ISRAELE
IL POPOLO ELETTO


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I Profeti (continuazione)

L’esilio in Babilonia e ritorno dei Giudei a Yerushalaym

In Babilonia si completa la purificazione della Casa di Yehudah, che abbandona definitivamente l’idolatria. Si completano anche le Scritture Ebraiche e si consolida quella cultura e spiritualità che oggi conosciamo come “Giudaismo”.


Yehezkel (Ezechiele)

Il Profeta Yehezkel era tra gli esiliati di Yehudah in Babilonia. L’Eterno lo manda a profetizzare agli anziani della Casa di Israele esiliati a Tel-Aviv, in Assiria. È l’unica testimonianza che abbiamo nelle Scritture ispirate su contatti tra gli esuli d’Israele e quelli di Yehudah – altre informazioni su tali incontri provengono dalla letteratura apocrifa. La profezia di Yehezkel riguarda principalmente il rapporto fra la Casa di Israele e Yerushalaym, che tornerà ad essere la capitale di un Israele unificato quando essi ritorneranno e si riuniranno alla Casa di Yehudah, nell’Era Messianica.

3:1 Egli mi disse: «Figlio d’uomo, mangia ciò che trovi; mangia questo rotolo, e va’ e parla alla Casa di Israele».
4 Egli mi disse: «Figlio d’uomo, va’, recati alla Casa di Israele, e riferisci loro le Mie parole;
5 poiché tu sei mandato, non a un popolo dal parlare oscuro e dalla lingua incomprensibile, ma alla Casa di Israele»;
15 Giunsi da quelli che erano deportati a Tel-Aviv presso il fiume Kevar, e mi fermai dove essi abitavano; e là abitai sette giorni, triste e silenzioso, in mezzo a loro.
17 «Figlio d’uomo, Io ti ho stabilito come sentinella per la Casa di Israele; quando tu udrai dalla Mia bocca una parola, tu li avvertirai da parte Mia».

L’Eterno manda il Profeta ad annunciare alla Casa di Israele il Suo piano per l’avvenire; il linguaggio è carico di figure rappresentative della simbologia ebraica, parole che la Casa di Israele poteva comprendere. È particolare come l’Eterno chiama il Profeta: “Figlio d’uomo”, un titolo che Yeshua usava per sé stesso.

4:4 Poi sdràiati sul tuo lato sinistro, e metti su questo lato l’iniquità della Casa di Israele; per il numero di giorni che starai sdraiato su quel lato, tu porterai la loro iniquità.
5 Io ti conterò gli anni della loro iniquità in un numero pari a quello di quei giorni: trecentonovanta giorni. Tu porterai così l’iniquità della Casa di Israele.
6 Quando avrai compiuto quei giorni, ti sdraierai di nuovo sul tuo lato destro, e porterai l’iniquità della Casa di Yehudah per quaranta giorni: t’impongo un giorno per ogni anno.

Yehezkel, in armonia con tutti gli altri Profeti, distingue chiaramente la Casa di Yehudah dalla Casa di Israele, e profetizza specificando l’una e l’altra. La prima particolarità di questa rappresentazione è che la Casa di Israele viene collegata a Yerushalaym, la sua vera capitale, di cui si separò per stabilire la sua propria religione distaccandosi dal Tempio – nelle profezie non si parla più di Samaria. L’iniquità della Casa di Israele è contata in 390 anni: questo è il conto degli anni da quando Yarov’am stabilì il nuovo culto, fino al momento della distruzione della città, quando l’ultimo residuo delle dieci Tribù, abitante in Yerushalaym, fu mandato in esilio insieme a Yehudah.
Poi, l’iniquità della Casa di Yehudah è contata in 40 anni: da quando il Libro della Legge fu trovato durante il regno di Yoshiyahu ed il ministerio profetico di Yirmeyahu (2Cronache 34:8,15), che il popolo rinnovò il suo Patto con Elohim. Malgrado ciò, e nonostante avessero un re giusto ed un Profeta che parlava direttamente da parte dell’Eterno, non si ravvidero completamente dei loro peccati e continuarono nell’idolatria, perciò loro raggiunsero la misura del peccato della Casa di Israele in un periodo molto più breve, e solo 40 anni dopo Yerushalaym fu distrutta ed il popolo fu deportato.
Il significato del lato destro e di quello sinistro è duplice: dal punto di vista puramente geografico, per gli orientali, che guardano ad est, la destra è il sud e la sinistra il nord. Dal punto di vista spirituale, il lato destro aveva una dignità superiore, e questo si è verificato in tutta la storia d’Israele: La dignità di Yehudah era superiore perchè c’era il Tempio; questo si manifesta anche nell’autorità profetica: molti profeti di Yehudah hanno ministrato sulla Casa di Israele, ma nessuno di Israele ha ministrato su Yehudah.

4:13 HaShem disse: «Così i figli d’Israele mangeranno il loro pane contaminato, fra le nazioni dove Io li caccerò».

Yehezkel ribadisce ciò che aveva già profetizzato Hoshea (vedi Hoshea 9:3). Si rivolge solo alla Casa di Israele, che mangia lo stesso cibo dei gentili. Per i Giudei, persino il cibo che secondo la Torah è lecito, se è preparato dai gentili è impuro.

8:6 Egli mi disse: «Figlio d’uomo, vedi ciò che fanno costoro? le grandi abominazioni che la Casa di Israele commette qui, perché Io mi allontani dal mio santuario? Ma tu vedrai altre abominazioni ancora più grandi».
11 Settanta fra gli anziani della Casa di Israele, in mezzo ai quali era Ya’azanyahu, figlio di Shafan, stavano in piedi davanti a quelli, tenendo ciascuno un turibolo in mano, dal quale saliva il profumo in nuvole d’incenso.
14 Mi condusse all’ingresso della porta della casa di Adonay, che è verso settentrione; ed ecco là sedevano delle donne che piangevano Tammuz.

La descrizione del tipo di culto corrisponde a quello babilonese, ma anche a quello cattolico! Le forme di culto delle chiese storiche, come quella romana od ortodossa, sono un’esatta copia della religione babilonica, e in quanto riguarda altri aspetti, anche quelle d’estrazione protestante sono ancora legate al paganesimo. Questo è l’unico passo delle Scritture dov’è menzionato Tammuz, quel dio che è celebrato sin dai tempi antichi il 25 dicembre, giorno della sua nascita, e la domenica dell’equinozio di primavera, giorno della sua mitologica risurrezione. Nel periodo precedente a quest’ultima data, le donne usavano piangerlo e digiunare per 40 giorni... Tammuz era adorato il primo giorno della settimana, di mattina, in contrasto con il culto stabilito dall’Eterno, che è il Shabat.
Anche il numero degli anziani della Casa di Israele è molto interessante: nella simbologia ebraica, 70 è il numero dei gentili, perché 70 sono i discendenti di Noach elencati in Genesi 10, capostipiti di tutti i popoli; 70 è nella tradizione ebraica il numero originale delle lingue dell’umanità quando accadde la dispersione di Babele; 70 erano gli scribi che tradussero le Scritture al greco perché le potessero leggere anche i gentili... e 70 erano i discendenti di Yakov quando entrarono in Egitto (Esodo 1:5). La famiglia di Yakov entrava in Egitto, dove divenne una nazione, preannunciando l’entrata della Casa di Israele nel mondo dei gentili.
Questa profezia annuncia che la Casa di Israele entra a far parte delle nazioni gentili, e praticherà la stessa religione di questi, particolarmente quella da cui la maggioranza dei veri cristiani sono stati riscattati.

11:16 Perciò di’: “Così parla Elohim, HaShem: Sebbene Io li abbia allontanati fra le nazioni e li abbia dispersi per i paesi, Io sarò per loro, per qualche tempo, un santuario nei paesi dove sono andati”.
17 Perciò di’: “Così parla Elohim, HaShem: Io vi raccoglierò in mezzo ai popoli, vi radunerò dai paesi dove siete stati dispersi, e vi darò la terra d’Israele”.
18 Quelli vi giungeranno, e ne toglieranno tutte le cose esecrande e tutte le abominazioni.
19Io darò loro un medesimo cuore, metterò dentro di loro un nuovo spirito, toglierò dal loro corpo il cuore di pietra, e metterò in loro un cuore di carne,
20 perché camminino secondo le Mie prescrizioni e osservino le Mie leggi e le mettano in pratica; essi saranno il Mio popolo e Io sarò il loro Elohim.

Il messaggio dell’Eterno tramite il Profeta è chiaro: anche nella Diaspora, Egli sarà un santuario per il Suo popolo – fu nell’esilio che nacque la Sinagoga, un alternativa al Tempio. Poi, li sarà restituita la terra d’Israele, che loro purificheranno “perché camminino secondo le Mie prescrizioni e osservino le Mie leggi”. Quando questo è avvenuto, molti si sono sentiti male, pensando che i Giudei dovevano prima “convertirsi” ed “entrare nella grazia” abbandonando la Legge, ma il piano dell’Eterno è diverso, chiaramente stabilito: Egli li ha dato la terra (perché questo accadesse era necessario prima il ravvedimento, ciò che nei Giudei avviene non secondo i canoni stabiliti dalla chiesa, ma secondo quelli previsti da Elohim), perché osservino la Torah, affinché loro possano continuare ad essere il Suo popolo. Chi pretende che gli Ebrei si convertano alla chiesa vuole che smettano di essere il popolo eletto!

23:27 Io farò cessare la tua lussuria, la tua prostituzione cominciata nel paese d’Egitto, e tu non alzerai più gli occhi verso di loro, non ti ricorderai più dell’Egitto.
31 Tu hai camminato per la via di tua sorella e Io ti metto in mano la sua coppa.

Questo messaggio avviene in un contesto in cui si rimprovera Yerushalaym di aver seguito le vie di Samaria, e l’esilio è la conseguenza immediata per entrambe.

37:16 «Tu, figlio d’uomo, prenditi un pezzo di legno e scrivici sopra: “Per Yehudah e per i figli d’Israele che gli sono associati”. Poi prenditi un altro pezzo di legno e scrivici sopra: “Per Yosef, bastone di Efrayim e di tutta la Casa di Israele che gli è associata”.
17 Poi accostali l’uno all’altro per farne un solo pezzo di legno, in modo che siano uniti nella tua mano.
18 Quando i figli del tuo popolo ti parleranno e ti diranno: “Non ci spiegherai forse che cosa vuoi dire con queste cose?”
19 tu risponderai loro: Così parla Elohim, Adonay: “Ecco, Io prenderò il pezzo di legno di Yosef, che è in mano di Efrayim, e le tribù d’Israele, che sono a lui associate, e li unirò a questo, che è il pezzo di legno di Yehudah, e ne farò un solo legno, in modo che saranno una sola cosa nella Mia mano”.
21 E di’ loro: “Così parla Elohim, HaShem: Ecco, Io prenderò i figli d’Israele dalle nazioni dove sono andati, li radunerò da tutte le parti, e li ricondurrò nel loro paese;
22 farò di loro una stessa nazione, nel paese, sui monti d’Israele; un solo re sarà re di tutti loro; non saranno più due nazioni, e non saranno più divisi in due regni.
23 Non si contamineranno più con i loro idoli, con le loro abominazioni né con le loro numerose trasgressioni; Io li tirerò fuori da tutti i luoghi dove hanno abitato e dove hanno peccato, li purificherò; essi saranno Mio popolo e Io sarò loro Elohim.
24 Il Mio servo David sarà re sopra di loro ed essi avranno tutti un medesimo pastore; cammineranno secondo le Mie prescrizioni, osserveranno le Mie leggi, le metteranno in pratica;
25 abiteranno nel paese che Io diedi al Mio servo Yakov, dove abitarono i vostri padri; vi abiteranno essi, i loro figli e i figli dei loro figli per sempre; e il Mio servo David sarà loro principe per sempre.
26 Io farò con loro un patto di pace: sarà un patto perenne con loro; li stabilirò fermamente, li moltiplicherò, e metterò il Mio santuario in mezzo a loro per sempre;
27 la Mia dimora sarà presso di loro; Io sarò loro Elohim ed essi saranno Mio popolo.
28 Le nazioni conosceranno che Io sono HaShem che santifico Israele, quando il Mio santuario sarà per sempre in mezzo a loro”».

