e quindi anche la genealogia dev’essere quella di Miryam.
Comunque, se così fosse, la genealogia presentata da Luca non avrebbe validità agli effetti di considerare Yeshua come erede di David, perché l’appartenenza ad una stirpe si stabilisce esclusivamente per la linea paterna – Vedi: “Il Messia, figlio di David”.

Abbiamo già detto che la condizione per essere re d’Israele era la nomina diretta tramite una testimonianza profetica; Luca ci riferisce le parole di Shimon: «Perché i miei occhi hanno visto la tua misericordia, che hai preparata dinanzi a tutti i popoli, luce di rivelazione per i gentili e gloria del tuo popolo Israele» (Luca 2:30- 32). Questo brano ha dei particolari interessanti: in primo luogo, il nome di quest’uomo, Shimon, è stranamente tradotto nelle lingue occidentali “Simeone” (come nelle Scritture Ebraiche), quando lo stesso nome nel Nuovo Testamento è sempre tradotto “Simone”. Shimon, cioè “Simeone”, è una delle Tribù d’Israele. Egli annunciò che Yeshua sarebbe stato “luce di rivelazione per i gentili”, e poi, gloria del popolo di “Israele”, che non è lo stesso di Yehudah...
Questo capitolo continua con un altro dato molto rilevante: “Vi era anche Hannah, profetessa, figlia di Fanuel, della Tribù di Asher” (2:36) – per quale motivo viene specificata la Tribù d’appartenenza di questa profetessa? Asher era una delle Tribù della Casa di Israele, in Galilea. E sappiamo che nessun profeta della Casa di Israele ha mai avuto autorità di profetizzare sulla Casa di Yehudah (tanto meno una donna...). Il fatto che Elohim abbia nominato Yeshua come il Redentore tramite una donna della Casa di Israele indica che la sua missione messianica è stata proprio quella del Messia ben-Yosef, e non riguarda i Giudei.


Quando nacque Yeshua di Nazaret?

Oltre alle due genealogie, negli Evangeli ci sono due diversi racconti sulla nascita di Yeshua, che contengono discrepanze inconciliabili sotto vari aspetti – in questo studio tratteremo solo quelli cronologici e geografici. Entrambi i racconti sono stati aggiunti ai rispettivi Evangeli molto tempo dopo che il testo più antico era in circolazione, perché in origine tutti gli Evangeli iniziavano con il ministero di Yochanan il battezzatore. D’entrambi i testi –Matteo e Luca– vedremo prima il secondo, perché contiene dati più plausibili e coerenti con tutta la storia di Yeshua in quanto alla cronologia, e poi confronteremo con la storia aggiunta in quello di Matteo.

Luca 1:5 Al tempo di Erode, re della Giudea, c’era un sacerdote di nome Zaccaria, del turno di Abìa; sua moglie era discendente d’Aaronne e si chiamava Elisheva.
1:26 Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Elohim in una città di Galilea, chiamata Nazareth,
1:27 a una vergine fidanzata a un uomo chiamato Yosef, della casa di Davide; e il nome della vergine era Miryam.
1:31 Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Yeshua.
1:32 Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo, e il Signore Elohim gli darà il trono di Davide, suo padre:
1:33 Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine.
1:39 In quei giorni Miryam si alzò e andò in fretta nella regione montuosa, in una città di Yehuda;
1:40 ed entrò in casa di Zaccaria e salutò Elisheva.
1:56 Miryam rimase con Elisheva circa tre mesi; poi se ne tornò a casa sua.
2:1 In quel tempo uscì un decreto da parte di Cesare Augusto, che ordinava il censimento di tutto l’impero.
2:2 Questo fu il primo censimento fatto quando Quirinio era governatore della Siria.
2:3 Tutti andavano a farsi registrare, ciascuno alla sua città.
2:4 Dalla Galilea, dalla città di Nazaret, salì in Giudea anche Yosef, alla città di Davide chiamata Bethlehem, perché era della casa e famiglia di Davide;
2:5 per farsi registrare con Miryam, sua sposa [μνηστεύω γυνή, moglie], che era incinta.
3:1 Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, quando Ponzio Pilato era governatore della Giudea, ed Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconitide, e Lisania tetrarca dell’Abilene,
3:23 Yeshua quando cominciò a insegnare, aveva circa trent’anni, ecc.

Prendiamo atto in primo luogo dove risiedevano Miryam e Yosef: “Gabriele fu mandato da Elohim in una città di Galilea, chiamata Nazareth a una vergine, Miryam”. Poi ella “andò in una città di Yehuda” e poi “se ne tornò a casa sua” (vale a dire, a Nazareth). Dopodiché, “dalla città di Nazaret, salì in Giudea anche Yosef”. In tutto il racconto risulta chiaro che Yosef e Miryam vivevano a Nazareth, e che per loro Beytlehem era “una città della Giudea”, non la loro residenza. Teniamo questo in mente quando leggeremo il racconto nell’Evangelo chiamato di Matteo.

