ISRAELE
IL POPOLO ELETTO


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I Profeti (continuazione)

Il ministerio di Hoshea si svolse nel periodo di “contestazione profetica” nei confronti della monarchia, ritenuta principale responsabile della crisi spirituale che attraversava il popolo, sia in Israele che in Yehudah. La sua profezia è fondamentale per poter capire ciò che riguarda la Casa di Israele nella sua collocazione storica dall’esilio all’Era Messianica, periodo in cui rimane completamente separata dalla Casa di Yehudah. Questa visione è meno enfatica negli altri Profeti, che annunciano una riunificazione attraverso il Messia, spesso senza distinguere i due momenti in cui il Messia viene. I suoi contemporanei Yeshayahu (Isaia) e Mikah (Michea) annunciano non solo l’esilio della Casa di Israele ma anche la dispersione della Casa di Yehudah ed il ritorno di entrambe a Yerushalaym, ritorno che in realtà avviene separatamente: quello di Yehudah è già avvenuto, quello d’Israele avverrà solo nell’Era Messianica.


Tabella cronologica dei Profeti

PROFETI

 

 

 

RE di ISRAELE

 

 

 

RE di YEHUDAH


YOEL

 

 

 

Periodo imprecisato, potrebbe essere anche post-esilico


YONA

 

 

 

YAROV'AM BEN-YO'ASH
(Geroboam II)

 

 

 

AMATZYAHU


AMOS

 

 

 

YAROV'AM BEN-YO'ASH

 

 

 

UZZIYAH


YESHAYAHU (ISAIA)

 

 

 

YAROV'AM BEN-YO'ASH
6 re successivi, fino alla caduta di Samaria e la deportazione di Israele

 

 

 

UZZIYAH
YOTAM
ACHAZ
HIZKIYAHU


HOSHEA

 

 

 

YAROV'AM BEN-YO'ASH
6 re successivi

 

 

 

UZZIYAH
YOTAM
ACHAZ
HIZKIYAHU


MIKAH

 

 

 

YAROV'AM BEN-YO'ASH
6 re successivi, fino alla caduta di Samaria e la deportazione di Israele

 

 

 

YOTAM
ACHAZ
HIZKIYAHU


NAHUM

 

 

 

Casa di Israele in esilio

 

 

 

 


TZEFANYAH (SOFONIA)

 

 

 

Casa di Israele in esilio

 

 

 

YOSHIYAHU
(Giosia)


YIRMEYAHU (JEREMÍAS)

 

 

 

Casa di Israele in esilio

 

 

 

YOSHIYAHU
YEHOYAKIM
YEHOYAKIN
TZIDKIYAHU
fino alla caduta di Yerushalaym


HAVAKUK

 

 

 

Casa di Israele in esilio

 

 

 

Casa di Yehudah in esilio


DANIEL

 

 

 

Casa di Israele in esilio

 

 

 

Casa di Yehudah in esilio


YEHEZKEL (EZECHIELE)

 

 

 

Casa di Israele in esilio

 

 

 

Casa di Yehudah in esilio


OVADIYAH (ABDIA)

 

 

 

Casa di Israele in esilio

 

 

 

Casa di Yehudah di ritorno dall’esilio


HAGGAI (AGGEO)

 

 

 

Casa di Israele in esilio

 

 

 

Casa di Yehudah di ritorno dall’esilio


ZEKHARYAH (ZACCARIA)

 

 

 

Casa di Israele in esilio

 

 

 

Casa di Yehudah di ritorno dall’esilio


MALAKHI

 

 

 

Casa di Israele in esilio

 

 

 

Casa di Yehudah di ritorno dall’esilio



I Profeti annunciano la restaurazione della Casa di Yehudah, un loro pieno possesso della Terra di Israele, la ricostruzione del Tempio, il Regno Messianico stabilito in Yerushalaym su tutte le nazioni. Non prevedono una futura apostasia, né un loro accordo con un falso messia, come la teologia della sostituzione pretende. Al contrario, i Profeti enfatizzano che Yehudah non s’allontanerà mai più dalla Torah.
I Profeti annunciano la salvezza della Casa di Israele, un loro ritorno a Tzion, non si fa più menzione di Samaria, che rappresenta la loro separazione dal Patto. Annunciano anche la punizione dei regni gentili, e la salvezza delle nazioni attraverso Israele disperso in mezzo ai popoli. Non c’è alcun patto dell’Eterno con in gentili, solo il Suo Patto con Israele. Quindi, la salvezza dei gentili non avviene tramite un patto separato; il Nuovo Patto è “con la Casa di Israele e con la Casa di Yehudah” (Yirmeyahu 31:31), nel quale i gentili sono invitati ad entrare.


Yo’el (Gioele)

Il Profeta Yo’el enfatizza sulla restaurazione di Yehudah e la punizione dei gentili che hanno disperso il Suo popolo. Non fa riferimento specifico alla Casa di Israele, ma a Israele come popolo.

2:27 Conoscerete che Io sono in mezzo a Israele, che Io sono HaShem, vostro Elohim, e non ce n’è nessun altro; e il Mio popolo non sarà mai più coperto di vergogna.
28 Dopo questo, avverrà che Io spargerò il Mio Spirito su ogni persona: i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, i vostri vecchi faranno dei sogni, i vostri giovani avranno delle visioni.
29 Anche sui servi e sulle serve, spargerò in quei giorni il Mio Spirito.
30 Farò prodigi nei cieli e sulla terra: sangue, fuoco, e colonne di fumo.
31 Il sole sarà cambiato in tenebre, e la luna in sangue, prima che venga il grande e terribile giorno di HaShem.
32 Chiunque invocherà il nome di HaShem sarà salvato; poiché sul monte Tzion e a Yerushalym vi sarà salvezza, come ha detto HaShem, così pure fra i superstiti che HaShem chiamerà.

Questa visione riguarda principalmente gli ultimi tempi. Annuncia un risveglio spirituale di Israele –non l’apostasia, non un patto con un falso messia!–, “prima che venga il grande e terribile giorno di HaShem”, il giorno in cui le nazioni, e non Israele, saranno giudicate. Questa profezia è riportata in Atti 2:17-21, che interpreta l’inizio del suo compimento nel giorno di Shavu’ot, in mezzo ad un auditorio composto completamente da Israeliti. Questo argomento sarà trattato più specificamente in seguito, nello studio sul Nuovo Testamento. Vedi anche Isaia 44:3 ed Ezechiele 39:21-29..

3:1 Infatti ecco, in quei giorni, in quel tempo, quando ricondurrò dall’esilio quelli di Yehudah e di Yerushalym, 2 Io adunerò tutte le nazioni, e le farò scendere nella valle di Yehoshafat. Là le chiamerò in giudizio a proposito della Mia eredità, il popolo d’Israele, che esse hanno disperso tra le nazioni, e del Mio paese, che hanno spartito fra di loro. ...
6 e avete venduto ai figli di Yavan i figli di Yehudah e i figli di Yerushalym, per allontanarli dalla loro patria..
7 Ecco, Io li richiamo dal luogo dove voi li avete venduti e farò ricadere le vostre colpe sul vostro capo.
8 Venderò i vostri figli e le vostre figlie ai Giudei, che li venderanno ai Sabei, nazione lontana; perché HaShem ha parlato.

Il Profeta parla qui esclusivamente della Casa di Yehudah e del giudizio sui gentili che li hanno dispersi. Parla specificamente dei “figli di Yavan”, ovvero, Greci e Romani. La Casa di Israele non è stata deportata dai Greco-Romani, ma dagli Assiri. Non si riferisce neppure all’esilio in Babilonia, dal quale i Giudei ritornarono, ma da una futura diaspora della Casa di Yehudah causata dai figli di Yavan. Questa diaspora è avvenuta dopo la venuta di Yeshua; tuttavia, Yo’el non fa menzione del Messia in questa fase. Nella visione profetica, il Messia della Casa di Yehudah verrà solo alla fine dei tempi, dopo che avrà ricondotto i Giudei nella loro terra, per giudicare le nazioni e per stabilire il Suo Regno in Yerushalaym su tutti i popoli.

3:16 HaShem ruggirà da Tzion, farà sentire la Sua voce da Yerushalym, e i cieli e la terra tremeranno; ma HaShem sarà un rifugio per il Suo popolo, una fortezza per i figli d’Israele.
17 «Voi saprete che Io sono HaShem, il vostro Elohim; Io dimoro in Tzion, il Mio monte santo; e Yerushalym sarà santa, e i gentili non vi passeranno più.
18 Quel giorno le montagne stilleranno mosto, il latte scorrerà dai colli, e l’acqua fluirà da tutti i ruscelli di Yehudah; dalla casa di HaShem sgorgherà una fonte, che irrigherà la valle di Sittim..
19 L’Egitto sarà desolato e Edom diventerà uno squallido deserto a causa della violenza fatta ai figli di Yehudah e del sangue innocente sparso sulla loro terra.
20 Ma Yehudah sarà abitata per sempre, e Yerushalym di età in età.
21 Io vendicherò il loro sangue, quello che non ho ancora vendicato». E HaShem dimorerà in Tzion.

Probabilmente Yo’el era un Profeta post-esilico, perché non tiene conto del ritorno della Casa di Israele, ma solo di Yehudah e Yerushalaym. Le nazioni saranno punite per come hanno trattato i Giudei. È probabile che a causa dell’impenitenza della Casa di Israele, il Profeta consideri solo i Giudei come i legittimi “figli d’Israele” in quanto hanno mantenuto il Patto, e veda il riscatto della Casa di Israele solo nella possibilità che essa ritorni a riconoscere Yerushalaym, dove HaShem ha fissato la Sua dimora.


Amos

Amos enfatizza piuttosto l’ingiustizia sociale nel Regno di Israele ed annuncia la sua fine e l’esilio della popolazione. Non fa riferimenti specifici a Yehudah, da dove egli stesso proviene.

5:27 Io vi farò andare in esilio oltre Damasco, dice HaShem, il cui Nome è Adonay Tzevaot.

L’esilio “oltre Damasco” si riferisce all’Assiria.