Questo capitolo inizia con la visione delle ossa secche, e conclude con questa visione dell’Era Messianica. Il Profeta parla chiaramente che la Casa di Israele, le dieci Tribù associate a Yosef ed Efrayim, sarà allora riunita alla Casa di Yehudah, che comprende tutti i figli d’Israele ad essa associati (cioè, quelli di tutte le Tribù che s’identificano come Giudei). Questa riunificazione avverrà quando entrambe riconosceranno un unico Re e Messia, cosa che non è ancora accaduto, e che non sarà possibile finché non verrà il Messia della Casa di Yehudah. Lo scopo di tale riunificazione è chiaro: per camminare secondo la Torah.
Questo è lo stato finale in cui il popolo d’Israele si troverà per sempre. Nel capitolo successivo, il Profeta annuncia l’invasione delle potenze gentili e la loro sconfitta. Non prevede nessun accordo d’Israele con alcun falso messia, né niente di simile a ciò che i dispensazionalisti predicano. Anzi, dopo questa grande sconfitta dei nemici, negli ultimi nove capitoli Yehezkel fa una descrizione accurata del Tempio Messianico, con un totale ripristino della Torah e delle sue istituzioni.

Nei capitoli 38 e 39, il Profeta annuncia la sconfitta finale delle potenze gentili che verranno contro Israele (profezia il cui adempimento vediamo avvicinarsi in questi tempi, con le Nazioni Unite che emanano permanentemente inique risoluzioni contro lo Stato Ebraico). Sull’identità di Gog e Magog ci sono teorie speculative senza fondamento, argomento interessante da approfondire ma che esula dallo scopo di questo studio; è tuttavia importante segnalare che si tratta di una cospirazione universale, non di questa o quella nazione.
Dopo la battaglia finale, il Profeta parla della completa restaurazione della Casa di Israele e del loro ritorno...

39:21 Io manifesterò la Mia gloria fra le nazioni; tutte le nazioni vedranno il giudizio che Io eseguirò e la Mia mano che metterò su di loro.
22 Da quel giorno in poi la Casa di Israele conoscerà che Io sono HaShem, il suo Elohim;
23 le nazioni conosceranno che la Casa di Israele è stata deportata a causa della sua iniquità, perché Mi era stata infedele; perciò Io ho nascosto a loro la Mia faccia e li ho dati in mano dei loro nemici; tutti quanti sono caduti di spada.
24 Io li ho trattati secondo la loro impurità e secondo le loro trasgressioni, e ho nascosto loro la Mia faccia.
25 Perciò, così parla Elohim Adonay: Ora Io farò tornare Yakov dalla deportazione e avrò pietà di tutta la Casa di Israele, e sarò geloso del Mio santo Nome.
26 Essi avranno finito di portare il loro disonore e la pena di tutte le infedeltà che hanno commesse contro di Me, quando abiteranno al sicuro nel loro paese e non vi sarà più nessuno che li spaventi;
27 quando li ricondurrò dai popoli e li raccoglierò dai paesi dei loro nemici, e Mi santificherò in loro davanti a molte nazioni.
28 Essi conosceranno che Io sono HaShem, il loro Elohim, quando, dopo averli fatti deportare fra le nazioni, li avrò raccolti nel loro paese e non lascerò là più nessuno di essi;
29 non nasconderò più loro la mia faccia, perché avrò sparso il Mio Spirito sulla Casa di Israele, dice Elohim Adonay.

Questo segna l’inizio dell’Era Messianica. Tutte le profezie bibliche coincidono che nel “tempo della fine” le nazioni saranno giudicate secondo il loro comportamento nei confronti d’Israele; e ciò implica tutti coloro che fanno parte di questo popolo, sia che lo sappiano oppure no. Infatti, ricordiamo che c’è una Casa di Israele che non sa di essere Israele, e che continua ad essere inconsapevolmente infedele –perché non osserva la Torah–; ciononostante condivide molte delle sofferenze del popolo Giudeo e spesso hanno gli stessi nemici. In questa battaglia finale, i veri credenti in Yeshua saranno senz’altro dalla parte dei Giudei, e ciò li separerà dal resto dei gentili – questo sarà il passo finale affinché le “Tribù perdute” vengano alla luce. Soltanto allora tutto Israele verrà a conoscenza del suo Elohim e sarà completamente restaurato, perché ancora il legno con il nome d’Efrayim è separato dal legno con il nome di Yehudah (vedi sopra, 37:16-23), ed i figli riscattati della Casa di Israele e i Giudei sono tuttora due popoli che non si riconoscono a vicenda. Il Profeta ribadisce il concetto che non è la Casa di Yehudah, ma quella di Israele che persiste nell’infedeltà. “Da quel giorno in poi la Casa di Israele conoscerà che Io sono HaShem”: Il conflitto d’identità della Casa di Israele impedisce che essa possa conoscere veramente il suo Elohim, perchè nonostante abbia creduto nella Sua Parola, non la osserva. “Ora Io farò tornare Yakov dalla deportazione e avrò pietà di tutta la Casa di Israele, e sarò geloso del Mio santo Nome”: questa parola non riguarda il ritorno della Casa di Yehudah, che è un fatto che si sta già compiendo e precede a quello della Casa di Israele, ma a quest’ultima, che ritornerà all’Eterno soltanto quando il Messia stabilirà il Suo regno, non prima.
“Perché avrò sparso il Mio Spirito sulla Casa di Israele, dice Elohim Adonay”: Elohim rivela al Profeta Yehezkel quanto ha già rivelato ai Profeti Yo’el e Yeshayahu (vedi commento a Yo’el 2:27-32 e Isaia 44:3). I Profeti ribadiscono che lo Spirito di Elohim sarà sparso sulla Casa di Israele, non c’è alcuna promessa simile per i gentili, ovvero, per quei gentili che non sono innestati in Israele – non è Israele che dev’essere innestato nella chiesa! Tuttavia, il dono profetico rimane una promessa esclusiva per la Casa di Israele... Questo argomento sarà approfondito più avanti, nel commento su Atti 2:17-21.

Nell’Era Messianica ci sarà di nuovo il Tempio, il Beyt HaMiqdash, ricostruito a Yerushalaym. A quale scopo?
Prima di trattare questi capitoli, i quali costituiscono un problema irrisolvibile per i sostenitori della teologia dispensazionalista, è opportuno chiedersi se Yehezkel era un vero Profeta oppure uno falso, se la sua profezia è ispirata da Elohim e le rivelazioni da lui ricevute sono vere oppure no, e infine, se quello che egli ha profetizzato si adempierà oppure no: la profezia di Yehezkel fa parte delle Scritture ispirate, la Parola di Elohim, e senza alcun dubbio, egli è un vero Profeta e come tale, le rivelazioni che egli ha ricevuto sono state date dallo Spirito Santo. Il vero Profeta si riconosce perché la sua profezia si adempie puntualmente (Ezechiele 13:6-9 , Geremia 28:9, Deuteronomio 18:19-22), quindi, il Tempio di cui parla il Profeta è reale, descritto in tutti i suoi particolari, come lo sono stati quelli costruiti dal Re Shlomoh e da Zerubbavel, e svolgerà le stesse funzioni, le quali sono spiegate in seguito alla descrizione architettonica.
Come nel primo Tempio, ci sono dei regolamenti precisi in quanto a: 1) chi deve svolgere le funzioni; 2) lo scopo di tali funzioni.

1)

43:19 Ai kohanim Leviti, che sono della stirpe di Tzadok, i quali si accostano a me per servirmi, dice Adonay Elohim
44:15 Ma i kohanim Leviti, figli di Tzadok, i quali hanno mantenuto l’incarico che avevano del Mio santuario quando i figli d’Israele si sviavano da Me, saranno quelli che si accosteranno a Me per fare il Mio servizio, e che si terranno davanti a Me per offrirmi il grasso e il sangue, dice Adonay Elohim.
44:16 Essi entreranno nel Mio santuario, essi si accosteranno alla Mia tavola per servirmi, e compiranno tutto il Mio servizio.

Il servizio nel Tempio sarà affidato ai discendenti di Aharon della stirpe di Tzadok, come istituito dal Re David ed eseguito dal Re Shlomo prima della costruzione del primo Tempio (1Re 1:32-2:35). Infatti, benchè i Giudei abbiano perduto gran parte delle loro genealogie durante la Diaspora e difficilmente possano risalire con certezza ai loro progenitori biblici, i discendenti di Tzadok sono tuttora identificati, e già pronti per iniziare a servire nel futuro Tempio. Questa è una prova tangibile che la profezia di Yehezkel riguardante il Tempio sarà puntualmente adempiuta. E quali funzioni dovranno svolgere questi kohanim Leviti nel Tempio dell’Era Messianica?

2)

42:13 Egli mi disse: «Le camere a settentrione e le camere a mezzogiorno, che stanno di fronte allo spazio vuoto, sono le camere sante dove i kohanim che si accostano a HaShem mangeranno le cose santissime; là deporranno le cose santissime, le offerte e le vittime per i sacrifici di espiazione e per la colpa; poiché quel luogo è santo.
14 Quando i kohanim saranno entrati, non usciranno dal luogo santo per andare nel cortile esterno, senza aver prima deposto là i paramenti con i quali fanno il servizio, perché questi paramenti sono santi; indosseranno altre vesti, poi potranno accostarsi alla parte che è riservata al popolo».

43:18 Egli mi disse: «Figlio d’uomo, così parla Adonay Elohim: Ecco i regolamenti dell’altare per il giorno che sarà costruito per offrirvi su l’olocausto e per farvi l’aspersione del sangue.
19 Ai kohanim Leviti, che sono della stirpe di Tzadok, i quali si accostano a me per servirmi, dice Adonay Elohim, darai un toro per un sacrificio espiatorio.
20 Prenderai del suo sangue, e ne metterai sopra i quattro corni dell’altare e ai quattro angoli dei gradini e sull’orlo tutto intorno; purificherai così l’altare e farai l’espiazione per esso.
21 Prenderai il toro del sacrificio espiatorio e lo si brucerà in un luogo designato della casa, fuori del santuario.
22 Il secondo giorno offrirai come sacrificio espiatorio un capro senza difetto; con esso si purificherà l’altare come lo si è purificato con il toro.
23 Quando avrai finito di fare quella purificazione, offrirai un toro senza difetto, e un capro del gregge, senza difetto.
24 Li presenterai davanti a HaShem; i kohanim vi getteranno su del sale e li offriranno in olocausto a HaShem.
25 Per sette giorni offrirai ogni giorno un capro come sacrificio espiatorio; si offrirà pure un toro e un montone del gregge, senza difetto.
26 Per sette giorni si farà l’espiazione per l’altare, lo si purificherà e lo si consacrerà.
27 Quando quei giorni saranno compiuti, l’ottavo giorno e in seguito, i kohanim offriranno sull’altare i vostri olocausti e i vostri sacrifici di riconoscenza; e Io vi gradirò, dice Adonay Elohim».

45:15 Una pecora su un gregge di duecento capi nei grassi pascoli d’Israele sarà offerta per le oblazioni, gli olocausti e i sacrifici di riconoscenza per fare la propiziazione per essi, dice Adonay Elohim.
16 Tutto il popolo del paese dovrà prelevare quest’offerta per il principe d’Israele.
17 ...Egli provvederà il sacrificio espiatorio, l’offerta, l’olocausto e il sacrificio di riconoscenza, per fare la propiziazione per la Casa di Israele.
19 Il kohen prenderà del sangue del sacrificio espiatorio e ne metterà sugli stipiti della porta della casa, sui quattro angoli dei gradini dell’altare e sugli stipiti della porta del cortile interno.
20 Farai lo stesso il settimo giorno del mese per chi avrà peccato per errore o per ignoranza; così purificherete la casa.