Vediamo adesso l’aspetto cronologico:

• Tiberio Cesare fu imperatore dal 18 settembre dell’anno 14 EC fino alla sua morte, il 16 marzo dell’anno 37 EC. Ciò indica che il quindicesimo anno del suo impero era l’anno 29 CE.
• Ponzio Pilato fu prefetto della provincia romana della Giudea tra il 26 ed il 36 CE.
• Erode tetrarca della Galilea, che è Erode Antipa, fu tetrarca di Perea e Galilea dal 4 AEC al 39 CE. Figlio di Erode I "il Grande" e la samaritana Maltace, e fratello di Erode Archelao (cfr. Matteo 2:22).
• Erode Filippo fu tetrarca della Iturea e della provincia di Traconitis dal 4 AEC al 34 EC.
• Lisania tetrarca di Abilene: i dati su di lui sono incerti, comunque sono stati trovati documenti che provano che un tale Lisania era al governo nella regione di Abilene, nel corso degli anni in cui anche i suddetti erano al potere.

Nel testo greco di Luca 3:23 non c’è scritto come nelle traduzioni italiane, che Yeshua avesse circa trent’anni “quando cominciò ad insegnare”, ma letteralmente dice: “Yeshua cominciava ad essere circa trent’anni” vale a dire, aveva appena raggiunto tale età tra il 26 EC (inizio del governo di Pilato) ed il 34 EC (morte di Erode Filippo). Dato che non esiste un "anno 0", ma si conta passando da 1AEC a 1EC, questi dati indicano che l’anno di nascita fu non prima del 5 AEC né dopo il 4 EC. Ma il dato più significativo è il 15° anno di Tiberio, quando Yochanan il battezzatore iniziò la sua predicazione, e questo è l’anno 29 EC. Yohanan era già conosciuto quando Yeshua incominciò il proprio ministero, e quindi possiamo dire con una certa sicurezza che la sua missione è iniziata l’anno successivo, cioè nel 30 EC. È probabile che questa indicazione sia stata presa per segnare l’inizio del dell’“era cristiana” quando si stabilì il calendario usato attualmente. Pertanto, Yeshua avrebbe avuto veramente 30 anni nel anno 30 EC, e se così fosse, è impossibile che sia nato durante il regno di Erode I come vuole la tradizione. Schema cronologico qui.
I dati forniti da Luca sono in forte conflitto cronologico con quelli di Matteo 1 e 2, che indicano Erode I come regnante quando Yeshua nacque. Tuttavia, dobbiamo anche tener conto di un’altra incongruenza nel medesimo Evangelo di Luca: “Questo fu il primo censimento fatto quando Quirinio era governatore della Siria”. L’unico Quirinio che fu governatore della Siria fu Publio Sulpicio Quirinio e fu nominato dopo la rimozione di Archelao nell’anno 6 EC, momento in cui la Giudea fu annessa alla Siria e per questo motivo sarebbe stato Quirinio a fare il censimento. Questo supporrebbe che Yeshua non nacque prima del 6 EC, e quindi nel 15° anno di Tiberio avrebbe avuto appena 23 anni ed alla morte di Erode Filippo solo 28 anni d’età. Ovviamente, la menzione di questo censimento non è corretta.

Vediamo ora ciò che dice l’Evangelo di Matteo a riguardo della nascita di Yeshua:

Matteo 2:1 Yeshua era nato in Bethlehem di Giudea, all’epoca del re Erode. Dei magi d’Oriente arrivarono a Gerusalemme.
2:16 Allora Erode, vedendosi beffato dai magi, si adirò moltissimo, e mandò a uccidere tutti i maschi che erano in Bethlehem e in tutto il suo territorio dall’età di due anni in giù, secondo il tempo del quale si era esattamente informato dai magi.
2:22 Ma, udito [Yosef] che in Giudea regnava Archelao al posto di Erode, suo padre, ebbe paura di andare là; e, avvertito in sogno, si ritirò nella regione della Galilea.
2:23 e venne ad abitare in una città detta Nazaret, affinché si adempisse quello che era stato detto dai profeti, che egli sarebbe stato chiamato Nazareno.

In questa versione si presenta a Bethlehem come la residenza permanente di Yosef e Miriam, e l’intenzione di Yosef dopo la presunta fuga in Egitto era di ritornare di nuovo lì, ma fu avvertito di andare ad “una città detta Nazaret”. Indubbiamente, questo racconto contrasta con quello di Luca nell’aspetto geografico. Prendiamo ora in considerazione quello cronologico.

Abbiamo visto che ci sono stati diversi Erode, e questo avrebbe potuto essere Erode Antipa, dinanzi al quale Yeshua fu inviato da Pilato a comparire per essere interrogato. Tuttavia, c’è un dettaglio che lo identifica con Erode I, padre del suddetto: “udito che in Giudea regnava Archelao al posto di Erode, suo padre”.