7:8 HaShem mi disse: «Amos, che cosa vedi?» Io risposi: «Un filo a piombo». E HaShem disse: «Ecco, Io metto il filo a piombo in mezzo al Mio popolo, Israele; Io non lo risparmierò più;
9 saranno devastati gli alti luoghi di Yitzhak, i santuari d’Israele saranno distrutti, e Io mi leverò con la spada contro la casa di Yarov’am».

In questa profezia Amos vede che la punizione della Casa di Israele è inevitabile; e ribadisce le parole di Hoshea contro la casa reale. Yarov’am in questo caso è il re d’Israele appartenente alla dinastia di Yehu; tuttavia, la “casa di Yarov’am” potrebbe anche alludere all’origine stessa del Regno di Israele, fondato da Yarov’am ben-Nevat.

7:12 Poi Amatzyah disse ad Amos: «Veggente, vattene, fuggi nel paese di Yehudah; mangia il tuo pane laggiù e là profetizza;
13 ma a Beyt-El non profetizzare più, perché è santuario del re e residenza reale».
14 Allora Amos rispose: «Io non sono profeta, né figlio di profeta; sono un mandriano e coltivo i sicomori.
15 HaShem mi prese mentre ero dietro al gregge e mi disse: “Va’, profetizza al Mio popolo, a Israele”.
16 Ora ascolta la parola di HaShem. – Tu dici: “Non profetizzare contro Israele e non predicare contro la casa di Yitzhak!”
17 Ebbene, così dice HaShem: “Tua moglie si prostituirà nella città, i tuoi figli e le tue figlie saranno uccisi con la spada, il tuo paese sarà spartito con la cordicella, tu stesso morirai su terra impura e Israele sarà certamente condotto in esilio, lontano dal suo paese”».

La separazione tra Israele e Yehudah si manifesta chiaramente in questo confronto tra Amos e l’autorità spirituale d’Israele, Amatzyah. Una caratteristica della Casa di Israele è il suo rifiuto a riconoscere l’unzione profetica di Yehudah.

8:9 «Quel giorno», dice HaShem Elohim, «Io farò tramontare il sole a mezzogiorno e farò oscurare la terra in pieno giorno.
10 Trasformerò le vostre feste in lutto e tutti i vostri canti in lamento; coprirò di sacchi tutti i fianchi e ogni testa sarà rasa. Il paese piomberà nel lutto come quando muore un figlio unico, la sua fine sarà come un giorno d’amarezza.
11 Ecco, vengono i giorni», dice HaShem, Elohim, «in cui Io manderò la fame nel paese, non fame di pane o sete d’acqua, ma la fame e la sete di ascoltare la parola di HaShem.
12 Allora, vagando da un mare all’altro, dal settentrione al levante, correranno qua e là in cerca della parola di HaShem, ma non la troveranno».

Questa profezia trova l’adempimento nel giorno che è il più significativo per la chiesa, quando “Era circa l’ora sesta, e si fecero tenebre su tutto il paese fino all’ora nona; il sole si oscurò” (Luca 23:44-45) – l’ora sesta è il mezzogiorno. Avvenne la morte del figlio unico, dopodichè, la Casa di Israele andrà vagando da un mare all’altro, da nord a sud, cercando la conoscenza dell’Eterno. Perché una tale profezia non è stata mai indirizzata alla Casa di Yehudah?

9:7 «Non siete forse per Me come i figli degli Etiopi, o figli d’Israele?» dice HaShem. «Non ho forse condotto Israele fuori dal paese d’Egitto, i Filistei da Kaftor e i Siri da Qir?
8 Ecco, gli occhi di HaShem, di Elohim, sono sopra il regno colpevole. Io li sterminerò dalla faccia della terra; tuttavia, Io non distruggerò interamente la casa di Yakov», dice HaShem.
9 «Poiché, ecco, Io darò ordini e scuoterò la Casa di Israele fra tutte le nazioni, come si scuote il setaccio; non cadrà nemmeno un granello in terra».

La Casa di Israele è trattata come un qualsiasi popolo gentile, e sarà dispersa tra i gentili. Tuttavia, c’è un piano di salvezza per loro quando saranno come i gentili!

9:11 «Quel giorno io rialzerò la capanna di David che è caduta, ne riparerò i danni, ne rialzerò le rovine, la ricostruirò com’era nei giorni antichi,
12 affinché possegga il resto di Edom e tutte le nazioni sulle quali è invocato il Mio Nome», dice HaShem che farà questo. ...
15 «Io li pianterò nella loro terra e non saranno mai più sradicati dalla terra che Io ho dato loro», dice HaShem, il tuo Elohim.

Questa profezia si riferisce all’Era Messianica, quando la “tenda di David” sarà restaurata, con la riunione di tutto il popolo di Elohim, Yehudah e Israele. Queste parole sono riportate in Atti 15:15-18 per spiegare il fatto che il Nome dell’Eterno sia invocato dai gentili, anche se il testo preso in considerazione nel Nuovo Testamento è quello della versione dei Settanta e non riporta esattamente ciò che ha detto qui il Profeta, “affinché possegga il resto di Edom e tutte le nazioni sulle quali è invocato il Mio Nome” e non come dice in Atti, “affinché il rimanente degli uomini e tutte le nazioni, su cui è invocato il mio nome, cerchino il Signore”. È possibile che i traduttori greci hanno interpretato “adam” (uomo) invece di “Edom”, dato che entrambe le parole sono scritte più o meno allo stesso modo in ebraico anche se in Edom c’è una lettera in più, una vav che in adam non c’è e difficilmente può essere trascurata e confondere i due termini. Il motivo per cui il testo del Nuovo Testamento non fa menzione di Edom può anche essere perché nel giudaismo Edom rappresenta Roma. Il testo originale, che è quello ebraico in cui Amos ha scritto, rende l’idea che è a causa di Israele che il Suo Nome sarà invocato sui gentili, perché è stato dato a Israele di possedere le nazioni sulle quali il Suo Nome sarà ricercato, questo atto di possesso è in realtà l’autorità spirituale di Israele in mezzo ai gentili, autorità che si è attribuita la chiesa.


Yeshayahu (Isaia)

La visione profetica di Yeshayahu è molto ampia e di marcato carattere messianico; in questo aspetto, non sempre è possibile distinguere la Casa di Yehudah e la Casa di Israele, perché questo Profeta annuncia la restaurazione d’entrambe e nell’Era Messianica saranno già riunite in un unico popolo. È il Profeta che fa più riferimenti anche alla redenzione dei gentili. Yeshayahu era contemporaneo di Hoshea, Mikah ed Amos, quindi ha visto la distruzione del Regno di Israele e la conseguente deportazione dei suoi abitanti. Prevede che anche il Regno di Yehudah cadrà per gli stessi peccati d’Israele e sarà mandato in esilio, e nella sua visione di redenzione di tutti gli esuli non risulta sempre chiaro che il ritorno della Casa di Yehudah e quello della Casa di Israele avranno luogo in tempi diversi, come anche il Messia verrà per l’una e per l’altra in tempi diversi. Anche i cristiani ammettono che le profezie messianiche non fanno esplicito riferimento a due venute del Messia e che quelle riguardanti il Suo Regno devono ancora adempiersi.

1:26 Ristabilirò i tuoi giudici com’erano anticamente, e i tuoi consiglieri com’erano al principio. Dopo questo, sarai chiamata la città della giustizia, la città fedele.
27 Tzion sarà salvata mediante il giudizio, e quelli che in lei si convertiranno saranno salvati mediante la giustizia.

La salvezza di Tzion passa attraverso la giustizia, il ristabilimento della Torah, che all’inizio era amministrata dai giudici, di cui il primo fu Mosheh. La redenzione di Tzion, ovvero della Casa di Yehudah, cioè dei Giudei, non dipende da sacrifici, ma dall’osservanza della Torah. Tutti i Profeti coincidono che nell’Era Messianica ci sarà un ripristino completo della Torah, non è prevista un’abolizione!

2:3 Molti popoli vi accorreranno, e diranno: «Venite, saliamo al monte di HaShem, alla casa del Elohim di Yakov; Egli ci insegnerà le Sue vie, e noi cammineremo per i Suoi sentieri». Da Tzion, infatti, uscirà la Torah, e da Yerushalaym la Parola di HaShem.

Le stesse parole sono scritte anche in Michea 4:1. Nella visione dell’Era Messianica, i Profeti annunciano la salvezza dei gentili che, tuttavia, andranno a Yerushalaym ad imparare la Torah. Questo è ribadito da tutti i Profeti, come si vedrà nel corso di questo studio, che la Torah sarà per tutte le nazioni, e non il contrario come i dispensazionalisti pretendono, che sia stata abolita e che anche i Giudei debbano abbandonarla. Quelli di loro che riusciranno ad entrare nel Regno Messianico, in quale imbarazzo si troveranno quando capiranno che dovranno osservare la Torah, il Shabat, e che addirittura dovranno rivolgersi a un Rabbino per imparare la Parola dell’Eterno!

7:2 Fu riferita alla Casa di David questa notizia: «La Siria si è confederata con Efrayim». Il cuore di Achaz e il cuore del suo popolo furono agitati, come gli alberi della foresta sono agitati dal vento.
5 Siccome la Siria, Efrayim e il figlio di Remalyahu meditano del male a tuo danno, essi dicono:
6 «Saliamo contro Yehudah...».
7 Così dice HaShem Elohim: «Questo non avrà effetto; non succederà!
8 ... fra sessantacinque anni Efrayim sarà fiaccato al punto che non sarà più popolo.» ...
17 HaShem farà venire su di te, sul tuo popolo e sulla casa di tuo padre dei giorni, come non se ne ebbero mai dal giorno che Efrayim si è separato da Yehudah: vale a dire il re d’Assiria.

L’annuncio della caduta del Regno di Israele, qui denominato Efrayim, che non sarà più un popolo. Ciò significa, non più identificabile come tale – mescolato con i gentili. È considerato come la Siria, una nazione gentile, un nemico di Yehudah.

8:13 Santificate Adonay Tzevaot! Sia Lui Quello per cui provate timore e paura!
14 Egli sarà un santuario, ma anche una pietra d’intoppo, un sasso d’inciampo per le due Case d’Israele, un laccio e una rete per gli abitanti di Yerushalaym.