Queste parole non hanno bisogno di commento, sono sufficientemente chiare. La funzione principale dei kohanim da quando fu istituito il loro ministerio è quella di offrire i sacrifici e gli olocausti, e questo è precisamente quello che faranno ancora nel Tempio dell’Era Messianica! Questa profezia, che certamente si adempierà perché è Parola dell’Eterno, risulta incomprensibile e sconcertante per coloro che sostengono il concetto di “grazia” come sostituzione definitiva della “Legge”... E di conseguenza, hanno anche immaginato il Regno Messianico non secondo le Scritture ma secondo i loro princìpi, sostituendo Israele e le sue istituzioni con un “governo della chiesa”, di cui la Bibbia non fa alcun accenno. In merito ai sacrifici, li interpretano come “simbolici”, come un “ricordo”, ma la descrizione fatta dal Profeta precisa che non sono soltanto commemorativi, ma reali. Per commemorare sarebbe sufficiente una celebrazione con il pane ed il vino...
È evidente che il Messia verrà per la Casa di Yehudah e per riunire ad essa tutto Israele, e ripristinare le istituzioni che Elohim ha stabilito in perpetuo secondo la Sua elezione.

Il culto israelitico è regolamentato in base ad avvenimenti particolari, nel cui contesto si svolgono tutte le funzioni del Tempio: le festività stabilite dall’Eterno.

45:17 Al principe toccherà di fornire gli olocausti, le offerte e le libazioni per le festività, per i Noviluni, per i Shabat, per tutte le solennità della Casa di Israele.
21 Il quattordicesimo giorno del primo mese avrete Pesach. La celebrazione durerà sette giorni; si mangeranno pani senza lievito.

Nell’Era Messianica non si celebreranno le feste “cristiane”, né il culto domenicale, ma le festività giudaiche: i Rosh Hodesh (Noviluni), i Shabat, Pesach (Pasqua ebraica), e tutte le altre celebrazioni così come sono state stabilite dall’Eterno. Evidentemente, Elohim non cambia idea, e ribadisce che la Sua Parola e le Sue istituzioni sono eterne, e nel Suo piano c’è il ripristino dell’ubbidienza alla Sua Torah.
Quale sarà uno dei compiti del Messia? “Al principe toccherà di fornire gli olocausti, le offerte e le libazioni per le festività, per i Noviluni, per i Shabat, per tutte le solennità della Casa di Israele”: paradossalmente, a Colui che si è offerto sè stesso come olocausto, toccherà provvedere alla puntuale osservanza delle funzioni del Tempio e delle celebrazioni ebraiche che coinvolgono dei sacrifici!

Ci sono anche dei regolamenti che riguardano chi potrà avere accesso al Tempio:

44:9 Così parla Adonay Elohim: Nessun gentile, incirconciso di cuore e incirconciso di carne, entrerà nel Mio santuario: nessuno degli stranieri che saranno in mezzo ai figli d’Israele.
10 Inoltre, i Leviti che si sono allontanati da Me quando Israele si sviava, e si sono sviati da Me per seguire i loro idoli, porteranno la pena della loro iniquità;...
14 ne farò dei guardiani della casa, incaricati di tutto il servizio di essa e di tutto ciò che vi si deve fare.
15 Ma i kohanim Leviti, figli di Tzadok, i quali hanno mantenuto l’incarico che avevano del Mio santuario quando i figli d’Israele si sviavano da Me, saranno quelli che si accosteranno a Me per fare il Mio servizio, e che si terranno davanti a Me per offrirmi il grasso e il sangue, dice Adonay Elohim.
16 Essi entreranno nel Mio santuario, essi si accosteranno alla Mia tavola per servirmi, e compiranno tutto il Mio servizio.

Il Profeta precisa che non basta essere circonciso “di cuore” per poter entrare nel santuario, ma è necessario essere anche circonciso nella carne. Ciò implica che i redenti tra i gentili avranno una parte nel Regno Messianico separata e distinta dal popolo d’Israele, così come il piano di redenzione per loro è diverso di quello che l’Eterno ha disegnato per i Giudei. Anche la dottrina della salvezza secondo la chiesa non coincide con queste rivelazioni profetiche, che implicano che tutti gli Israeliti avranno una parte nel Regno, persino i disubbidienti! Infatti, è proprio l’Eterno che parla dicendo: “i Leviti che si sono allontanati da Me quando Israele si sviava, e si sono sviati da Me per seguire i loro idoli, porteranno la pena della loro iniquità;... ne farò dei guardiani della casa, incaricati di tutto il servizio di essa e di tutto ciò che vi si deve fare” – è sottinteso che la risurrezione dei morti sia già avvenuta, perché parla di quei Leviti che nel passato si sono sviati; questi addirittura avranno una partecipazione, anche se “umile”, nel servizio del Tempio. Infatti, le Scritture asseriscono più volte che tutto Israele sarà salvato, ovvero, avrà una partecipazione nel Regno. Come questo si verificherà, non è compito nostro determinarlo, ma dobbiamo attenerci a ciò che l’Eterno ha rivelato nella Sua Parola.

Infine, lo scopo fondamentale del Tempio è che in esso dimora la Shekhinah:

43:2 Ecco, la gloria dell’Elohim d’Israele veniva dal lato orientale. La Sua voce era come il rumore di grandi acque e la terra risplendeva della Sua gloria.
4 La gloria di HaShem entrò nella casa per la via della porta che guardava a oriente.
5 Lo Spirito mi portò in alto e mi condusse nel cortile interno; ed ecco la gloria di HaShem riempiva la casa.
7 Egli mi disse: «Figlio d’uomo, questo è il luogo del Mio trono, il luogo dove poserò la pianta dei Miei piedi; Io vi abiterò per sempre in mezzo ai figli d’Israele
9 ... e Io abiterò in mezzo a loro per sempre».

L’Eterno si identifica come “l’Elohim d’Israele” e Colui che abita in mezzo a questo popolo per sempre. Come nel primo Tempio -e a differenza del secondo-, la Sua Presenza sarà nuovamente nel santuario.
In armonia con tutti gli altri Profeti, e con tutte le Scritture, Yehezkel ribadisce l’Eternità del Patto e di tutte le istituzioni e celebrazioni stabilite nella Torah, che sarà finalmente osservata nel Regno Davidico del Messia.


Daniel

Il Profeta Daniel, della Tribù di Yehudah e di stirpe reale, fu il primo dei Profeti deportato in Babilonia, quando il Re Nabucodonosor assediò Yerushalaym ed effettuò la prima deportazione. Nella sua profezia c’è un ampio spazio per i gentili, ed incluso contiene un intero capitolo scritto da un gentile, lo stesso Re Nabucodonosor (il capitolo 4). Una particolarità di questo libro è che le profezie riguardanti i gentili sono scritte in aramaico, mentre che quelle concernenti Israele sono scritte in ebraico.
Il libro inizia in ebraico, fino a 2:4 “Allora i Caldei risposero al re in aramaico: «O re, possa tu vivere per sempre! Racconta il sogno ai tuoi servi e noi ne daremo l’interpretazione»”. Questo verso è per metà in ebraico “Allora i Caldei risposero al re in aramaico”, e poi continua, come lo stesso verso riferisce, in aramaico, fino a 8:27 “Allora, io, Daniel, svenni e fui malato per diversi giorni; poi mi alzai e feci gli affari del re. Io ero stupito della visione, ma nessuno se ne accorse”. Dal 9:1 fino alla fine del libro, è scritto in ebraico.

Le visioni apocalittiche di Daniel sono sempre state oggetto di controversie teologiche e speculazioni escatologiche che non sono attinenti a questo studio, perciò non si farà un’analisi approfondita su questo tema, ma soltanto alcuni accenni che riguardano l’argomento che ci interessa.
Dal sogno di Nabucodonosor nel capitolo 2 alle visioni di Daniel nei capitoli 7 e 8, i regni gentili sono rappresentati da diverse figure, e a grandi linee possono essere identificati in diversi periodi storici, coincidendo che il primo di questi regni è Babilonia stessa.

7:23 Ed egli mi disse: “La quarta bestia è un quarto regno sulla terra, diverso da tutti i regni, che divorerà tutta la terra, la calpesterà e la frantumerà.
24 Le dieci corna sono dieci re che sorgeranno da questo regno; e dopo quelli, sorgerà un altro re, che sarà diverso dai precedenti e abbatterà tre re.
25 Egli parlerà contro l’Altissimo, affliggerà i santi dell’Altissimo, e si proporrà di mutare i giorni festivi e la Legge; i santi saranno dati nelle sue mani per un tempo, dei tempi e la metà d’un tempo.
26 Poi si terrà il giudizio e gli sarà tolto il dominio; verrà distrutto e annientato per sempre.
27 Allora il regno, il potere e la grandezza dei regni che sono sotto tutti i cieli saranno dati al popolo dei santi dell’Altissimo; il Suo regno è un regno eterno, e tutte le potenze Lo serviranno e Gli ubbidiranno”.

Questa quarta bestia rappresenta il nemico finale del popolo di Elohim, ed è generalmente identificata con l’Impero Romano, di cui tutti gli imperi mondiali successivi sono gli eredi e di conseguenza, questa bestia multiforme rappresenta non solo Roma ma anche tutti i suoi successori, fino all’ultimo impero gentile. Non è oggetto di questo studio soffermarci sulle caratteristiche descritte di questa bestia, se non su un particolare: “si proporrà di mutare i giorni festivi e la Legge”. Questo è precisamente ciò che il cristianesimo erede di Roma ha fatto, e che nessuno dei riformatori ha corretto: ha sostituito il Shabat con il giorno del sole, le celebrazioni giudaiche con quelle pagane, il calendario biblico con quello romano (a questo si riferisce el termine “giorni festivi”, alle solennità istituite secondo il calendario ebraico).
C’e sufficiente evidenza che i primi discepoli di Yeshua di Natzaret osservavano sia il Shabat che le festività giudaiche. Chi ha cambiato queste cose?
Fino al terzo secolo dell’era comune, i cristiani gentili osservavano il settimo giorno della settimana come giorno di riposo e di culto; tuttavia, l’inquinamento prodotto dai costumi pagani era già in atto ed alcuni osservavano anche il giorno successivo, ossia la domenica (come fanno tuttora i copti). A stabilire definitivamente la messa al bando del Shabat ed ufficializzare il giorno del sole come quello da essere osservato dai cristiani sono stati i “padri della chiesa” nel Concilio di Laodicea (364 e.c.). Che coincidenza! Non è proprio Laodicea il simbolo della chiesa apostata? (Apocalisse 3:14-19). Questo concilio stabilì che i cristiani devono lavorare nel settimo giorno, e che riposarsi nel Shabat era “anatema al Cristo”. Il solo fatto che tale decreto sia stato emanato dal concilio costituisce un’evidenza che i cristiani, fino ad allora, osservavano il Shabat.
In precedenza, l’imperatore Costantino –personaggio ritenuto dai cristiani sinceri come il principale responsabile della paganizzazione del cristianesimo– proclamò un editto mettendo al bando il Shabat e ordinando che “nel venerabile giorno del sole i magistrati e la gente residente nelle città devono riposarsi, e chiudere tutti i negozi”. Il giorno del sole, cioè la domenica, era il giorno principale di culto per quasi tutti i pagani, e principalmente nel pantheon romano.
I Romani odiavano particolarmente i Giudei; per ben tre volte i Giudei avevano osato ribellarsi contro l’impero, e ciò produsse una particolare avversione dalla società romana nei confronti di tutto quanto fosse ebraico, a cominciare dal Shabat e le festività. L’imperatore Adriano mise fuorilegge il Giudaismo, ponendo enfasi nel vietare il riposo sabatico. La stessa gente che odiava i Giudei a motivo della loro fede è quella che ha stabilito i canoni del culto cristiano, e nell’intento di evitare qualunque somiglianza con il culto dei Giudei, ha sostituito le osservanze bibliche con quelle pagane.
Un precedente è stato segnato dall’antisemita per antonomasia, Antioco Epimane, che mise al bando il Shabat e le festività ebraiche. Questo è l’“uomo spregevole” di cui parla il Profeta Daniel in 11:21, un precursore degli imperatori romani.
A questo punto i sostenitori del culto domenicale solleveranno alcune obiezioni citando un verso del Nuovo Testamento che apparentemente legalizzerebbe la loro posizione, ma si tratta appunto di una traduzione dal greco non molto esatta, tema di cui parliamo nello studio del Nuovo Testamento qui.
Per concludere con l’esame della frase “si proporrà di mutare i giorni festivi e la Legge”, opera di un iniquo, i cristiani dovrebbero chiedersi seriamente chi ha fatto questo, e perché loro osservano il calendario romano, il giorno di culto romano e le feste romane...