• Erode I, detto “il Grande” fu re di Giudea, Galilea, Samaria ed Idumea dal 40 AEC al 4 AEC. Era un edomita ellenizzato.
• Erode Archelao fu etnarca di Giudea, Samaria ed Idumea dal 4 AEC fino al 6 EC, quando fu rimosso e sostituito da Quirinio. Era figlio di Erode I e della samaritana Maltace, e fratello di Erode Antipa e fratellastro di Erode Filippo.

L’unico elemento che identificherebbe l’Erode di Matteo 2 con Erode I è che al suo posto regnò suo figlio Archelao. Ma vediamo che questo Erode morì nel 4 AEC, e presumibilmente ordinò l’uccisione di tutti i bambini di Bethlehem di due anni in giù “secondo il tempo del quale si era esattamente informato dai magi”, fatto che sposterebbe indietro la nascita di Yeshua all’anno 6 AEC (supponendo che questo fosse stato l’ultimo atto di Erode e che fosse morto subito dopo il massacro di Bethlehem, altrimenti la nascita si anticiperebbe ancora). In questo caso, nell’anno 15° del regno di Tiberio, Yeshua non avrebbe “cominciato” ad essere di circa trent’anni, ma avrebbe almeno 36 anni! (ed all’inizio del governo di Pilato avrebbe già almeno 32 anni).
D’altronde, l’Evangelo di Matteo non menziona alcun censimento.
Ovviamente, i primi due capitoli di Matteo sono stati aggiunti all’Evangelo originale, perché il contenuto della storia è più compatibile con il mito che con i fatti, e si configura l’intenzionalità di rappresentare la sua nascita come compimento di profezie. Di fatto, questi due capitoli oltre a raccontare la storia inspiegabile e scomoda dell’adorazioni di indovini e astrologi che riconobbero il Messia attraverso le loro arti magiche, contengono una serie di incongruenze che pretendono essere adempimenti di profezie:

Matteo 1:21 Ella partorirà un figlio, e tu gli porrai nome Yeshua, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati.
1:22 Tutto ciò avvenne, affinché si adempisse quello che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
1:23 La vergine sarà incinta e partorirà un figlio, al quale sarà posto nome Emmanuele, che tradotto vuol dire Elohim con noi.

Se il suo nome era Yeshua, ed in tutto il resto di questo Evangelo e negli altri Evangeli è conosciuto sempre con questo nome, quando e da chi sarebbe stato chiamato Emmanuele? – Inoltre, la profezia a cui fa riferimento, che è Isaia 7:14 non dice“vergine”, che in ebraico è “bethulah”, ma “giovane donna”, che è la parola usata dal Profeta, in ebraico “almah” – oggetto di un altro studio (vedi: “Il Messia, figlio di Davide” e “sposa”).

Matteo 2:14-15 Egli dunque si alzò, prese di notte il bambino e sua madre, e si ritirò in Egitto. Là rimase fino alla morte di Erode, affinché si adempisse quello che fu detto dal Signore per mezzo del profeta: “Fuori d'Egitto chiamai mio figlio”.

Anche qui cita un testo che non è una profezia, né si riferisce al Messia:
Osea 11:1 - Quando Israele era fanciullo, io lo amai e chiamai mio figlio fuori d’Egitto.
Come risulta ovvio, il “fanciullo” in questione è Israele, ed il testo di Osea è in armonia con gli scritti di Mosè in Esodo 4:22-23 - Tu dirai al faraone: “Così dice l’Eterno: Israele è mio figlio, il mio primogenito, e io ti dico: Lascia andare mio figlio, perché mi serva; se tu rifiuti di lasciarlo andare, ecco, io ucciderò tuo figlio, il tuo primogenito”. .
E, infine, la profezia che non è tale, e che nessun teologo è stato in grado di spiegare in modo convincente:

Matteo 2:23 e venne ad abitare in una città detta Nazaret, affinché si adempisse quello che era stato detto dai profeti, che egli sarebbe stato chiamato Nazareno.

Per mezzo di quali Profeti è stato detto che il Messia sarebbe stato chiamato Nazareno? Non esiste una tale profezia nelle Scritture.
Pertanto, considerando la maggiore accuratezza storica dell’Evangelo di Luca, la conclusione è che Yeshua nacque durante il regno di Erode Archelao, ed i primi due capitoli di Matteo sono un’aggiunta posteriore all’Evangelo, e corrispondono al mito piuttosto che il fatti. Oltre a questo, non ci sono stati né Magi d’Oriente (*), né strage di bambini a Bethlehem né fuga in Egitto (*), cose che proveremo in un altro studio.

È superfluo dire che la nascita di Yeshua non è accaduta nella data in cui si celebra, ma all’inizio dell’autunno. Secondo i dati che ci dà Luca, sicuramente è nato durante una festività ebraica, molto probabilmente Sukkot, e non in una stalla, bensì in un “sukkah”. Questa solennità si celebra nel mese di Ethanim/Tishri, che corrisponde al periodo della vendemmia.