Questo testo ribadisce il concetto che il popolo d’Israele consiste in due Case, il cui nesso è Yerushalaym, che occupa una posizione particolare nella profezia: anche se appartenente alla Casa di Yehudah, rappresenta l’unità di tutto Israele ed il punto di riferimento per tutti i popoli gentili.

8:23 (9:1) Ma le tenebre non dureranno sempre sulla terra che è ora nell’angoscia. Come nei tempi passati Elohim coprì di obbrobrio il paese di Zevulun e il paese di Neftali, così nei tempi a venire coprirà di gloria la terra vicina al mare, di là dal Yarden, la Galilea dei Gentili.
9:2 Il popolo che camminava nelle tenebre, vede una gran luce; su quelli che abitavano il paese dell’ombra della morte, la luce risplende.
9:3 Tu moltiplichi il popolo, Tu gli largisci una gran gioia; esso si rallegra in Tua presenza come uno si rallegra al tempo della mietitura, come uno esulta quando spartisce il bottino.
9:6 Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato, e il dominio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Elohim potente, Padre eterno, Principe della pace,
9:7 per dare incremento all’impero e una pace senza fine al trono di David e al suo regno, per stabilirlo fermamente e sostenerlo mediante il diritto e la giustizia, da ora e per sempre: questo farà lo zelo di Adonay Tzevaot.

La promessa della venuta di questo Redentore, che appartiene alla Casa di David, è chiaramente indirizzata alla Casa di Israele! Questa parola infatti si trova nel contesto in cui si rimprovera Israele per la sua alleanza con i gentili contro Yehudah, enfatizzando che la redenzione per la Casa di Israele proviene dalla Casa di David, da Yehudah – Anche Yeshua ribadisce questa verità, quando dichiara ad una Samaritana, quindi, una persona della Casa di Israele, che “la salvezza viene dai Giudei” (Yochanan 4:22).
In Matteo 4:15-16 si riporta questo testo confermando che la missione di Yeshua era dedicata a quelle Tribù che avevano perso la luce della Torah, diventate come i gentili, la Casa di Israele. È significativo che Yeshua svolse il suo ministerio non in Giudea, ma in Galilea, e seguendo la linea dei Profeti di Israele, compì dei miracoli in quella terra, ma non in Yehudah, come d’altronde, neanche i Profeti di Yehudah avevano fatto miracoli. Questi infatti servivano a Profeti come Eliyahu ed Elisha per dimostrare al popolo Chi è il vero Elohim, come è necessario dimostrarlo anche ai gentili. I Giudei non hanno dubbi al riguardo. Questo argomento sarà approfondito più avanti, nello studio sul Nuovo Testamento.

9:20 Menasheh divora Efrayim, ed Efrayim Menasheh; insieme piombano su Yehudah. Con tutto ciò, la sua ira non si calma, e la sua mano rimane distesa.

Il popolo della Casa di Israele è diviso; nell’esilio non si riconoscono più, tuttavia, rimane in loro l’ostilità nei confronti di Yehudah – paragonabile alla perpetua ostilità dei gentili nei confronti dei Giudei.

11:10 In quel giorno, verso la radice di Yishai, issata come vessillo dei popoli, si volgeranno premurose le nazioni, e la sua residenza sarà gloriosa.
11 In quel giorno, HaShem stenderà una seconda volta la mano per riscattare il residuo del Suo popolo rimasto in Assiria e in Egitto, a Patros e in Etiopia, a Elam, a Shin’ar e a Hamat, e nelle isole del mare.
12 Egli alzerà un vessillo verso le nazioni, raccoglierà gli esuli d’Israele, e radunerà i dispersi di Yehudah dai quattro canti della terra.
13 La gelosia di Efrayim scomparirà, e gli avversari di Yehudah saranno annientati; Efrayim non invidierà più Yehudah, e Yehudah non sarà più ostile a Efrayim.

Questa parola è pronunciata in un contesto concernente l’Era Messianica. Le nazioni gentili fanno parte della scena generale, ma i protagonisti assoluti sono gli esuli d’Israele e i dispersi di Yehudah. Si noti la differenza: il residuo d’Israele sono “esuli” e devono essere “riscattati”, quelli di Yehudah sono soltanto “dispersi” che devono essere “radunati”. Il residuo d’Israele è chiaramente definito come il popolo “rimasto in Assiria e in Egitto”, dove effettivamente la Casa di Israele si trovava nel periodo successivo alla fine del Regno di Israele: quando sono iniziate le deportazioni in Assiria e la caduta di Samaria era imminente, molti si rifugiarono in Egitto, dove fondarono colonie e poi si dispersero in tutta l’Africa, principalmente in Nubia (Patros) ed Etiopia, e verso l’occidente. Quelli deportati dagli Assiri invece, popolarono l’Asia seguendo la via dell’oriente. Questi sono tuttora quel popolo chiamato “le Tribù perdute d’Israele”. La mancata menzione di Babilonia come terra di esilio dimostra che il residuo d’Israele non include i Giudei.
“La gelosia di Efrayim scomparirà” – quando le due Case saranno riunite, cosa che non è ancora avvenuta, perché ciò avverrà all’inizio dell’Era Messianica. Chi è geloso di Yehudah? Chi prova invidia per i Giudei? Non sono forse quelli che oggi sono gentili? Evidentemente, l’unità dei Giudei e la solidarietà verso il proprio popolo è una delle loro principali virtù che spesso causa l’invidia degli altri, al punto di diventare persino un motivo d’accusa contro di loro! Li si incolpa d’essere “lobbysti”, di aiutarsi tra di loro a scapito degli altri, ecc. Certamente, non si può dire che quel Efrayim che invidia Yehudah sia oggi una parte degli Ebrei, e neppure si può accertare chi dei Giudei appartiene alla Tribù d’Efrayim. Chi è dunque Efrayim?... Quale popolo condivide con i Giudei lo stesso fondamento, le Scritture, e come l’antico Regno di Israele ha un rapporto di amore/odio, rivalità/invidia nei confronti dei Giudei che perdura per secoli? C’è solo una risposta: i cristiani. Questo atteggiamento, che molte volte si è trasformato in vera e propria persecuzione, ha provocato nei Giudei la diffidenza e l’ostilità, ed ha aumentato la distanza tra i due popoli. Nell’Era Messianica, quando “gli avversari di Yehudah saranno annientati; Efrayim non invidierà più Yehudah, e Yehudah non sarà più ostile a Efrayim” – sono i nemici dei Giudei che saranno annientati (non i nemici della chiesa), allora quella parte dei cristiani che ama i Giudei sarà riscattata, ed è tra questi “gentili” che si trova Efrayim. Altrimenti, dove può essere nascosta la Casa di Israele? Quindi, cesserà finalmente il confronto tra i Giudei e quelli d’Israele che insieme ai gentili redenti fanno parte dell’Assemblea; Baruch HaShem!

27:6 In avvenire, Yakov metterà radice, Israele fiorirà e germoglierà, e copriranno di frutta la faccia del mondo. ...
12 In quel giorno HaShem scrollerà i suoi frutti, dal corso del fiume al torrente d’Egitto; voi sarete raccolti a uno a uno, o figli d’Israele.
13 In quel giorno suonerà una gran tromba; quelli che erano perduti nel paese d’Assiria e quelli che erano dispersi nel paese d’Egitto verranno e si prostreranno davanti a HaShem, sul monte santo, a Yerushalaym.

Anche questa parola riguarda la Casa di Israele, quelli che hanno coperto la faccia del mondo partendo dall’Assiria e dall’Egitto.

28:9 «A chi vuol dare insegnamenti? A chi vuole far capire la lezione? A dei bambini appena divezzati, staccati dalle mammelle?
10 Poiché è un continuo dar precetto dopo precetto, precetto dopo precetto, regola dopo regola, regola dopo regola, un poco qui, un poco là!»
11 Ebbene, sarà mediante labbra balbuzienti e mediante una lingua straniera che HaShem parlerà a questo popolo.

Il capitolo 28 è una profezia contro Efrayim, ovvero la Casa di Israele. Siccome non hanno ascoltato la Parola dell’Eterno e non hanno osservato i Suoi precetti quando erano ancora nella loro terra, saranno dispersi, e quando saranno diventati gentili e parleranno altre lingue (perché avranno dimenticato la propria), l’Eterno li parlerà di nuovo. Il messaggio di Yeshua ha raggiunto tutta la terra, in tutte le lingue, e milioni l’hanno ascoltato.
Questa profezia non è rivolta ai Giudei, non solo perché nel contesto del capitolo 28 è indirizzata specificamente ad Efrayim, ma anche perché i Giudei hanno sempre letto ed ascoltato la Parola in ebraico, non in lingue straniere. Anche se per secoli l’ebraico non è più stata la lingua di uso corrente, nelle Sinagoghe la Torah è stata sempre letta rigorosamente in ebraico. Se l’Eterno avesse deciso di parlare ai Giudei in altre lingue, sicuramente si sarebbero già convertiti! Ma Yeshua stesso disse “andate piuttosto verso le pecore perdute della Casa d’Israele” (Matteo 10:6) e dichiarò “Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della Casa d’Israele” (Matteo 15:24). Quando egli disse queste cose, non mandò i suoi discepoli in Giudea, e neanche svolse il suo ministerio tra i Giudei. Chi sono le “pecore perdute” della Casa di Israele? Certamente, questa definizione non s’addice ai Giudei.

43:1 Ma ora così parla HaShem, il tuo Creatore, o Yakov, Colui che ti ha formato, o Israele! Non temere, perché Io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome; tu sei Mio!
3 perché Io sono HaShem, il tuo Elohim, il Santo d’Israele, il tuo Salvatore; Io ho dato l’Egitto come tuo riscatto, l’Etiopia e Seva al tuo posto.
4 Perché tu sei prezioso ai Miei occhi, sei stimato e Io ti amo, Io do degli uomini al tuo posto, e dei popoli in cambio della tua vita.
5 Non temere, perché Io sono con te; Io ricondurrò la tua discendenza da oriente, e ti raccoglierò da occidente.
6 Dirò al settentrione: «Da’!» E al mezzogiorno: «Non trattenere»; fa’ venire i Miei figli da lontano e le Mie figlie dalle estremità della terra
7 tutti quelli cioè che portano il Mio Nome, che Io ho creati per la Mia gloria, che ho formati, che ho fatti.