Passiamo adesso ad occuparci di quello che Daniel ha profetizzato riguardante Israele..

9:20 Io parlavo, pregando e confessando il mio peccato e il peccato del mio popolo Israele, e presentavo la mia supplica a HaShem, al mio Elohim, per il monte santo del mio Elohim.
21 Mentre stavo ancora parlando in preghiera, quell’uomo, Gabriel, che avevo visto prima nella visione, mandato con rapido volo, si avvicinò a me all’ora dell’offerta della sera.
24 Settanta settimane sono state fissate riguardo al tuo popolo e alla tua santa città, per far cessare la perversità, per mettere fine al peccato, per espiare l’iniquità e stabilire una giustizia eterna, per sigillare visione e profezia e per ungere il luogo santissimo.
25 Sappi dunque e comprendi bene: dal momento in cui è uscita la parola di restaurare e ricostruire Yerushalaym fino all’apparire di un unto, di un capo, ci saranno sette settimane; e in sessantadue settimane essa sarà restaurata e ricostruita, piazza e mura, ma in tempi angosciosi.
26 Dopo le sessantadue settimane un unto sarà soppresso, nessuno sarà per lui. Il popolo d’un capo che verrà, distruggerà la città e il santuario; la sua fine verrà come un’inondazione ed è decretato che vi saranno devastazioni sino alla fine della guerra.
27 Egli stabilirà un patto con molti, per una settimana; in mezzo alla settimana farà cessare sacrificio e offerta; sulle ali delle abominazioni verrà un devastatore. Il devastatore commetterà le cose più abominevoli, finché la completa distruzione, che è decretata, non piombi sul devastatore.

Le 70 settimane è un argomento di cui si parla molto e sul quale si elaborano delle teorie più assurde in modo tale di poter accomodare questa profezia alle idee dei dispensazionalisti ed altri teorici del cristianesimo.
Se l’adempimento di questa profezia riguarda almeno parzialmente tempi passati, si deve partire proprio dal momento in cui queste 70 settimane dovrebbero iniziare a contarsi: “dal momento in cui è uscita la parola di restaurare e ricostruire Yerushalaym” – Questa “parola” non è un’ordine (com’è mal tradotto in diverse versioni) e nemmeno un editto. Le date proposte dall’escatología cristiana non hanno nessun fondamento, perché prendono come riferimento la cronologia greca, ignorando il calendario ebraico sul quale si basano Daniel e tutta la Bibbia. In base a queste date incomprensibili che non coincidono con gli eventi storici che molti vorrebbero far coincidere, si ha costruito una speculazione teologica inaccettabile. In virtù dell’estensione che merita lo studio di questa profezia, la tratteremo separatamente, nel capitolo su “Le Settanta Settimane”.

10:5 Alzai gli occhi, guardai, ed ecco un uomo, vestito di lino, che aveva ai fianchi una cintura d’oro di Ufaz.
10:6 Il suo corpo era come crisolito, la sua faccia splendeva come la folgore, i suoi occhi erano come fuoco fiammeggiante, le sue braccia e i suoi piedi erano come il rame splendente e il suono della sua voce era come il rumore d’una moltitudine...
10:13 Ma il capo del regno di Persia m’ha resistito ventun giorni; però Mikhael, uno dei principali prìncipi, è venuto in mio soccorso e io sono rimasto là presso i re di Persia.
12:1 In quel tempo sorgerà Mikhael, il grande principe, il difensore dei figli del tuo popolo.

In questa visione al Profeta si presenta un uomo che dal suo aspetto si può definire come un angelo –probabilmente lo stesso Gabriel che gli aveva rivelato le visioni precedenti–, il quale ha avuto un combattimento con “il capo del regno di Persia”, un’entità spirituale che domina su quella nazione. Poi è stato assistito da Mikhael, “il grande principe”, l’arcangelo (termine d’origine greco che in ebraico corrisponde a “principe”), che è “il difensore dei figli del tuo popolo”. Queste definizioni ci portano ad una riflessione: tutte le nazioni, regni e popoli sono sottoposti a delle autorità spirituali (vedi Luca 4:5-6; Efesini 6:12), agenti del nemico, angeli “caduti” che combattono contro i messaggeri dell’Eterno, come in questo caso il capo spirituale di Persia. Anche Israele, come tutti i popoli, ha un principe spirituale, ma a differenza delle nazioni gentili, questo è Mikhael.

12:1 In quel tempo sorgerà Mikhael, il grande principe, il difensore dei figli del tuo popolo; vi sarà un tempo di angoscia, come non ce ne fu mai da quando sorsero le nazioni fino a quel tempo; e in quel tempo, il tuo popolo sarà salvato; cioè, tutti quelli che saranno trovati iscritti nel libro.
2 Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno; gli uni per la vita eterna, gli altri per la vergogna e per una eterna infamia.
3 I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento e quelli che avranno insegnato a molti la giustizia risplenderanno come le stelle in eterno.

Daniel, in piena armonia con tutto il messaggio profetico delle Scritture, annuncia la salvezza del popolo d’Israele, dopo i tempi di angoscia, persecuzioni e massacri compiuti dalle nazioni gentili – nessun accenno all’apostasia, come certi teologi ipotizzano, e nemmeno ad una tribolazione posteriore alla risurrezione dei morti, ma precedente. Israele sarà insieme a tutti i gentili che si risveglieranno per entrare nella loro destinazione finale. Non esiste alcun fondamento scritturale per sostenere che ci sarà una risurrezione (e conseguente “rapimento”) precedente alla tribolazione del popolo dell’Eterno. Oppure, i redenti tra i gentili non appartengono al popolo dell’Eterno? Il “tuo popolo” è qui identificato con “tutti quelli che saranno trovati iscritti nel libro”, quindi, se qualcuno pensa di concludere la propria storia – ovvero, essere “rapito”– prima che tutto Israele sia salvato, sicuramente questa persona non s’identifica con coloro che saranno trovati iscritti nel libro!
Questo brano è anche uno dei pochi nelle Scritture Ebraiche che parla chiaramente sulla risurrezione dei morti e del giudizio finale verso un destino definitivo. Non esistono cose tali come “gilgul” né altre aberrazioni simili che si proposero in settori del giudaismo durante il tardo Medio Evo ed hanno allontanato gran parte del giudaismo presente dalla verità rivelata nella Torah, i Profeti e gli Scritti.


Zekharyah (Zaccaria)

Zekharyah era contemporaneo del Profeta Haggai (Aggeo), nel periodo in cui il ritorno dei Giudei da Babilonia a Yerushalaym era iniziato e la ricostruzione della città e il Tempio era in corso, circa vent’anni dopo l’editto di Ciro.

1:1 Nell’ottavo mese del secondo anno di Dareyavesh, la parola di HaShem fu rivolta al profeta Zekharyah, figlio di Berekyah, figlio d’Iddo, in questi termini:

Erano trascorsi esattamente due secoli da quando la Casa di Israele era stata deportata dagli Assiri. Anche dopo aver convissuto 70 anni di esilio con i loro fratelli Giudei, non si ravvidero e non si riunirono a loro, ma rimasero separati fino ai nostri giorni. Tuttavia, il loro ricordo era presente nel cuore dei Profeti Giudei, e Zekharyah parla ancora, molto chiaramente, di queste due Case, e profetizza separatamente per l’una e per l’altra.

1:19 Chiesi all’angelo che parlava con me: «Che significano queste corna?» Egli mi rispose: «Queste sono le corna che hanno disperso Yehudah, Israele e Yerushalaym».
20 HaShem mi fece vedere quattro fabbri.
21 Chiesi: «Questi che vengono a fare?» Egli mi rispose: «Quelle sono le corna che hanno disperso Yehudah, tanto che nessuno alzava più il capo; ma questi vengono per spaventarle, per abbattere le corna delle nazioni che hanno alzato il loro corno contro il paese di Yehudah per disperderne gli abitanti».

Il Profeta distingue con precisione tre unità definite: Yehudah, Israele e Yerushalaym. La comprensione della specificità di ciascuna di esse è essenziale per capire il Nuovo Testamento e principalmente il ministerio di Yeshua:
1) Yehudah sono i Giudei, il popolo della Torah, coloro che hanno mantenuto la fedeltà al Patto Sinaitico.
2) Israele sono le “Tribù perdute”, quelli che Hoshea definì come “Lo-Ruhamah” e “Lo-Ammi”, quel popolo che s’allontanò dal Patto in modo irreversibile, ne fu escluso ed è tuttora disperso tra i gentili senza più distinguersi da loro.
3) Yerushalaym, benchè fa parte di Yehudah, rappresenta l’unione di tutto il popolo degli eletti; deve ritornare ad essere il punto di riferimento per la Casa di Israele e non solo per questa, ma anche per tutti i gentili (vedi commento a Isaia 56:3-8). Yerushalaym è la città che David fondò perché non fosse solo di Yehudah, ma per riunire entrambi i popoli in uno solo.
Il Profeta poi continua enfatizzando l’importanza particolare della Casa di Yehudah, e la colpa delle nazioni nei suoi confronti.

1:14 Allora l’angelo che parlava con me disse: «Grida e di’: Così parla Adonay Tzevaot: “Io provo una gran gelosia per Yerushalaym e per Tzion;
1:15 provo un grande sdegno contro le nazioni che se ne stanno ora tranquille e che, quando Io M’indignai un poco contro di essa, contribuirono ad accrescere la sua disgrazia”.
1:16 Perciò così parla HaShem: “Io mi rivolgo di nuovo a Yerushalaym con compassione; la Mia casa sarà ricostruita”, dice Adonay Tzevaot, “e la corda sarà di nuovo tesa su Yerushalaym”.
1:17 Grida ancora e di’: Così parla Adonay Tzevaot: “Le Mie città traboccheranno ancora di beni, HaShem consolerà ancora Tzion e sceglierà ancora Yerushalaym”»
2:7 «Sù, Tzion, mettiti in salvo, tu che abiti con la figlia di Babilonia!»
2:8 Infatti così parla Adonay Tzevaot: «È per rivendicare la Sua gloria che Egli mi ha mandato verso le nazioni che hanno fatto di voi la loro preda; perché chi tocca voi, tocca la pupilla dell’occhio suo».