Indubbiamente, Elohim ha dato precedenza a Israele nel Suo piano di redenzione. Ha dato dei popoli gentili in cambio. Certo, questo sembra “favoritismo” secondo i parametri del pensiero umano, ma chi può contendere con il Creatore? Se Egli ha deciso di salvare prima Israele e poi le nazioni attraverso Israele, e le giudicherà secondo come loro avranno trattato Israele, nessun teologo può mettere in discussione le Sue decisioni.

43:9 Si adunino tutte assieme le nazioni, si riuniscano i popoli! Chi tra di loro può annunziare queste cose e farci udire delle predizioni antiche? Procurino i loro testimoni e stabiliscano il loro diritto, affinché, dopo averli uditi, si dica: «È vero!»
10 I Miei testimoni siete voi, dice HaShem, voi, e il Mio servo che Io ho scelto, affinché voi lo sappiate, Mi crediate, e riconosciate che Io sono. Prima di Me nessun Elohim fu formato, e dopo di Me, non ve ne sarà nessuno.
11 Io, Io sono HaShem, e fuori di Me non c’è salvatore.

Questo testo introduce un argomento controverso che oppone il giudaismo al cristianesimo, e in quanto riguarda la Casa di Israele, un elemento importante per la sua identificazione in mezzo ai gentili.
L’Eterno sfida le nazioni a rendere testimonianza, a dimostrare se hanno dei profeti. Ribadisce che solo gli Ebrei sono i Suoi testimoni, soltanto loro hanno ricevuto il dono della profezia. Elohim invita la Casa di Israele a ritornare a Lui, perché non ha altro popolo a cui Egli abbia dato le Sue rivelazioni: “I Miei testimoni siete voi, dice HaShem, voi, e il Mio servo che Io ho scelto”; chi è colui che Elohim chiama “Mio servo che Io ho scelto”? La risposta a questa domanda si trova in questo stesso capitolo e quello successivo:

43:28 Perciò Io ho trattato come profani i capi del santuario, ho votato Yakov allo sterminio, ho abbandonato Israele all’infamia.
44:1 Ora ascolta, Yakov, Mio servo, o Israele, che Io ho scelto!
2 Così parla HaShem che ti ha fatto, che ti ha formato fin dal seno materno, Colui che ti soccorre: Non temere, Yakov Mio servo, o Yeshurun che Io ho scelto!
3 Io infatti spanderò le acque sul suolo assetato e i ruscelli sull’arida terra; spanderò il Mio Spirito sulla tua discendenza e la Mia benedizione sui tuoi rampolli;
4 essi germoglieranno come in mezzo all’erba, come salici in riva a correnti d’acque.
5 L’uno dirà: “Io sono di HaShem”; l’altro si chiamerà Yakov, e un altro scriverà sulla sua mano: “di HaShem”, e si onorerà di portare il nome d’Israele.
6 «Così parla HaShem, Re d’Israele e suo Redentore, Adonay Tzevaot: Io sono il primo e sono l’ultimo, e fuori di Me non c’è Elohim.
7 Chi, come Me, proclama l’avvenire fin da quando fondai questo popolo antico? Che egli lo dichiari e Me lo provi! Lo annunzino essi l’avvenire, e quanto avverrà!
8 Non vi spaventate, non temete! Non te l’ho Io annunziato e dichiarato da tempo? Voi Me ne siete testimoni. C’è forse un Elohim fuori di Me? Non c’è altra Ròcca; Io non ne conosco nessuna».

Prima di rispondere alla domanda sull’identità del “servo”, è interessante riflettere sul dono profetico d’Israele. Il Profeta si rivolge alla Casa di Israele, che si trova già in esilio, votata allo sterminio (della sua identità, non fisicamente). L’Eterno dice “spanderò il Mio Spirito sulla tua discendenza e la Mia benedizione sui tuoi rampolli”, parole rivelate anche ai Profeti Yo’el e Yehezkel (vedi Yo’el 2:28-29; Yehezkel 39:21-29), e come si è già accennato, in Atti 2:17-21 si interpreta l’inizio del suo compimento nel giorno di Shavu’ot, in mezzo ad un auditorio composto completamente da Israeliti. Qui Yeshayahu ribadisce che tale promessa riguarda la discendenza d’Israele, non i gentili. Il termine tradotto “discendenza” in ebraico è “zera”, che implica esclusivamente una progenie fisica, non spirituale. Infatti, nel Nuovo Testamento dice che i gentili ricevettero anch’essi lo Spirito Santo, ma non abbiamo testimonianza che alcuno di loro abbia ricevuto anche il ministerio di profeta. Nessuno degli Apostoli o Profeti del Nuovo Testamento era gentile. Chi sono dunque, coloro che nel seno della “chiesa” hanno ricevuto il ministerio profetico? In che modo è stata la Casa di Israele lo strumento portatore di salvezza ai gentili, se non proprio attraverso i suoi messaggeri? Questo argomento sarà approfondito più avanti, nello studio sul Nuovo Testamento.

In quanto concerne l’identità del “servo”, l’eletto, nel libro d’Isaia, l’argomento costituisce una delle più grandi controversie tra Giudei e cristiani, tuttavia, il Profeta lo identifica chiaramente: “Ora ascolta, Yakov, Mio servo, o Israele, che Io ho scelto. Così parla HaShem che ti ha fatto, che ti ha formato fin dal seno materno, Colui che ti soccorre: Non temere, Yakov, Mio servo, o Yeshurun, che Io ho scelto!”; questo concetto si ripete contestualmente in tutto il libro, ad esempio:
41:8 Ma tu, Israele, Mio servo, Yakov che Io ho scelto, discendenza di Avraham, l’amico Mio;; 9 tu che ho preso dalle estremità della terra, che ho chiamato dalle parti più remote di essa, a cui ho detto: “Tu sei il mio servo”, ti ho scelto e non ti ho rigettato.
44:21 Ricòrdati di queste cose, o Yakov, o Israele, perché tu sei Mio servo; Io ti ho formato, tu sei il Mio servo, Israele, tu non sarai da me dimenticato.
45:4 Per amor di Yakov, Mio servo, e d’Israele, Mio eletto, Io ti ho chiamato per nome, ti ho designato, sebbene non Mi conoscessi.
49:3 e mi ha detto: «Tu sei il Mio servo, Israele, per mezzo di te Io manifesterò la Mia gloria».

L’apice della controversia si raggiunge nel capitolo 53; tuttavia, non è l’oggetto di questo studio e perciò sarà trattato brevemente, prendendo in considerazione gli aspetti rilevanti secondo l’argomento principale, cioè, l’identità della Casa di Israele. Nonostante, è utile a questo punto fare una premessa: L’errore esegetico più comune tra i cristiani è che interpretano le Scritture Ebraiche, impropriamente denominate “Antico Testamento” (è forse morto Colui che l’ha scritto?), secondo l’ottica del Nuovo Testamento, quando la procedura corretta è esattamente il contrario. Non è il Nuovo Testamento che convalida le Scritture Ebraiche, bensì sono le Scritture Ebraiche che convalidano il Nuovo Testamento. Invito dunque i cristiani ad interpretare il Nuovo Testamento in base alle Scritture che l’hanno preceduto e sulle quali è fondato. Spesso si usa il termine “la chiesa del Nuovo Testamento” per denominare l’Assemblea dei discepoli di Yeshua nel periodo apostolico, in realtà, un ente che non è esistito, non in quel tempo: Quali Scritture leggevano i primi credenti in Yeshua? le uniche che conoscevano; non si riunivano a leggere il Nuovo Testamento in chiesa, ma a leggere la Torah in Sinagoga! E così facevano anche i primi credenti gentili. Con quali Scritture i credenti di Berea confrontavano le parole di Shaul per verificare la loro veracità (Atti 17:11)? Naturalmente, con la Torah, i Profeti e gli Scritti!
Anche se molti aspetti che descrivono il “servo” sono evidentemente riconducibili alla vita di Yeshua, il Profeta si riferisce con questo termine a Israele. Infatti, alcune caratteristiche del “servo” possono difficilmente essere attribuite a Yeshua, ad esempio: 42:18«Ascoltate, sordi, e voi, ciechi, guardate e vedete! 19 Chi è cieco, se non il Mio servo, e sordo come il messaggero inviato da Me? Chi è cieco come colui che è Mio amico, cieco come il servo di HaShem? 20 Tu hai visto molte cose, ma non vi hai posto mente; gli orecchi erano aperti, ma non hai udito nulla». 43:8 Fa’ uscire il popolo cieco che ha occhi, e i sordi che hanno orecchi!
Il Profeta più volte ribadisce che il “servo”, l’“eletto”, il “messaggero” che porterà luce alle nazioni è Israele. Se si stima che Yeshayahu era uno scrittore coerente, non si può pensare che improvvisamente abbia cambiato il significato dei termini che ha accuratamente identificato. Il “servo” del capitolo 53 dev’essere lo stesso di cui parla in tutto il libro, visto che non ha spiegato che si trattasse d’un altro servo. Tuttavia, è possibile che una profezia abbia un doppio adempimento, anzi, è proprio il carattere dinamico della Parola che trasmette il messaggio specifico a ciascun destinatario. La Profezia d’Isaia è principalmente indirizzata alla Casa di Israele, e come tale ha forti connotati messianici. Lo stesso messaggio, per la Casa di Yehudah assume un significato diverso: i Giudei sono oggi gli unici legittimi rappresentanti di tutto Israele, e come tali, gli unici che hanno conservata la Torah come autentica sorgente di luce per tutti coloro che cercano la verità. Questo li ha resi di fatto un popolo che ha caricato su di sé il peccato dell’umanità, l’odio dei gentili. Yeshayahu identifica il servo sofferente con un popolo, Israele, e non con il Messia – l’unica volta che il termine “messia” è scritto nel libro d’Isaia si riferisce a Koresh, re di Persia!: 45:1“Così parla HaShem al Suo unto (mashiach), a Ciro, che Io ho preso per la destra per atterrare davanti a lui le nazioni, per sciogliere le cinture ai fianchi dei re, per aprire davanti a lui le porte, in modo che nessuna gli resti chiusa”.. Koresh fu un messia per la Casa di Yehudah, perché decretò la fine del loro esilio (vedi più avanti, in 44:26-28). È dunque giusta l’interpretazione che i Giudei danno alle parole del Profeta, perchè sono secondo il piano dell’Eterno per la Casa di Yehudah.
È altrettanto giusta l’interpretazione messianica per la Casa di Israele, che non era più un popolo identificabile, e che insieme al suo Messia è la luce delle nazioni. Infatti, in Atti 8:32-33, le parole di Yeshayahu sono interpretate in riferimento a Yeshua – questa interpretazione, tuttavia, è rivolta ad un Etiope, non a un Giudeo. Il messaggio di salvezza per un gentile (era davvero un gentile, o era uno dei membri della Casa di Israele, molto numerosa in Etiopia?) necessariamente passa non più per la Torah, come Hoshea aveva già profetizzato (vedi commento su Hoshea nella pagina precedente), ma in virtù della grazia di Elohim che gli concede la possibilità di ravvedimento.

44:26 Y Io confermo la parola del Mio servo e realizzo le predizioni dei Miei messaggeri; Io dico di Yerushalaym: “Essa sarà abitata!” Delle città di Yehudah dico: “Saranno ricostruite e Io ne rialzerò le rovine”.
27 Io dico all’abisso: “Fatti asciutto. Io prosciugherò i tuoi fiumi!”
28 Io dico di Ciro: “Egli è il Mio pastore; egli adempirà tutta la Mia volontà, dicendo a Yerushalaym: «Sarai ricostruita!» e al Tempio: «Le tue fondamenta saranno gettate!»”

Quando questa parola fu scritta, la casa di Yehudah era ancora nella propria terra (Yeshayahu non visse fino alla deportazione in Babilonia) e Yerushalaym e il Tempio erano al loro posto, lo stesso che le altre città di Yehudah. Il Profeta annuncia una futura distruzione di Yehudah e la ricostruzione ordinata da Koresh, che nel suo tempo fu per i Giudei “il Mio pastore”. È significativo che i titoli applicati a Yeshua -“Unto”, cioè, Messia, e “pastore”- in Isaia siano ascritti ad un re dei gentili!

45:13 Io ho suscitato Ciro, nella Mia giustizia, e appianerò tutte le sue vie; egli ricostruirà la Mia città e rimanderà liberi i Miei esuli senza prezzo di riscatto e senza doni, dice Adonay Tzevaot».
14 Così parla HaShem: «Il frutto delle fatiche dell’Egitto e del traffico dell’Etiopia e dei Sabei dalla grande statura passerà a te, e ti apparterrà; quei popoli cammineranno dietro a te, passeranno incatenati, si prostreranno davanti a te, e ti supplicheranno dicendo: “Certo Elohim è in mezzo a te, e non ce n’è alcun altro; non c’è altro Elohim”».
15 In verità tu sei un Elohim che Ti nascondi, o Elohim d’Israele, o Salvatore!
17 Ma Israele sarà salvato da HaShem mediante una salvezza eterna; voi non sarete svergognati né delusi, mai più in eterno.

Il ruolo di Koresh, questo re di Persia, è di grande rilievo nella profezia di Yeshayahu, al punto di sembrare d’essere innalzato più del dovuto. In realtà, il piano di redenzione dell’intero popolo d’Israele inizia con il suo decreto. La Casa di Yehudah ritorna dall’esilio, ricostruisce le città, ed è messa a prova: ha finalmente consolidato la sua fedeltà alla Torah. La Casa di Israele, ancora nell’idolatria, è libera di spostarsi, d’emigrare, di mescolarsi con i popoli... per compiere con la sua futura missione di benedire le nazioni. La salvezza di tutto Israele e quella dei gentili ha le sue radici in questo doppio avvenimento: il ritorno dei Giudei a Yerushalaym e la dispersione della Casa di Israele in tutta la terra. Koresh rappresenta veramente ciò che il Messia è per l’una Casa e per l’altra: per i Giudei, il Messia è colui che ricondurrà il popolo alla propria terra, ricostruirà il Tempio e regnerà su tutte le nazioni; per la Casa di Israele e i suoi associati gentili, è colui che li ha resi liberi, li ha redenti, salvati...
Sorge qui un quesito: in virtù del decreto di Koresh, che diceva “Chiunque tra voi è del Suo popolo, il suo Elohim sia con lui, salga a Yerushalaym, che si trova in Yehudah, e costruisca la Casa di HaShem, Elohim d’Israele, dell’Elohim che è a Yerushalaym.” (Ezra 1:3) e quindi essendo rivolto a chiunque fosse del popolo d’Israele, non potevano anche ritornare gli esuli della Casa di Israele? Sì, certamente avrebbero potuto farlo, ma non l’hanno fatto; semplicemente perché, come l’Eterno aveva emesso la sentenza per mezzo di Hoshea, non erano più “popolo Mio”; avevano violato il Patto, non erano più in grado d’osservare la Torah, erano diventati come i gentili e avevano perso il diritto di ritornare alla loro terra finché non si sarebbe compiuta la loro redenzione. Solo un’infima minoranza ritornò, perchè nel piano dell’Eterno avevano uno scopo preciso: erano i Galilei del tempo di Yeshua, coloro che avrebbero portato ai loro fratelli nella diaspora il messaggio di redenzione per le “pecore perdute della Casa di Israele”.

49:3 E mi ha detto: «Tu sei il mio servo, Israele, per mezzo di te Io manifesterò la Mia gloria».
6 Egli dice: «È troppo poco che tu sia Mio servo per rialzare le Tribù di Yakov e per ricondurre gli scampati d’Israele; voglio fare di te la luce delle nazioni, lo strumento della Mia salvezza fino alle estremità della terra».
8 Così parla HaShem: «Nel tempo della grazia Io ti esaudirò, nel giorno della salvezza ti aiuterò; ti preserverò e farò di te l’alleanza del popolo, per rialzare il paese, per rimetterli in possesso delle eredità devastate,
12 Guardate! Questi vengono da lontano; ecco, questi altri vengono da settentrione e da occidente, e questi dal paese dei Sinim».

In questa parola si conciliano i due aspetti del “servo” e la sua missione: rialzare le Tribù di Yakov ed essere la luce delle nazioni e lo strumento di salvezza per tutta la terra, “nel tempo della grazia”. Il “servo-Messia” della Casa di Israele, che riscatta le Tribù perché queste, che sono il “servo” Israele, portino il messaggio di salvezza a tutti i popoli dove essi sono dispersi. Il compito di portare il messaggio dell’Evangelo fu affidato alla Casa di Israele. Il messaggio raggiunse persino il “paese dei Sinim”, la Cina! Chi ha portato la Parola dell’Eterno ai cinesi? In questi tempi i ricercatori stanno scoprendo alcuni popoli che sono presunti discendenti delle mitiche “Tribù perdute”, radicati sin dall’antichità nell’Asia orientale, Cina, India, ecc., e curiosamente, questi popoli sono in maggioranza cristiani.

54:1 «Esulta, o sterile, tu che non partorivi! Da’ in grida di gioia e rallégrati, tu che non provavi doglie di parto! Poiché i figli dell’abbandonata saranno più numerosi dei figli di colei che ha marito», dice HaShem.
2 «Allarga il luogo della tua tenda, si spieghino i teli della tua abitazione, senza risparmio; allunga i tuoi cordami, rafforza i tuoi picchetti!
3 Poiché ti spanderai a destra e a sinistra; la tua discendenza possederà le nazioni e popolerà le città deserte».

Questa profezia si pronuncia con una rappresentazione della Casa di Israele come “l’abbandonata” e la Casa di Yehudah come “colei che ha marito”, annunciando la numerosa discendenza della prima, e la sua eredità estesa a tutta la terra. Si ribadisce il concetto che i Giudei mantengono il loro rapporto con Elohim come la moglie che ha ancora il marito.

54:6 Poiché HaShem ti richiama come una donna abbandonata, il cui spirito è afflitto, come la sposa della giovinezza, che è stata ripudiata, dice il tuo Elohim.
7 Per un breve istante Io ti ho abbandonata, ma con immensa compassione Io ti raccoglierò.
8 In un accesso d’ira, ti ho per un momento nascosto la Mia faccia, ma con un amore eterno Io avrò pietà di te, dice HaShem, il tuo Salvatore.
13 Tutti i tuoi figli saranno discepoli di HaShem e grande sarà la pace dei tuoi figli.

Un rinnovo della promessa di redenzione che l’Eterno aveva pronunciato anche tramite il Profeta Hoshea.

55:3 Porgete l’orecchio e venite a Me; ascoltate e voi vivrete; Io farò con voi un patto eterno, vi largirò le grazie stabili promesse a David.
4 Ecco, Io l’ho dato come testimonio ai popoli, come principe e governatore dei popoli.
5 Ecco, tu chiamerai nazioni che non conosci, e nazioni che non ti conoscono accorreranno a te, a motivo di HaShem, del tuo Elohim, del Santo d’Israele, perché Egli ti avrà glorificato.

56:3 Il gentile che si è unito a HaShem non dica: «Certo, HaShem mi escluderà dal Suo popolo!» Né dica l’eunuco: «Ecco, io sono un albero secco!»
4 Infatti così parla HaShem circa gli eunuchi che osserveranno i Miei Shabat, che sceglieranno ciò che a Me piace e si atterranno al Mio Patto:
5 «Io darò loro, nella Mia casa e dentro le Mie mura, un posto e un nome, che avranno più valore di figli e di figlie; darò loro un nome eterno, che non perirà più.
6 Anche i gentili che si saranno uniti a HaShem per servirlo, per amare il Nome di HaShem, per essere Suoi servi, tutti quelli che osserveranno il Shabat astenendosi dal profanarlo e si atterranno al Mio Patto,
7 Io li condurrò sul Mio monte santo e li rallegrerò nella Mia casa di preghiera; i loro olocausti e i loro sacrifici saranno graditi sul Mio altare, perché la Mia casa sarà chiamata una casa di preghiera per tutti i popoli».
8 HaShem, Elohim, che raccoglie gli esuli d’Israele, dice: «Io ne raccoglierò intorno a lui anche degli altri, oltre a quelli dei suoi che sono già raccolti».