L’Eterno ribadisce la Sua elezione. Yerushalaym , come si è già detto, ha una valenza universale, e riunisce la Casa di Israele a quella di Yehudah; Tzion invece, anche se spesso entrambi i termini sembrano sinonimi, si riferisce più specificamente ai Giudei, la Casa di David, come il popolo che possiede lo scettro a Yerushalaym. Infatti, di Tzion l’Eterno dice: “tu che abiti con la figlia di Babilonia”, specifico riferimento alla Casa di Yehudah, che fu deportata in Babilonia – come si vedrà più avanti, la Casa di Israele è nominata in rapporto con l’Assiria, non con Babilonia. I Giudei chiamano “Tzion” tutta la loro terra; da qui il termine “Sionismo”. Tzion è la Yerushalaym giudaica.

2:11 «In quel giorno molte nazioni s’uniranno a HaShem e diventeranno Mio popolo; Io abiterò in mezzo a te e tu conoscerai che Adonay Tzevaot mi ha mandato da te.
12 HaShem possederà Yehudah, come Sua parte nella terra santa, e sceglierà ancora Yerushalaym.

Il Profeta estende la promessa di redenzione ai gentili... “molte nazioni s’uniranno a HaShem e diventeranno Mio popolo”, ciò che Hoshea aveva profetizzato sulla Casa di Israele! (vedi commento a Hoshea 1:10). Chi sono queste “molte nazioni”? Il Profeta lo accennerà più avanti. Tuttavia, l’Eterno ribadisce che la Sua elezione ricade sulla Casa di Yehudah.

4:2 Mi chiese: «Che vedi?» Io risposi: «Ecco, vedo un candelabro tutto d’oro, che ha in cima un vaso, ed è munito delle sue sette lampade e di sette tubi per le lampade che stanno in cima;
3 vicino al candelabro stanno due ulivi: l’uno a destra del vaso e l’altro alla sua sinistra».
11 «Che significano questi due ulivi a destra e a sinistra del candelabro?»
12 Per la seconda volta io presi a dire: «Che significano questi due ramoscelli d’ulivo che stanno ai lati dei due condotti d’oro per cui scorre l’olio dorato?»
13 Egli mi disse: «Non sai che cosa significano queste cose?» Io risposi: «No, Mio Adonay!»
14 Allora egli disse: «Questi sono i due unti che stanno presso l’Elohim di tutta la terra».

Queste parole sono cariche di profondo significato. Il candelabro a sette braccia, ovvero, la “Menorah”, è per eccellenza il simbolo del Giudaismo. L’ulivo altresì rappresenta il popolo Ebreo, Israele. Qui il Profeta vede due di ciascuno: due popoli, e due “unti”. Perché due? Nell’ottica delle Scritture Ebraiche, naturalmente si riferisce alla Casa di Israele e la Casa di Yehudah, ma nel Nuovo Testamento troviamo che il candelabro rappresenta anche un’altra unità: “Il mistero delle sette stelle che hai viste nella mia destra, e dei sette candelabri d’oro: Le sette stelle sono gli angeli delle sette assemblee, e i sette candelabri sono le sette assemblee” (Apocalisse 1:20) – Quindi, il candelabro rappresenta anche l’assemblea dei redenti da Yeshua. Lo stesso simbolo che rappresenta Israele rappresenta anche l’assemblea dei discepoli di Yeshua, due candelabri! E ci sono anche due ulivi, Israele e Yehudah – a quale di questi due si riferisce Shaul di Tarso nella lettera ai Romani, capitolo 11? “Infatti se tu sei stato tagliato dall’olivo selvatico per natura e sei stato contro natura innestato nell’olivo domestico, quanto più essi, che sono i rami naturali, saranno innestati nel loro proprio olivo” (Romani 11:24). Risulta chiaro che l’ulivo selvatico si riferisce ai gentili, ma chi sono quelli che sono stati “tagliati dal proprio ulivo” (quello domestico) essendo “i rami naturali”? Non certamente i Giudei, ma la Casa di Israele! Infatti, l’Apostolo parla proprio d’Israele, che tramite la grazia può rientrare nel Patto e riunirsi all’ulivo originale, di cui la radice, il fusto e i rami non tagliati sono i Giudei. Questo argomento sarà approfondito più avanti, quando tratteremo la lettera ai Romani.
Il Profeta dice anche che questi due ulivi sono due “unti”, ed anche questo è in armonia con il Nuovo Testamento: “Questi sono i due olivi e i due candelabri che stanno nel cospetto del Sovrano della terra” (Apocalisse 11:4), un riferimento a Zekharyah 4:14. I due ulivi sono anche due “unti”, che in ebraico si dice: due “Messia”! Ci sono dunque due Messia? Certamente, il Messia ben-Yosef, Yeshua di Natzaret, che è venuto per riscattare la Casa di Israele, secondo la sua propria dichiarazione “Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della Casa di Israele” (Matteo 15:24); ed il Messia ben-David, colui che verrà per la Casa di Yehudah e riunirà finalmente ad essa la Casa di Israele. Due popoli, due Messia, ma questi due popoli sono in realtà uno, come i due Messia sono uno. Elohim è Uno, ed ha scelto un popolo, con il quale ha suggellato un Patto con la promessa di un Messia; parte di questo popolo si è allontanata dal Patto e si è separata dai suoi fratelli, così si sono diversificati il piano di redenzione e la missione del Messia: prima egli deve riscattare coloro che sono stati esclusi dal Patto, e questa è la prima parte del suo ministerio; poi verrà a compiere ciò che le Scritture descrivono più specificamente come la sua missione, quella che riguarda la Casa di Yehudah, come segue:

6:12 Gli parlerai e gli dirai: Così parla Adonay Tzevaot: “Ecco un uomo, che si chiama il Germoglio, germoglierà nel suo luogo e costruirà il Tempio di HaShem;
13 egli costruirà il Tempio di HaShem, riceverà gloria, si siederà e dominerà sul suo trono, sarà kohen sul suo trono e vi sarà fra i due un accordo di pace”.

Questo è il Messia che i Giudei aspettano, perché così è come viene presentato nelle Scritture. Egli “costruirà il Tempio di HaShem” e “si siederà e dominerà sul suo trono”. Egli stabilirà il Regno Davidico in Yerushalaym e riunirà tutti i redenti:

8:7 Così parla Adonay Tzevaot: «Ecco, Io salvo il Mio popolo dalla terra d’oriente e dalla terra d’occidente;
8 li ricondurrò ed essi abiteranno in mezzo a Yerushalaym; essi saranno Mio popolo e Io sarò loro Elohim con fedeltà e con giustizia».

Il piano di salvezza per il popolo eletto si completa con il ritorno a Tzion, la Terra d’Israele. Nei brani successivi, il Profeta espone come questo ritorno avviene prima per la Casa di Yehudah, precedente alla venuta del Messia; egli poi farà ritornare anche la Casa di Israele.

8:13 Così come siete stati una maledizione fra le nazioni, così, o Casa di Yehudah e Casa di Israele, Io vi salverò e sarete una benedizione. Non temete! Si fortifichino le vostre mani!».

Il Profeta introduce la sua esposizione sulla promessa di salvezza, che comprende entrambi i popoli, i Giudei da una parte, e la Casa di Israele dall’altra. Successivamente, si dedica particolarmente alla Casa di Yehudah:

8:15 Così di nuovo ho pensato in questi giorni di fare del bene a Yerushalaym e alla Casa di Yehudah; non temete!
19 «Così parla Adonay Tzevaot: “Il digiuno del quarto, il digiuno del quinto, il digiuno del settimo e il digiuno del decimo mese diventeranno per la Casa di Yehudah una gioia, un gaudio, feste d’esultanza; amate dunque la verità e la pace”».

La celebrazione delle solennità bibliche è una caratteristica della Casa di Yehudah –infatti, in questo brano la Casa di Israele non viene nominata–, e la loro fedeltà nell’osservarle sarà premiata nell’Era Messianica, quando i digiuni si trasformeranno in festività di gioia. Evidentemente, le solennità che l’Eterno ha ordinato nella Torah si celebreranno in perpetuo, com’Egli stesso ha stabilito, e coloro che le osservano nel presente riceveranno la ricompensa.

8:22 Molti popoli e nazioni potenti verranno a cercare Adonay Tzevaot a Yerushalaym e a implorare il favore di HaShem».
23 Così parla Adonay Tzevaot: «In quei giorni avverrà che dieci uomini di tutte le lingue delle nazioni piglieranno un Giudeo per il lembo della veste e diranno: “Noi verremo con voi perché abbiamo udito che Elohim è con voi”».

Così come la Shekhinah dimorava nel primo Tempio, la Presenza dell’Eterno sarà a Yerushalaym nel Regno Messianico. I popoli andranno là a cercare l’Eterno ed “implorare il Suo favore”. Per quale motivo dovrà essere così, se la salvezza si è sparsa in tutta la terra, in mezzo a tutti i popoli, nazioni e lingue? Non si potrà cercare il Suo favore restando a casa?... Ciò che il Profeta scrive ha un significato preciso; nelle Scritture ci sono dei dettagli che non devono essere trascurati o minimizzati, perciò è importante riflettere su questa frase: “dieci uomini di tutte le lingue delle nazioni piglieranno un Giudeo per il lembo della veste” – Dove troviamo nelle Scritture questo stesso rapporto “veste/dieci/uno”? Nel seguente brano:

1Re 11:30 Ahiyah prese il mantello nuovo che aveva addosso, lo strappò in dodici pezzi,
31 e disse a Yarov’am: «Prendine per te dieci pezzi, perché HaShem, Elohim d’Israele, dice così: “Ecco, Io strappo questo regno dalle mani di Shlomoh, e te ne darò dieci Tribù;
32 a Shlomoh resterà una Tribù per amor di David mio servo, e per amor di Yerushalaym, della città che ho scelta fra tutte le Tribù d’Israele”».

Il numero delle nazioni nelle Scritture è, come abbiamo già precisato, il settanta (vedi commento a Yehezkel 8:6-14), così come il dodici rappresenta Israele. Quindi, il dieci non è un numero che si applichi particolarmente ai gentili, ma rappresenta le Tribù della Casa di Israele, le quali si trovano in mezzo a tutte le lingue e nazioni. Chi sono dunque questi dieci uomini? I redenti della Casa di Israele, salvati per grazia, che conosceranno allora la loro vera identità e dovranno finalmente osservare la Torah, perciò dovranno riconoscere il popolo che ha conservato il patto, i Giudei, come loro maestri.
Nel Nuovo Testamento troviamo degli esempi simili: dieci vergini (Matteo 25:1-13), dieci lebbrosi (Luca 17:11-19), dieci servi (Luca 19:12-27). Sono dieci le vergini che aspettano lo sposo, e sono dieci le Tribù che aspettano la redenzione; sono dieci i servi ai quali l’uomo nobile ha incaricato di fruttare i suoi beni, e sono dieci le Tribù dei figli d’Israele che riceveranno potestà di governare nel Regno al suo ritorno; sono dieci i lebbrosi guariti da Yeshua, e questi erano “al confine tra Samaria e la Galilea dei Gentili”. Questi episodi saranno approfonditi nello studio del Nuovo Testamento, tuttavia, è interessante accennare qualcosa sull’evento dei dieci lebbrosi guariti: questi erano infatti non Giudei, ma dei popoli risultanti dalla mistura fra i discendenti delle dieci Tribù e popoli gentili (in mezzo ai quali Yeshua svolse il suo ministerio), nella loro condizione erano letteralmente recisi dal popolo, come la Casa di Israele fu recisa dall’ulivo ed esclusa dalle benedizioni riservate ai Giudei. La loro guarigione operata da Yeshua li permise di essere riammessi, e rappresenta la salvezza ricevuta per grazia, tuttavia, Yeshua li ordinò di “presentarsi ai kohanim”, ciò significa che la loro salvezza ha uno scopo: farli ritornare all’osservanza della Torah. Per questo motivo, questi dieci uomini che saranno entrati nell’Era Messianica perché salvati tramite Yeshua, dovranno adempiere lo scopo della loro salvezza, e ritornare all’osservanza del Patto, perciò prenderanno per la veste un Giudeo affinché li sia di guida.