La profezia di Yeshayahu s’avvia verso la conclusione con la promessa di redenzione estesa ai gentili, tramite Israele. La visione comunque si riferisce piuttosto ai tempi relativi all’Era Messianica, quando David (il Messia di Yehudah) sarà effettivamente principe e governatore dei popoli. In quel tempo sarà richiesto ai gentili redenti di “attenersi al Patto”, di “osservare il Shabat” – un duro colpo inflitto a coloro che credono che la Legge sia stata abolita! Yeshayahu presenta una visione dell’Era Messianica in pieno accordo con quella del Profeta Yehezkel (Ezechiele), con il ripristino delle funzioni del Tempio. Questo sarà trattato più avanti nello studio del libro d’Ezechiele.

65:9 Io farò uscire da Yakov una discendenza e da Yehudah un erede dei Miei monti; i Miei eletti possederanno il paese, i Miei servi vi abiteranno.
10 Sharon sarà un recinto di greggi, la valle d’Akor, un luogo di riposo alle mandrie, per il Mio popolo che Mi avrà cercato.

Profezia in pieno processo di compimento nei nostri giorni, presenta due promesse: a Yakov una discendenza, la numerosa Casa di Israele, ma a Yehudah l’eredità dei Suoi monti, il possesso della terra di Israele.

66:7 Prima di provare le doglie del parto, essa ha partorito; prima che le venissero i dolori, ha dato alla luce un maschio.
8 Chi ha udito mai cosa siffatta? Chi ha mai visto qualcosa di simile? Un paese nasce forse in un giorno? Una nazione viene forse alla luce in una volta? Ma Tzion, non appena ha sentito le doglie, ha subito partorito i suoi figli.

Poteva il Profeta fare una descrizione più precisa della nascita del presente Stato di Israele? L’Eterno ha iniziato la fase conclusiva in cui stabilirà il Regno Messianico partendo proprio da quello Stato fondato dai Giudei, e ci annuncia il suo futuro:

66:21 In mezzo a loro ne sceglierò come sacerdoti e come Leviti, dice HaShem.
22 «Infatti come i nuovi cieli e la nuova terra che Io sto per creare rimarranno stabili davanti a Me», dice HaShem, «così dureranno la vostra discendenza e il vostro nome.
23 Avverrà che, di novilunio in novilunio e di Shabat in Shabat, ogni carne verrà a prostrarsi davanti a Me», dice HaShem.

Evidentemente, non possono scegliersi dei Leviti né dei sacerdoti se non della Tribù di Levi, che appartiene alla Casa di Yehudah. E così come la Sua Creazione durerà in eterno, nello stesso modo sarà vigente la Torah, che tutti dovranno osservare, compresi i giorni che Egli ha stabilito come speciali. È difficile conciliare le Scritture con la teologia dispensazionalista, anzi è impossibile...


Mikah (Michea)

Profeta di Yehudah contemporaneo di Yeshayahu, profetizzò principalmente sulla Casa di Israele e sull’Era Messianica. Durante il suo ministerio cadde Samaria e gli Assiri invasero anche Yehudah.

1:6 «Perciò Io farò di Samaria un mucchio di pietre nella campagna, un luogo da piantarci le vigne; ne farò rotolare le pietre giù nella valle, ne metterò allo scoperto le fondamenta.
7 Tutte le sue immagini scolpite saranno infrante, tutte le sue offerte agli idoli saranno arse con il fuoco, io ridurrò tutti i suoi idoli in desolazione, perché sono offerte raccolte come salario di prostituzione e torneranno a essere salario di prostituzione».

Mikah, come Hoshea, accusa Samaria di prostituzione, figura ricorrente nelle Scritture per rappresentare l’idolatria.

1:9 La sua piaga infatti è incurabile; si estende fino a Yehudah e giunge fino alla porta del Mio popolo, fino a Yerushalaym.
13 Attacca i cavalli al carro, o abitante di Lakhish! Tu sei stata causa di peccato per la figlia di Tzion, poiché in te si sono trovate le trasgressioni d’Israele.

l Profeta annuncia l’imminente deportazione della Casa di Israele, e teme che Yehudah segua lo stesso destino. La menzione di Lakhish è significativa perché quando Sinakh’erib prese le città di Yehudah e mise sotto assedio Yerushalaym stabilì il suo quartiere generale a Lakhish (2Re 18:14). Allora regnava Hizkiyahu, e Yehudah fu risparmiata dall’esilio perché era un re giusto.

4:1 Ma negli ultimi tempi, il monte della casa di HaShem sarà posto in cima ai monti e si eleverà al di sopra delle colline e i popoli affluiranno ad esso.
2 Verranno molte nazioni e diranno: «Venite, saliamo al monte di HaShem, alla casa dell’Elohim di Yakov; Egli c’insegnerà le Sue vie e noi cammineremo nei Suoi sentieri!» Poiché da Tzion uscirà la Torah, da Yerushalaym la Parola di HaShem.

Visione dell’Era Messianica, le stesse parole sono scritte anche in Isaia 2:3. Annuncia la salvezza dei gentili che impareranno a vivere secondo la Torah. Vedi commento a Isaia 2:3.

4:10 Soffri e gemi, figlia di Tzion, come donna che partorisce, perché ora uscirai dalla città, abiterai per i campi, e andrai fino a Babilonia. Là tu sarai liberata, là HaShem ti riscatterà dalla mano dei tuoi nemici.
11 Ora, molte nazioni si sono adunate contro di te e dicono: «Sia profanata e i nostri occhi godano alla vista di Tzion!»
12 Ma esse non conoscono i pensieri di HaShem, non comprendono i Suoi disegni: poiché Egli le raduna come covoni sull’aia.
13 «Figlia di Tzion, àlzati, trebbia! perché Io farò in modo che il tuo corno sia di ferro e le tue unghie siano di bronzo; tu triterai molti popoli; consacrerai i loro guadagni a HaShem, e le loro ricchezze al Sovrano di tutta la terra».

La redenzione dei Giudei avviene nell’esilio in Babilonia, dove il Profeta annuncia che Tzion sarà liberata – è infatti in Babilonia che l’attuale popolo Giudeo fu formato, dove il giudaismo fu finalmente consolidato. È in Babilonia che i Giudei abbandonarono l’idolatria e divennero fedeli alla Torah fino ai nostri giorni.

5:2 «Ma da te, o Beytlechem, Efratah, piccola per essere tra le migliaia di Yehudah, da te mi uscirà colui che sarà dominatore in Israele, le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni.
3 Perciò egli li darà in mano ai loro nemici, fino al tempo in cui colei che deve partorire partorirà; e il resto dei suoi fratelli tornerà a raggiungere i figli d’Israele».

Profezia ricca d’elementi: da una città di Yehudah proviene il dominatore della Casa di Israele. Non implica la Casa di Yehudah. Chi è che egli “darà in mano ai loro nemici”? Chi è “colei che deve partorire”? E chi sono “il resto dei suoi fratelli”? In armonia con la profezia d’Isaia 66:8, colei che deve partorire è Tzion; fino a quel momento, i Giudei sono stati dati in mano ai loro nemici. Il resto che tornerà è un annuncio della riunione finale di tutto Israele.

5:7 Il resto di Yakov sarà, in mezzo a molti popoli, come una rugiada che viene da HaShem, come una pioggia sull’erba, che non aspettano ordine d’uomo e non dipendono dai figli degli uomini.

Ribadisce il concetto che la Casa di Israele sarà di benedizione ai gentili, il cui regno non è di questo mondo – e questo è il senso dell’espressione “non essere del mondo”, il non dipendere dagli uomini e le loro istituzioni, ma direttamente dall’Eterno. Così dovrebbe essere l’Assemblea dei redenti.

7:18 Quale Elohim è come Te, che perdoni l’iniquità e passi sopra alla colpa del resto della Tua eredità? Egli non serba la Sua ira per sempre, perché Si compiace di usare misericordia.
19 Egli tornerà ad avere pietà di noi, metterà sotto i Suoi piedi le nostre colpe e getterà in fondo al mare tutti i nostri peccati.
20 Tu mostrerai la Tua fedeltà a Yakov, la Tua misericordia ad Avraham, come giurasti ai nostri padri, fin dai giorni antichi.

Il Profeta conclude con una parola di speranza nella misericordia dell’Eterno sul resto della Sua eredità, per fedeltà ai Suoi giuramenti.


Tzefanyah (Sofonia)

Profeta di Yehudah, la sua profezia riguarda principalmente il tempo che precede l’Era Messianica.

2:4 Perché Gaza sarà abbandonata e Ashkelon ridotta a una desolazione; Ashdod sarà cacciata in pieno mezzogiorno ed Ekron sarà sradicata.
5 Guai agli abitanti della regione costiera, alla nazione dei Keretei! La parola di HaShem è rivolta contro di te, o Canaan, paese dei Filistei! «Io ti distruggerò al punto che non avrai più abitanti».
6 La regione costiera non sarà altro che pascoli, rifugi per pastori e recinti per greggi.
7 Essa sarà un territorio per il resto della Casa di Yehudah; là porteranno le bestie al pascolo e la sera si coricheranno nelle case di Ashkelon, perché HaShem, loro Elohim, li visiterà e li farà tornare dall’esilio.
8 Ho udito gli insulti di Moav e gli oltraggi dei figli di Ammon; hanno insultato il Mio popolo e si sono ingranditi invadendo il suo territorio.

Una descrizione precisa dello stato in cui si trovava la terra d’Israele nel periodo precedente all’immigrazione sionista: lo stato di desolazione descritto dai viaggiatori dell’epoca e la testimonianza di scrittori come Mark Twain confermano pienamente questa profezia.
Questa terra fu conquistata dai Giudei, che fondarono il moderno Stato di Israele. Il Profeta annuncia specificamente che “sarà un territorio per il resto della Casa di Yehudah” – non per la Casa di Israele. La precisione dei dettagli è sorprendente. Appena lo Stato di Israele fu creato, Moav ed Ammon, l’odierna Giordania, “si sono ingranditi invadendo il suo territorio”, gran parte della Samaria e la Giudea, territori tuttora pretesi dagli Arabi.