9:1 ...poiché HaShem ha l’occhio su tutti gli uomini e su tutte le Tribù d’Israele.

A conferma di ciò che è stato appena detto (ricordiamo che le Scritture non erano divise in capitoli e versetti quando furono scritte), il Profeta spiega il motivo per cui questi dieci uomini cercheranno la guida di un Giudeo, perché l’Eterno “ha l’occhio su tutti gli uomini e su tutte le Tribù d’Israele”.

9:9 Esulta grandemente, o figlia di Tzion, manda grida di gioia, o figlia di Yerushalaym; ecco, il tuo re viene a te; egli è giusto e vittorioso, umile, in groppa a un asino, sopra un puledro, il piccolo dell’asina.
10 Io farò sparire i carri da Efrayim, i cavalli da Yerushalaym e gli archi di guerra saranno distrutti. Egli parlerà di pace alle nazioni, il suo dominio si estenderà da un mare all’altro, e dal fiume sino alle estremità della terra.
11 Per te, Israele, a motivo del sangue del tuo Patto, io libererò i tuoi prigionieri dalla fossa senz’acqua.

Il riferimento all’entrata di Yeshua in Yerushalaym è chiaro. Si noti che qui non parla più di Yehudah, ma di Efrayim, ovvero, della Casa di Israele. La “figlia di Tzion” infatti, chi è se non colei che fu generata da Tzion, l’assemblea dei redenti?
Israele, a motivo del sangue del tuo Patto” – Il sangue del Patto d’Israele! Quindi, questo è il Patto a cui Yeshua fa riferimento: “Allo stesso modo, dopo aver cenato, diede loro il calice dicendo: «Questo calice è il nuovo Patto nel mio sangue, che è versato per voi»” (Luca 22:20). Questo non è il Patto di Yehudah, ma d’Israele. Il Patto di riscatto di cui la Casa di Israele, esclusa dal Patto Mosaico, ha bisogno.

9:13 Poiché io piego Yehudah come un arco, armo l’arco con Efrayim ed ecciterò i tuoi figli, o Tzion, contro i tuoi figli, o Yavan, e ti renderò simile alla spada di un eroe.

I due popoli dell’Eterno combattono assieme, anche se non si riconoscono a vicenda; entrambi sono figli di Tzion e l’arma di Elohim.

10:3 ... Adonay Tzevaot visita il Suo gregge, la Casa di Yehudah, e ne fa come il suo cavallo d’onore nella battaglia.

Tuttavia, il gregge dell’Eterno degli Eserciti è la Casa di Yehudah; Egli combatte le sue battaglie, come siamo noi stessi testimoni da quando l’Eterno ha stabilito lo Stato di Israele – anche se si chiama Israele, vedremo più avanti come il Profeta si riferisce a questo Stato chiamandolo “Yehudah”.

10:6 Io rafforzerò la Casa di Yehudah, salverò la Casa di Yosef e li ricondurrò perché ho pietà di loro; saranno come se non li avessi mai scacciati, perché Io sono HaShem, il loro Elohim, e li esaudirò.
7 Quelli di Efrayim saranno come un prode e il loro cuore si rallegrerà come per effetto del vino; i loro figli lo vedranno e si rallegreranno, il loro cuore esulterà in Adonay.
8 Con un fischio li raccoglierò perché li voglio riscattare; essi si moltiplicheranno come già si moltiplicarono.
9 Poi li disperderò fra i popoli, essi si ricorderanno di Me nei paesi lontani; vivranno con i loro figli e torneranno.
10 Io li farò tornare dal paese d’Egitto e li raccoglierò dall’Assiria; li farò venire nel paese di Gil’ad e in Libano, ma non vi si troverà posto sufficiente per loro.

È importante notare la precisione con cui il Profeta s’esprime: “rafforzerò” la Casa di Yehudah e “salverò” la Casa di Yosef – il termine rafforzare significa confermare, consolidare, fortificare qualcuno o qualcosa che è già stabilita; i Giudei saranno fortificati nella loro fedeltà al Patto, mentre la Casa di Yosef, ovvero di Israele, dev’essere salvata, riscattata, perché si trova fuori dal Patto, dev’essere ricondotta alla condizione in cui i Giudei si trovano. Allora saranno pienamente ristabiliti, e si rallegreranno.
“Io li farò tornare dal paese d’Egitto e li raccoglierò dall’Assiria”; abbiamo già visto in Zekharyah 2:7 che i Giudei sono identificati con il Suo popolo che ritorna da Babilonia, mentre qui ci parla dell’Egitto e l’Assiria, e questo non può riferirsi ai Giudei –i quali non sono stati deportati in Assiria–, ma si riferisce alla Casa di Israele. Nel secondo libro dei Re leggiamo che ci furono tre deportazioni effettuate dagli Assiri: le prime due da Tiglat-Pileser III e l’ultima da Sargon II; il tempo trascorso tra la prima e l’ultima è stato di circa vent’anni, nei quali molti degli Israeliti, vedendo avvicinarsi la fine del loro Regno, si rifugiarono in Egitto. Quindi, la Casa di Israele si sparse verso l’oriente, quella deportata in Assiria, e verso l’occidente, quelli che fuggirono in Egitto. Questi si sono mescolati fra i popoli gentili, e di loro si sono perse le tracce, appunto, sono le “Tribù perdute”, quelle che Yeshua è venuto a riscattare.

11:10 Presi allora il mio bastone Favore e lo spezzai, per annullare il Patto che avevo stretto con tutti i popoli.
11 Quello fu annullato in quel giorno e le pecore più misere del gregge, che mi osservavano, conobbero che quella era la parola di HaShem.
12 Io dissi loro: «Se vi sembra giusto, datemi il mio salario; se no, lasciate stare». Ed essi mi pesarono il mio salario: trenta sicli d’argento.
13 HaShem mi disse: «Gettalo per il vasaio, questo magnifico prezzo con cui mi hanno valutato!» Io presi i trenta sicli d’argento e li gettai nella casa di HaShem per il vasaio.
14 Poi spezzai l’altro bastone Vincoli, per rompere la fratellanza fra Yehudah e Israele.

Queste parole sono profondamente significative. Trenta sicli d’argento è il prezzo con cui Yeshua fu valutato; leggiamo com’è scritto nell’Evangelo: “e disse loro: «Che cosa siete disposti a darmi, se io ve lo consegno?» Ed essi gli fissarono trenta sicli d’argento... E, tenuto consiglio, comprarono con quel denaro il campo del vasaio perché servisse per la sepoltura degli stranieri... E presero i trenta sicli d’argento, il prezzo di colui che era stato venduto, come era stato valutato dai figli d’Israele, e li diedero per il campo del vasaio, come me l’aveva ordinato Adonay” (Matteo 26:15; 27:7,9,10). È interessante ciò che l’Evangelista aggiunge: “come era stato valutato dai figli d’Israele”, frase che non si trova nel testo originale delle Scritture Ebraiche, ma che probabilmente fu aggiunta per evidenziare che la profezia è attinente non ai Giudei, ma alla Casa di Israele.
In seguito a questo chiaro riferimento a Yeshua, c’è una dichiarazione sconcertante: “Poi spezzai l’altro bastone Vincoli, per rompere la fratellanza fra Yehudah e Israele” – cosa può significare questo? I fatti storici dimostrano l’adempimento di questa profezia: dopo la controversia nata tra i Giudei e i discepoli di Yeshua, non c’è mai stata nella storia una separazione così netta e lunga quanto quella tra Giudei e cristiani! Quindi, cosa c’entra Israele? Perchè il Profeta dice che questo salario pagato per qualcuno avrebbe rotto la fratellanza tra Yehudah e Israele? Chi è dunque, Israele? La conclusione naturale è che la Casa di Israele in qualche modo ha a che fare con i discepoli di Yeshua.

12:1 Oracolo, parola di HaShem, riguardo a Israele. Parola di HaShem che ha disteso i cieli e fondata la terra, e che ha formato lo spirito dell’uomo dentro di lui.
2 «Ecco, Io farò di Yerushalaym una coppa di stordimento per tutti i popoli circostanti; questo concernerà anche Yehudah, quando Yerushalaym sarà assediata.
3 In quel giorno avverrà che Io farò di Yerushalaym una pietra pesante per tutti i popoli; tutti quelli che se la caricheranno addosso ne saranno malamente feriti e tutte le nazioni della terra si aduneranno contro di lei».

Eccoci nel tempo presente! Yerushalaym è diventata veramente una coppa di stordimento per tutti i popoli circostanti, una pietra pesante per tutti, e tutti quelli che se la caricano addosso ne sono malamente feriti... proprio questa città è il pomo della discordia, tutte le nazioni si occupano di lei, e vogliono immischiarsi nei suoi affari, dividerla, internazionalizzarla, regalarla ai musulmani, ecc., e non riescono mai a concludere niente, anzi, governi di potenze sono caduti a causa di voler risolvere qualcosa non secondo la volontà di Elohim, che è che questa città sia riconosciuta come capitale di Israele. Molti sono stati malamente feriti per questo, e tutti sono contro di lei – basta considerare le inique risoluzioni dell’ONU ed i falliti assurdi piani di pace!
“Questo concernerà anche Yehudah”; certamente, Yehudah, nome con cui il Profeta giustamente definisce lo Stato di Israele, è il principale interessato.

12:4 «In quel giorno», dice HaShem, «Io colpirò di smarrimento tutti i cavalli, e di delirio quelli che li cavalcano; Io aprirò i Miei occhi sulla Casa di Yehudah, ma colpirò di cecità tutti i cavalli dei popoli.
5 I capi di Yehudah diranno in cuor loro: “Gli abitanti di Yerushalaym sono la mia forza in Adonay Tzevaot, loro Elohim”.
6 In quel giorno, Io renderò i capi di Yehudah come un braciere ardente in mezzo alla legna, come una torcia accesa in mezzo ai covoni; essi divoreranno a destra e a sinistra tutti i popoli circostanti; Yerushalaym sarà ancora abitata nel suo proprio luogo, a Yerushalaym.
7 HaShem salverà prima le tende di Yehudah, perché la gloria della casa di David e la gloria degli abitanti di Yerushalaym non s’innalzi al di sopra di Yehudah.
8 In quel giorno HaShem proteggerà gli abitanti di Yerushalaym; colui che fra loro vacilla sarà, in quel giorno, come David; la casa di David sarà come Elohim, come l’angelo di HaShem davanti a loro..
9 In quel giorno, Io avrò cura di distruggere tutte le nazioni che verranno contro Yerushalaym».

All’inizio dello studio di questo libro si è precisato la specificità di Yerushalaym, la quale anche se appartiene a Yehudah, rappresenta l’unione di tutto il popolo degli eletti ed è la città che David fondò perché non fosse solo di Yehudah, ma per riunire entrambi i popoli in uno solo. Per questo motivo qui il Profeta chiarisce che la “Casa di David” non s’innalzi al di sopra dei Giudei. Elohim ribadisce che Egli combatte per i Giudei, per Israele, e li proteggerà. Non ci si trova alcun luogo per collocare alcun presunto “accordo” dei Giudei con nessun capo mondiale, cioè, il famigerato anticristo, come alcuni insegnano – definitivamente, chi predica tali teorie, sappia che sta insegnando una falsa dottrina.

12:10 «Spanderò sulla Casa di David e sugli abitanti di Yerushalaym lo Spirito di grazia e di supplicazione; essi guarderanno a Me, a Colui che essi hanno trafitto, e ne faranno cordoglio come si fa cordoglio per un figlio unico, e lo piangeranno amaramente come si piange amaramente un primogenito».