3:18 «Io raccoglierò quelli che sono nel dolore lontano dalle festività solenni; sono tuoi; su di loro pesa la vergogna!
19 In quel tempo, Io agirò contro tutti quelli che ti opprimono; salverò la pecora che zoppica, raccoglierò quella che è stata cacciata via, e li renderò gloriosi e famosi, in tutti i paesi dove sono stati nella vergogna.
20 In quel tempo, Io vi ricondurrò; in quel tempo, vi raccoglierò; perché vi renderò famosi e gloriosi fra tutti i popoli della terra, quando farò tornare, sotto i vostri occhi, quelli che sono in esilio», dice HaShem.

Questo è successo sotto gli occhi di tutti, i Giudei sono ritornati dall’esilio, e li ha resi gloriosi in tutti i paesi dove hanno soggiornato. Non è necessario in questo studio rammentare quanti grandi scienziati, artisti, scrittori e personalità di ogni disciplina sono stati o sono Ebrei.


Yirmeyahu (Geremia)

Geremia è stato l’ultimo dei profeti di Yehudah prima dell’esilio in Babilonia, il testimone più accreditato della caduta del Regno di Yehudah e della fine politica della dinastia di David. La Casa di Israele era già da un secolo in esilio. La sua profezia riguarda principalmente Yerushalaym.

1:5 «Prima che Io ti avessi formato nel grembo di tua madre, Io ti ho conosciuto; prima che tu uscissi dal suo grembo, Io ti ho consacrato e ti ho costituito profeta delle nazioni».

La visione di Yirmeyahu riguarda i tempi messianici, il suo messaggio è indirizzato a tutti i popoli; questo titolo di “Profeta delle nazioni” è paragonabile a quello di Shaul, Apostolo dei gentili.

3:6 HaShem mi disse al tempo del re Yoshiyahu: «Hai visto ciò che l’infedele Israele ha fatto? È andata sopra ogni alto monte e sotto ogni albero verdeggiante, e là s’è prostituita.
7 Io dicevo: Dopo che avrà fatto tutte queste cose, tornerà a Me; ma non è ritornata; e sua sorella, la perfida Yehudah, l’ha visto.
8 Benché Io avessi ripudiato l’infedele Israele a causa di tutti i suoi adulteri e le avessi dato la sua lettera di divorzio, ho visto che sua sorella, la perfida Yehudah, non ha avuto alcun timore, ed è andata a prostituirsi anche lei.
9 Con il rumore delle sue prostituzioni Israele ha contaminato il paese; ha commesso adulterio con la pietra e con il legno;
10 Nonostante tutto questo, la sua perfida sorella non è tornata da Me con tutto il suo cuore, ma con finzione», dice HaShem.

L’immagine dell’infedeltà della Casa di Israele è ancora una volta quella di una prostituta. Era già da un secolo che era stata “divorziata” a causa della sua disubbidienza, ed il Profeta annunciava che Yehudah rischiava di fare la stessa fine.

3:17 Allora Yerushalaym sarà chiamata il trono di HaShem; tutte le nazioni si raduneranno a Yerushalaym nel Nome di HaShem, e non cammineranno più secondo la caparbietà del loro cuore malvagio.
18 In quei giorni, la Casa di Yehudah camminerà con la Casa di Israele; verranno assieme dal paese del settentrione al paese che Io diedi in eredità ai vostri padri.

Tuttavia, il Profeta annuncia la redenzione di Yehudah, ancora prima della sua caduta, e la posizione privilegiata di Yerushalaym nell’Era Messianica. In quel tempo sarà riunita alla Casa di Israele.

5:11 Poiché la Casa di Israele e la Casa di Yehudah mi hanno tradito, dice HaShem.

Il Profeta elenca i peccati di Yehudah e li paragona a quelli d’Israele.

7:12 Andate al Mio luogo che era a Shiloh, dove una volta avevo messo il Mio nome, e guardate come l’ho trattato, a causa della malvagità del Mio popolo d’Israele.
15 Vi caccerò dalla Mia presenza, come ho cacciato tutti i vostri fratelli, tutta la discendenza di Efrayim.

Yehudah confidava nel Tempio come una garanzia del favore dell’Eterno; ma l’Eterno ammonisce la Casa di Yehudah, rammentando che un tempo il Suo santuario era presso la Casa di Israele, e nonostante ciò, sono stati deportati.

13:11 Infatti, come la cintura aderisce ai fianchi dell’uomo, così Io avevo strettamente unita a Me tutta la Casa di Israele e tutta la Casa di Yehudah, dice HaShem, perché fossero Mio popolo, Mia fama, Mia lode, Mia gloria; ma essi non hanno voluto dare ascolto.

La Casa di Israele e la Casa di Yehudah: all’origine erano uno stesso popolo e sono stati parimenti eletti; tuttavia, sono nominate come due unità ben distinte. L’insistenza del Profeta nel rammentarlo a Yehudah può significare che già in quel tempo, a solo un secolo della deportazione della Casa di Israele, i loro fratelli nell’esilio erano ormai considerati da quelli di Yehudah come un altro popolo.

16:14 «Perciò, ecco, i giorni vengono», dice HaShem, «in cui non si dirà più: “Per la vita di HaShem che condusse i figli d’Israele fuori dal paese d’Egitto”,
15 ma: “Per la vita di HaShem che ha condotto i figli d’Israele fuori dal paese del settentrione e da tutti gli altri paesi nei quali li aveva scacciati”. Io li ricondurrò nel loro paese, che avevo dato ai loro padri..
16 Ecco, Io mando un gran numero di pescatori a pescarli», dice HaShem; «inoltre manderò gran numero di cacciatori a dar loro la caccia sopra ogni monte, sopra ogni collina e nelle fessure delle rocce».

Questa parola è generalmente interpretata come riguardante il ritorno dei Giudei di cui siamo testimoni in questo tempo. Certamente il termine “figli d’Israele” non è equivalente a “Casa di Israele”, ma si riferisce al popolo Ebreo nel suo insieme, ai discendenti di Yakov. I Giudei si chiamano tuttora “B’ney Yisrael”, ed il nome che l’Eterno ha dato al loro Stato è Israele. In questi ultimi anni, alcune organizzazioni si occupano di rintracciare persone, famiglie o interi popoli che nel passato erano Ebrei; questi “cacciatori” ottengono dei risultati sorprendenti: diversi popoli, soprattutto dell’Asia e l’Africa, sono stati già riconosciuti come discendenti delle “Tribù perdute”, e rimpatriati nello Stato di Israele. L’Eterno sta preparando la Casa di Israele a riunirsi con quella di Yehudah.

22:28 Questo Konyahu è dunque un vaso spezzato, infranto? È forse un oggetto che non fa più alcun piacere? Perché sono dunque cacciati, lui e la sua discendenza, gettati in un paese che non conoscono?
29 O paese, o paese, o paese, ascolta la parola di HaShem!
30 Così parla HaShem: «Iscrivete quest’uomo come privo di figli, come un uomo che non prospererà durante i suoi giorni; perché nessuno della sua discendenza giungerà a sedersi sul trono di David, e a regnare ancora su Yehudah».

Konyahu, ovvero Yekonyahu, chiamato anche Yehoyakin, era il re di Yehudah figlio di Yehoyakim (Geremia 24:1; 27:20, 28:4; 1Cronache 3:16). Questa profezia è particolare, perchè afferma che “nessuno della sua discendenza regnerà su Yehudah”. Secondo l’Evangelo di Matteo, Yeshua era legalmente un discendente di Yekonyahu! (Matteo 1:11,12). Considerando che la genealogia riportata in Matteo è inusuale ed inesatta – sono assenti quattro generazioni: tra Yehoram ed Uzziyahu (Matteo 1:8) mancano Ahazyahu, Yo’ash e Amatzyahu (1Cronache 3:11-12), e manca Yehoyakim tra Yoshiyahu e Yekonyahu (Matteo 1:11; 1Cronache 3:15-16) –, se Matteo aveva dei motivi di tipo kabbalistico per contare 14 generazioni tra David e la deportazione in Babilonia, certo è che la linea genealogica reale non è riportata in modo esatto. Non è lo scopo di questo studio analizzare più dettagliatamente la genealogia secondo l’Evangelo, ma rilevare un particolare interessante: nessun discendente di Yekonyahu avrebbe regnato su Yehudah, ciò non esclude la possibilità che qualcuno di loro regnasse su Israele... Essendo legalmente figlio di Yosef e discendente di Yekonyahu, Yeshua non poteva essere Re di Yehudah. Infatti, nell’Evangelo egli è chiamato dai suoi discepoli “Re d’Israele” (Matteo 27:42; Marco 15:32; Yochanan 1:49; 12.13), mai Re di Yehudah. Sono stati i Romani a chiamarlo ironicamente “Re dei Giudei”, titolo che non è stato accettato da parte dei Giudei. Naturalmente, i Romani non conoscevano la differenza tra Israele e Yehudah e per loro erano tutti Giudei, abitanti della Giudea, perché Israele non esisteva come realtà politica.

23:5 «Ecco, i giorni vengono», dice HaShem, «in cui Io farò sorgere a David un germoglio giusto, il quale regnerà da re e prospererà; eserciterà il diritto e la giustizia nel paese.
6 Nei suoi giorni Yehudah sarà salvato e Israele starà sicuro nella sua dimora; questo sarà il nome con il quale sarà chiamato: HaShem-Tzidkeynu.
7 Perciò, ecco, i giorni vengono», dice HaShem, «in cui non si dirà più: “Per la vita di HaShem che condusse i figli d’Israele fuori dal paese d’Egitto”,
8 ma: “Per la vita di HaShem che ha portato fuori e ha ricondotto la discendenza della Casa di Israele dal paese del settentrione, e da tutti i paesi nei quali Io li avevo cacciati”; ed essi abiteranno nel loro paese».