Qui l’Eterno Benedetto dice: “essi guarderanno a Me, a Colui che essi hanno trafitto” e non c’è un’altra traduzione possibile:
אלי את אשׁר־דקרו “elay et asher dakaru”, vuol dire esattamente “a Me, a Colui che hanno trafitto”, ed il verbo indica trafiggere, fare una ferita profonda, attraversare le carni. Chi dice questo è YHVH!
Il Profeta parla del tempo della battaglia finale delle nazioni contro Israele, quando verrà il Messia, ma prima di questo, i Giudei lo piangeranno come si piange un primogenito e riconosceranno che è lo stesso Messia ch’era venuto a riscattare la Casa di Israele.

14:14 Yehudah stesso combatterà in Yerushalaym; le ricchezze di tutte le nazioni circostanti saranno ammassate: oro, argento, vesti in grande abbondanza.

Il Profeta fa una descrizione della battaglia finale di “Yehudah”, cioè, lo Stato di Israele, contro tutte le nazioni che verranno per togliergli la città di Yerushalaym. Questa è una situazione completamente plausibile nei nostri giorni, quando è ipotizzabile una risoluzione delle Nazioni Unite contro Israele dichiarando Yerushalaym parte di un altro stato oppure territorio internazionale; in tale caso, lo Stato di Israele sicuramente si rifiuterà, e l’ONU sarà pronta ad intervenire. Allora Yehudah combatterà in Yerushalaym, e vincerà.

14:16 Tutti quelli che saranno rimasti di tutte le nazioni venute contro Yerushalaym, saliranno di anno in anno a prostrarsi davanti al Re, Adonay Tzevaot, e a celebrare la festività di Sukkot.
17 Quanto a quelli delle famiglie della terra che non saliranno a Yerushalaym per prostrarsi davanti al Re, Adonay Tzevaot, non cadrà pioggia su di loro.

Una descrizione della realtà nell’Era Messianica. Tutti i gentili che saranno entrati, dovranno osservare le festività giudaiche! Pena la siccità. Come faranno coloro che predicano che la Torah non dev’essere osservata, perché è un “vecchio patto” che è stato sostituito da uno nuovo? Patiranno la sete!

14:21 Ogni pentola a Yerushalaym e in Yehudah sarà consacrata a Adonay Tzevaot; tutti quelli che offriranno sacrifici ne verranno a prendere per cuocervi le carni; e in quel giorno non ci saranno più Cananei nella casa di Adonay Tzevaot.

E si offriranno dei sacrifici! Quindi, il Tempio descritto dal Profeta Yehezkel, con tutte le sue funzioni, è profetizzato anche da Zekharyah. Vuol dire che sarà veramente così. La Torah sarà ristabilita a livello universale.


Malakhi (Malachia)

Il Profeta Malakhi, il cui nome significa “Mio Angelo”, oppure “Mio Messaggero”, è probabilmente del periodo post-esilico, ma non ci sono certezze. Non ci dice neppure la sua famiglia d’appartenenza, né in quale tempo ha profetizzato. Il suo libro inizia così: “Oracolo, parola di HaShem, rivolta a Israele per mezzo di Malakhi”. È possibile che Malakhi non sia il suo vero nome, ma che egli semplicemente s’identifichi come un messaggero dell’Eterno. In ebraico non ci sono maiuscole e minuscole per distinguere se una parola è un nome proprio o comune, quindi, questa introduzione potrebbe benissimo tradursi così:

1:1 Oracolo, parola di HaShem, rivolta a Israele per mezzo del Mio messaggero.

Infatti, il mandato del “messaggero” è un elemento distintivo della sua profezia.

3:1 «Ecco, Io vi mando il Mio messaggero, che spianerà la via davanti a Me e subito HaShem, che voi cercate, l’Angelo del Patto, che voi desiderate, entrerà nel Suo Tempio. Ecco egli viene», dice Adonay Tzevaot.
2 Chi potrà resistere nel giorno della Sua venuta? Chi potrà rimanere in piedi quando Egli apparirà? Egli infatti è come il fuoco del fonditore, come la potassa dei lavatori di panni.
3 Egli si metterà seduto, come chi raffina e purifica l’argento, e purificherà i figli di Levi e li raffinerà come si fa dell’oro e dell’argento; ed essi offriranno a HaShem offerte giuste.
4 Allora l’offerta di Yehudah e di Yerushalaym sarà gradita a HaShem, come nei giorni antichi, come negli anni passati.

L’annuncio della venuta del messaggero precede quella del Messia, che verrà a raffinare i “figli di Levi”, ovvero, i kohanim, coloro che offrono le offerte di “Yehudah e Yerushalaym”. Il Profeta ci conferma che l’ufficio levitico sarà in piena funzione nell’Era Messianica, e che sia Yehudah (i Giudei) che Yerusalaym (punto di riferimento di tutti gli eletti), offriranno “come nei giorni antichi, come negli anni passati”.

3:8 «L’uomo può forse derubare Elohim? Eppure voi Mi derubate. Ma voi dite: “In che cosa Ti abbiamo derubato?” Nelle decime e nelle offerte.
9 Voi siete colpiti da maledizione, perché Mi derubate, voi, tutta quanta la nazione!
10 Portate tutte le decime alla casa del tesoro, perché ci sia cibo nella Mia casa; poi mettetemi alla prova in questo», dice Adonay Tzevaot; «vedrete se Io non vi aprirò le cateratte del cielo e non riverserò su di voi tanta benedizione che non vi sia più dove riporla».

Curiosamente, questo argomento di cui nel Nuovo Testamento non c’è scritta nemmeno una parola, è molto caro a tanti cristiani che sostengono che “la Legge è passata, e non bisogna più osservarla perché ora siamo nella grazia”... Tanti predicatori insistono tenacemente sul “dovere cristiano” di dare la decima, più tante offerte. Perché questa parte della Torah dev’essere osservata, mentre tutto il resto no? Un mistero a cui dovrebbero rispondere coloro che predicano queste cose. Nel Nuovo Testamento è scritto: “Chiunque infatti osserva tutta la Torah, ma la trasgredisce in un punto solo, si rende colpevole su tutti i punti” (Yakov 2:10), a maggior ragione, a cosa serve osservare un solo punto, e trasgredire tutto il resto?...

4:4 «Ricordatevi della Legge di Mosheh, mio servo, al quale Io diedi sull’Horev, leggi e precetti, per tutto Israele.
5 Ecco, Io vi mando il Profeta Eliyahu, prima che venga il giorno di HaShem, giorno grande e terribile.
6Egli volgerà il cuore dei padri verso i figli, e il cuore dei figli verso i padri, perché Io non debba venire a colpire il paese di sterminio».

Questa è la conclusione del libro, e di tutta la sezione dei libri profetici, i “Nevi’im”. Un ammonimento per tutto Israele ad osservare la Torah. Il Profeta rivela chi è il messaggero che verrà prima del Messia, il Profeta Eliyahu, un Profeta della Casa di Israele, e verrà a “volgere il cuore dei padri verso i figli, e il cuore dei figli verso i padri”, ossia, a convertire il suo popolo, la Casa di Israele – ricordiamo che Eliyahu non ha mai ministrato in Yehudah; come Profeta della Casa di Israele non era il suo compito farlo. Siccome il Messia appartiene a Yehudah, è necessario che Eliyahu venga a preparare la Casa di Israele per la riunificazione di tutto il popolo nell’Era Messianica.
Eliyahu verrà “prima che venga il giorno di HaShem, giorno grande e terribile”, quindi, il giorno in cui ci sarà il giudizio, la prossima venuta del Messia. Questo non è stato il giorno in cui Yohanan l’immersore (detto Giovanni “il battista”) ha svolto il suo ministerio precedendo Yeshua. Yohanan era un Levita, non apparteneva alla Casa di Israele, e noi non crediamo nella reincarnazione... Su di lui si parlerà poi nello studio del Nuovo Testamento.



Riassunto dei libri dei Profeti

Il messaggio di tutti i Profeti è in perfetta armonia, e stabilisce le basi sulle quali si fonda tutto l’edificio teologico neotestamentario. Prescindere di queste basi significa costruire sulla sabbia.
L’Autore delle Scritture Profetiche è Uno, Elohim, per cui tutti i Profeti, pur vivendo in realtà diverse l’uno dall’altro, hanno un unico pensiero. Per esempio, consideriamo Hoshea e Zekharyah, due Profeti che vissero in situazioni e momenti diametralmente opposti:
* In ordine cronologico, Hoshea è uno dei primi Profeti scrittori, Zekharyah è uno degli ultimi; ci sono più di due secoli di distanza tra l’uno e l’altro;
* Hoshea apparteneva alla Casa di Israele, Zekharyah alla Casa di Yehudah;
* Hoshea svolse il suo ministerio nella propria terra, Zekharyah invece, nell’esilio;
* Quando Hoshea profetizzò, sia Israele che Yehudah erano Regni indipendenti; nei tempi di Zekharyah il popolo d’Israele era in esilio e non si era ravveduto, mentre quello di Yehudah stava ritornando a Yerushalaym.
Tuttavia, questi Profeti, come tutti gli altri, hanno un’unica visione riguardante il Popolo Eletto che si può sintetizzare come segue:

* Ci sono due famiglie: la Casa di Yehudah e la Casa di Israele;
* Entrambe hanno una promessa di redenzione, ma diversificata;
* Yehudah rimane nel Patto, mentre Israele è stata esclusa e dev’essere riscattata;
* Yehudah e Israele rimarranno separate fino alla venuta del Messia della Casa di Yehudah, che sarà chi le riunirà nuovamente nell’Era Messianica;
* Nel frattempo, Yehudah non si dipartirà mai del Patto, e trionferà su tutti i nemici nel “tempo della fine”, che in realtà precede l’Era Messianica;
* La Casa di Yehudah ritornerà dall’esilio prima della venuta del Messia, la Casa di Israele rimarrà dispersa tra i gentili fino all’Era Messianica;
* Non ci sarà alcuna apostasia dei Giudei, nessun accordo con alcun capo mondiale, anzi, tutte le nazioni verranno a combattere contro Yehudah per causa della loro fedeltà alla Torah – quindi, i Giudei non accetteranno nessun anticristo;
* Nel Regno Messianico la Torah sarà completamente ripristinata, e dovrà essere osservata non solo dai Giudei ma anche dalla Casa di Israele, che è stata riscattata per mezzo del sangue del Nuovo Patto affinché possa essere pienamente ristabilita ed in grado di compiere con ciò che fino a quel momento avrà mancato di compiere.
* Nel Regno Messianico il Tempio sarà ricostruito e la Shekhinah vi abiterà come nel primo Tempio; ci saranno anche i kohanim ed i servitori Leviti per svolgere i loro compiti come stabilito nella Torah.
* I gentili redenti verranno ad adorare a Yerushalaym, e dovranno riconoscere la Torah.

Prima di concludere con questa sezione sulle Scritture Ebraiche e passare al Nuovo Testamento, è importante considerare che non solo nella Torah e nei Profeti si può riscontrare la distinzione fra Israele e Yehudah, ma anche negli Scritti, anche se con meno enfasi; per questo motivo, non è necessario soffermarsi su questi ultimi. Tuttavia, il Salmo 78 è particolarmente esplicito nel suo rimprovero verso la Casa di Israele, che portò all’elezione di Yehudah. Da questo Salmo si può dedurre che la ribellione della Casa di Israele iniziò nel deserto durante l’Esodo dall’Egitto, che siano state queste Tribù a ribellarsi maggiormente contro Mosheh, mentre Yehudah si condusse fedelmente. Sarebbe opportuno leggere tutto il Salmo, di cui i brani più rilevanti alla fine di questo studio sono negli ultimi versi:

Salmo 78:56-60; 67-72

78:56 Ma essi tentarono l’Elohim Altissimo, si ribellarono e non osservarono i Suoi comandamenti.
57 Si sviarono e furono sleali come i loro padri; si rivoltarono come un arco fallace;
58 Lo provocarono a ira con i loro alti luoghi, Lo resero geloso con i loro idoli.
59 Elohim udì, Si adirò, ed ebbe per Israele grande avversione,
60 abbandonò il tabernacolo di Shiloh, la tenda in cui aveva abitato fra gli uomini;...
67 Ripudiò la tenda di Yosef e non scelse la tribù di Efrayim;
68 ma elesse la tribù di Yehudah, il monte Tzion che Egli amava.
69 Costruì il Suo Tempio, simile a luoghi altissimi, come la terra ch’Egli ha fondata per sempre.
70 Scelse David, Suo servo, lo prese dagli ovili;
71 lo portò via alle pecore che allattavano, per pascere Yakov, Suo popolo, e Israele, Sua eredità.
72 Ed egli si curò di loro con un cuore integro e li guidò con mano sapiente.

Questo Salmo rammenta che la dimora dell’Eterno era prima a Shiloh, nella Tribù d’Efrayim, che aveva ricevuto la primogenitura, ma l’infedeltà della Casa di Israele portò all’elezione di Yehudah e di Tzion.



Sono mai tornate le Tribù Perdute?

Attualmente nel seno del giudaismo (e non solo dentro il giudaismo) ci sono molti che negano l’esistenza della Casa di Israele e di conseguenza anche delle “Dieci Tribù Perdute”. Essi prendono come base per quest’opinione un brano del Libro di Ezra:

Ezra 6:14 E gli anziani dei Giudei poterono continuare i lavori e far avanzare la costruzione, aiutati dalle parole ispirate dal profeta Aggeo, e di Zaccaria figlio di Iddo. Così finirono i loro lavori di costruzione secondo il comandamento del Elohim d’Israele, e secondo gli ordini di Ciro, di Dario e di Artaserse, re di Persia.
6:15 La casa fu finita il terzo giorno del mese di Adar, il sesto anno del regno di Dario.
6:16 I figli d’Israele, i sacerdoti, i Leviti e gli altri reduci dall’esilio celebrarono con gioia l’inaugurazione di questa casa di Elohim.
6:17 Per l’inaugurazione di questo tempio di Elohim offrirono cento tori, duecento montoni, quattrocento agnelli; e come sacrificio espiatorio per tutto Israele, dodici capri, secondo il numero delle tribù d’Israele.
6:18 Stabilirono i sacerdoti secondo le loro classi e i Leviti secondo le loro divisioni, per il servizio di Elohim a Yerushalaym, come sta scritto nel libro di Mosè.
6:19 Poi, i reduci dall’esilio celebrarono Pesach il quattordicesimo giorno del primo mese;
6:20 poiché i sacerdoti e i Leviti si erano purificati di pari consentimento, tutti erano puri; sacrificarono Pesach per tutti i reduci dall’esilio, per i sacerdoti loro fratelli e per sé stessi.
6:21 Così i figli d’Israele reduci dall’esilio mangiarono Pesach con tutti coloro che si erano separati dall’impurità della gente del paese e che si unirono a loro per cercare l’Eterno, Elohim d’Israele.
6:22 Celebrarono con gioia la festa degli Azzimi per sette giorni, perché l’Eterno li aveva rallegrati, e aveva piegato in loro favore il cuore del re di Assiria in modo da fortificare le loro mani nell’opera della casa di Elohim, Elohim d’Israele.

Apparentemente, qui Ezra affirmerebbe che “tutto Israele”, le “Dodici Tribù” ritornarono dall’esilio.
Le obiezioni che presentano sono le seguenti:
- Che si usa l’espressione “figli di Israele” e “tutto Israele” (6:16,17,21)
- Che nominaa le Dodici Tribù (6:17)
- Che menziona il Re d’Assiria, che è chi deportò le Tribù del Regno di Israele (6:22)
Daremo risposta a queste obiezioni con le Scritture stesse:
Perché in 6:16,21 ed altri versi dice “figli di Israele”? ¿E perché si fa espiazione per le Dodici Tribù? Perché in quel primo ritorno dall’esilio si consolidava la speranza del ritorno di tutto Israele, e profeticamente si realizza una commemorazione in nome di “tutto Israele”, di cui in quel momento coloro che ritornarono a Yerushalaym erano i rappresentanti. Quel gruppo di famiglie che tornavano dall’esilio lo faceva in nome di “tutto Israele, vicini e lontani”, come anche Daniel in 9:4-20 confessa nella sua preghiera il peccato di tutto Israele e non solo di Yehuda, come leggiamo:

Daniel 9:4 Compì la mia preghiera e la mia confessione all’Eterno, al mio Elohim, e dissi: "O Signore, Elohim grande e tremendo, che mantieni il patto e serbi la misericordia verso quelli che ti amano e osservano i tuoi comandamenti!
9:6 Non abbiamo dato ascolto ai profeti, tuoi servi, che hanno parlato in nome tuo ai nostri re, ai nostri prìncipi, ai nostri padri e a tutto il popolo del paese.
9:7 A te, o Signore, la giustizia; a noi la confusione della faccia in questo giorno, agli uomini di Yehuda, agli abitanti di Yerushalaym e a tutto Israele, vicini e lontani, in tutti i paesi dove li hai dispersi per le infedeltà che hanno commesse contro di te.
9:11 Sì, tutto Israele ha trasgredito la tua Legge, si è sviato per non ubbidire alla tua voce. Così su di noi sono riversate le maledizioni e le imprecazioni che sono scritte nella Legge di Mosè, servo di Elohim, perché noi abbiamo peccato contro di lui.
9:15 Ora, o Signore nostro Elohim, che conducesti il tuo popolo fuori dal paese d'Egitto con mano potente e ti facesti una fama che hai ancora oggi, noi abbiamo peccato e abbiamo agito malvagiamente.
9:20 Io parlavo, pregando e confessando il mio peccato e il peccato del mio popolo Israele, e presentavo la mia supplica all’Eterno, al mio Elohim, per il monte santo del mio Elohim.

Sappiamo che Daniel era dei deportati di Yehuda da Nabucodonosor, tuttavia, egli chiede perdono ad Elohim per i peccati di tutti gli Israeleiti, e lo fa per quelli di “Yehuda, Yerushalaym e tutto Israele”, riconoscendo la differenza tra essi, “vicini e lontani”, ed “in tutti i paesi” dove furono dispersi perché tutto Israele trasgredì la Torah, e non diede ascolto ai profeti che parlarono ai padri ed ai re e principi di “tutto il popolo di Eretz”, che Elohim “trasse fuori dalla terra d’Egitto”, e per questo ricevettero la punizione annunciata nella Torah di Mosheh, che fu data a tutto Israele. Daniel include tutti i deportati nella sua preghiera, anche se egli stesso partecipò solo dell’esilio di Yehuda e forse non vide mai alcun discendente degli esuli di Israele, che si trovavano in altre terre ed erano stati deportati 120 anni prima di lui.
Con questo stesso spirito, coloro che ritornarono con Ezra e Zorobabele celebrarono quel ritorno in nome di tutti i dispersi, con la speranza che Yehuda ed Israele si riunissero di nuovo, com’era stato annunciato dai Profeti (vedi Ezechiele 37:16-28).
Lo stesso accadde quando si ristabilì il moderno Stato di Israele, gli si diede quel nome con la speranza di riunire di nuovo tutti gli Israeliti dispersi – e ci sono in Israele coloro che si dedicano attivamente nella ricerca delle “Tribù Perdute” allo scopo di farle ritornare alla loro terra.

Se leggiamo tutto il Libro di Ezra, e di Nehemia, troveremo che soltanto quelli di Yehuda e Benyamin, ed i Leviti, erano tutti i componenti di quel “tutto Israele” che ritornò a Yerushalaym, dei quali si elencano le liste complete delle famiglie. Nel seguente brano, leggiamo che “tutti i reduci dall'esilio” sono convocati, sotto penalità di perdere l’eredità in caso di non presentarsi, e solamente gli uomini di Yehuda e Benyamin si sono presentati:

Ezra 10:7 Si proclamò in Yehuda e a Yerushalaym che tutti i reduci dall'esilio si radunassero a Yerushalaym;
10:8 e che chiunque non fosse venuto entro tre giorni, seguendo il consiglio dei capi e degli anziani, tutti i suoi beni gli sarebbero stati confiscati, ed egli stesso sarebbe stato escluso dalla comunità dei reduci dall'esilio.
10:9 Così tutti gli uomini di Yehuda e di Benyamin si radunarono a Yerushalaym entro i tre giorni. Era il ventesimo giorno del nono mese. Tutto il popolo stava sulla piazza della casa di Elohim, tremante a causa di questo fatto e della gran pioggia.

Le espresioni che troviamo in Ezra, Nehemia ed Esther sono diverse da tutto il resto dei libri delle Scritture, perché appartengono al linguaggio post-esilico e stabiliscono la divisione che attualmente esiste fra i Giudei: “Kohanim”, “Levi’im” e “B’ney Yisrael” (6:16). Niente ha a che fare questa nomenclatura con le Tribù di Israele. D’altronde, coloro che ritornarono dall’esilio furono una piccola parte, perché la grande maggioranza dei Giudei preferirono rimanere nelle terre dove si erano già stabiliti (come per esempio Mordechai ed Esther). Leggiamo in Ezra e Nehemia quanti furono quelli che ritornarono:

Ezra 2:1 Questi sono gli uomini della provincia che tornarono dalla deportazione, quelli che Nabucodonosor, re di Babilonia, aveva condotti schiavi a Babilonia, e che tornarono a Yerushalaym e in Yehuda, ognuno nella sua città.
2:64 La comunità nel suo insieme contava quarantaduemilatrecentosessanta persone,
2:65 senza contare i loro servi e le loro serve, che ammontavano a settemilatrecentotrentasette. Avevano anche duecento cantanti, maschi e femmine.
Nehemia 7:66 La comunità tutta insieme comprendeva quarantaduemilatrecentosessanta persone,
7:67 senza contare i loro servi e le loro serve, che ammontavano a settemilatrecentotrentasette. Avevano pure duecentoquarantacinque cantanti, maschi e femmine.

Compresi i servi e cantori, il totale è di 49.697 persone. Saranno tutti gli esuli, di Yehuda e di Israele, così poca gente? O saranno stati piuttosto alcuni milioni? Ci sono stati altri gruppi che ritornarono dopo, ma non erano più numerosi.

Un’altra obiezion che presentano quelli che credono che quelli che sono ritornati appartenevano ad entrambe le Case di Israele, è che nell’editto di Ciro no si specifica, ma invita tutti quelli appartenenti al popolo:

Ezra 1:3 Chiunque tra voi è del suo popolo, il suo Elohim sia con lui, salga a Yerushalaym, che si trova in Yehuda.

Tuttavia, Yerushalaym era già da più di tre secoli che non significava nulla per la Casa di Israele, e Ciro non parla di ricostruire Samaria. La Casa di Israele non si identificava con Yerushalaym.

Per ultimo, la menzione del “re di Assiria” in 6:22, non significa che si tratti di un re Assiro. I re ereditavano il titolo del sovrano del paese conquistato, e così i re di Persia da Ciro in poi si chiamavano anche “re di Babilonia” e “re di Assiria”. D’altronde, è chiaro chi sia questo “re di Assiria” al quale si riferisce Ezra: « l’Eterno li aveva rallegrati, e aveva piegato in loro favore il cuore del re di Assiria in modo da fortificare le loro mani nell’opera della casa di Elohim, Elohim d’Israele» C’è mai stato un re Assiro che abbia ordinato la riconstruzione del Tempio? Evidentemente, questo “re di Assiria” è Ciro di Persia, e non un altro.

Inoltre, c’è moltissima documentazione e testimonianze di storici (Giuseppe Flavio, Plinio il Vecchio, ecc) e di saggi Giudei (Maimonide, Rashi, i Tannaim, ecc.) che affermano che la Casa di Israele non ritornò mai. Più su questo argomento qui.