Questa profezia riguarda l’Era Messianica, quando Yehudah e Israele saranno nuovamente un popolo unico. Molti interpretano che la Casa di Israele che ritorna dal paese del settentrione si riferisca ai Giudei della Russia, ma una tale interpretazione non tiene conto di quello che un Profeta Ebreo di quel periodo sta dicendo: in tutto il libro il Profeta chiama le cose per il loro nome, la Casa di Israele non è la Casa di Yehudah, e il paese del settentrione nelle Scritture è generalmente l’Assiria. Il ritorno di cui parla in questa profezia riguarda la Casa di Israele che era in Assiria nel tempo in cui il Profeta scrisse, e nei paesi dove gli Assiri li avevano deportati (Halah, Havor, Gozan, Media ‒ 2Re 17:6). Il ritorno dei Giudei è precedente all’Era Messianica; solo quando i nemici d’Israele saranno annientati dal Messia, si troverà posto per la Casa di Israele.

24:4 La parola di HaShem mi fu rivolta in questi termini:
5 Così parla HaShem, Elohim d’Israele: «Quali sono questi fichi buoni, tali saranno quelli di Yehudah che ho mandati da questo luogo in esilio nel paese dei Caldei; Io li tratterò con riguardo
6 metterò il Mio occhio su di loro per il bene; li ricondurrò in questo paese; li stabilirò fermamente, e non li distruggerò; li pianterò, e non li sradicherò.
7 Darò loro un cuore per conoscere Me che sono HaShem; saranno Mio popolo e Io sarò loro Elohim, perché si convertiranno a Me con tutto il loro cuore».

L’Eterno annuncia la Sua promessa per la Casa di Yehudah. Infatti, sono stati deportati in Babilonia come un popolo ribelle che aveva ripetutamente disubbidito al proprio Elohim e alla Torah, e sono ritornati come “Giudei” osservanti. È stato dopo l’esilio in Babilonia che si è data la forma definitiva al giudaismo e si sono compilate le Scritture che costituiscono il fondamento dell’essere Ebreo. L’Eterno dichiara: “Darò loro un cuore per conoscere Me” – chi può dunque conoscerLo meglio dei Giudei?; “saranno Mio popolo” – se i Giudei sono il Suo popolo, chi li può spodestare di tale privilegio?; “perché si convertiranno a Me con tutto il loro cuore” – e infine, perché i cristiani vogliono convertirli, se i Giudei si sono già convertiti?...

25:11 «Tutto questo paese sarà ridotto in una solitudine e in una desolazione, e queste nazioni serviranno il re di Babilonia per settant’anni.
12 Ma quando saranno compiuti i settant’anni, io punirò il re di Babilonia e quella nazione», dice HaShem, «a causa della loro iniquità; punirò il paese dei Caldei e lo ridurrò in una desolazione perenne».

29:10 Poiché così parla HaShem: «Quando settant’anni saranno compiuti per Babilonia, Io vi visiterò e manderò a effetto per voi la Mia buona parola facendovi tornare in questo luogo.
11 Infatti Io so i pensieri che medito per voi», dice HaShem: «pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza.
12 Voi m’invocherete, verrete a pregarmi e Io vi esaudirò.
13 Voi Mi cercherete e Mi troverete, perché Mi cercherete con tutto il vostro cuore;
14 Io mi lascerò trovare da voi», dice HaShem; «vi farò tornare dalla vostra prigionia; vi raccoglierò da tutte le nazioni e da tutti i luoghi dove vi ho cacciati», dice HaShem; «vi ricondurrò nel luogo da cui vi ho fatti deportare».

Il Profeta conferma la redenzione della Casa di Yehudah durante i 70 anni d’esilio; annuncia che il loro ravvedimento sarà tale che cercheranno solo Elohim e resteranno fedeli ai Suoi precetti per sempre. In tutto quel periodo non avevano più avuto la possibilità d’offrire i sacrifici, quindi la loro salvezza non dipendeva veramente da questi, ma dalla sincerità dei loro cuori.

30:3 Poiché ecco, i giorni vengono, dice HaShem, in cui Io riporterò dall’esilio il Mio popolo d’Israele e di Yehudah, dice HaShem, e li ricondurrò nel paese che diedi ai loro padri, ed essi lo possederanno.

Nelle sue profezie, Yirmeyahu alterna le promesse immediate per Yehudah con quelle relative ai tempi messianici, quando esse vengono estese anche alla Casa di Israele. Prima le annuncia in modo generale come introduzione, e di seguito le spiega più specificamente.

31:15 Così parla HaShem: «Si è udita una voce a Ramah, un lamento, un pianto amaro; Rachel piange i suoi figli; lei rifiuta di essere consolata dei suoi figli, perché non sono più».

I figli di Rachel rappresentano la Casa di Israele, che non sono più. Ramah in Efrayim era la città del Profeta Shmuel, il centro spirituale della Casa di Israele. Rachel fu sepolta a Beyt-lechem, dove nacquero il Re David e Yeshua. Questo passo è riportato in Matteo 2:18.

31:16 Così parla HaShem: «Trattieni la tua voce dal piangere, i tuoi occhi dal versare lacrime; poiché l’opera tua sarà ricompensata», dice HaShem; «essi ritorneranno dal paese del nemico;
17 c’è speranza per il tuo avvenire», dice HaShem; «i tuoi figli ritorneranno entro le loro frontiere».

La speranza per l’avvenire di Rachel e la nascita di Yeshua in Beyt-lechem sono dei segnali per la Casa di Israele, che riceve una promessa di riscatto ed del ritorno dei suoi figli. Evidentemente, non si riferisce al ritorno dei Giudei, che è già in pieno compimento senza che essi, come speravano i cristiani, abbiano riconosciuto Yeshua come il Messia. La redenzione della Casa di Israele deve ancora completarsi, e solo quando verrà il Messia di Yehudah a stabilire il suo Regno tutto Israele sarà riunito.

31:18 Io odo, odo Efrayim che si rammarica: Tu mi hai punito, come un vitello non domato; convertimi, e io mi convertirò, poiché Tu sei HaShem, il mio Elohim.

Nel versetto 24:7 si parla della conversione di Yehudah, avvenuta in Babilonia per volontà dell’Eterno, perché Egli decise di convertirli. Quella di Efrayim, la Casa di Israele, avverrà perché saranno loro a volerla.

31:20 Efrayim è dunque per Me un figlio così caro? un figlio prediletto? Da quando Io parlo contro di lui, è più vivo e continuo il ricordo che ne ho; perciò le Mie viscere si commuovono per lui, e Io certo ne avrò pietà, dice HaShem.

La misericordia dell’Eterno si manifesta nella Sua volontà di riscattare la Casa di Israele. Il Profeta alterna i destinatari delle sue profezie perché esse sono specifiche per l’uno o per l’altro; nel v. 23 riprende a parlare a Yehudah, poi inizia una nuova introduzione:

31:27 Ecco, i giorni vengono, dice HaShem, in cui Io seminerò la Casa di Israele e la Casa di Yehudah di semenza d’uomini e di semenza d’animali.
31 Ecco, i giorni vengono, dice HaShem, in cui Io farò un nuovo patto con la Casa di Israele e con la Casa di Yehudah;
32 non come il patto che feci con i loro padri il giorno che li presi per mano per condurli fuori dal paese d’Egitto: patto che essi violarono, sebbene Io fossi loro signore, dice HaShem;
33 ma questo è il patto che farò con la Casa di Israele, dopo quei giorni, dice HaShem: Io metterò la Mia legge nell’intimo loro, la scriverò sul loro cuore, e Io sarò loro Elohim, ed essi saranno Mio popolo.

È importante tenere conto della precisione del Profeta: prima introduce la sua profezia sul nuovo Patto che sarà fatto con la Casa di Israele (prima), e con la Casa di Yehudah (dopo). Nel v. 33, descrive come sarà il nuovo Patto soltanto con la Casa di Israele, non nomina più quella di Yehudah – perché? Perché il Patto con la Casa di Yehudah si farà quando verrà stabilito il Regno Messianico. Yeshua ha espresso questa verità molto esplicitamente, nella celebrazione dell’ultima cena: generalmente i cristiani non sono molto informati sul modo in cui questa cena si è svolta, nella quale si dovevano bere quattro calici, ed è quando si è bevuto il terzo che Yeshua dichiarò «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue» (Luca 22:20), ed ha riservato il quarto per berlo quando sarà stabilito il Regno (Matteo 26:29). Il Messia della Casa di Israele è il servo sofferente, il Messia della Casa di Yehudah è il Re di tutte le nazioni, colui che avrà stabilito la pace in Yerushalaym.

31:35 Così parla HaShem, che ha dato il sole come luce del giorno e le leggi alla luna e alle stelle perché siano luce alla notte; che solleva il mare in modo che ne mugghiano le onde; Colui che ha nome: Adonay Tzevaot.
36 «Se quelle leggi verranno a mancare davanti a Me», dice HaShem, «allora anche la discendenza d’Israele cesserà di essere per sempre una nazione in Mia presenza».
37 Così parla HaShem: «Se i cieli di sopra possono essere misurati e le fondamenta della terra di sotto, scandagliate, allora anch’Io rigetterò tutta la discendenza d’Israele per tutto quello che essi hanno fatto», dice HaShem.

L’Eterno enfatizza che la Sua elezione d’Israele è eterna, non c’è alcun popolo che possa prendere in suo posto, non c’è nessun’entità che possa sostituirlo.

32:36 «Ma ora, in seguito a tutto questo, così parla HaShem, Elohim d’Israele, riguardo a questa città, della quale voi dite: “Essa è data in mano del re di Babilonia, per la spada, per la fame e per la peste”:
44 Si compreranno dei campi con denaro, se ne scriveranno gli atti, si sigilleranno, si chiameranno testimoni, nel paese di Binyamin e nei luoghi circostanti a Yerushalaym, nelle città di Yehudah, nelle città della regione montuosa, nelle città della pianura, nelle città della regione meridionale; poiché Io farò tornare quelli che sono deportati, dice HaShem».

Il Profeta riprende a parlare alla Casa di Yehudah per annunciare il loro ritorno alla loro terra. Ciò che avvenne allora, quando tornarono da Babilonia, si è ripetuto negli anni precedenti alla restaurazione dello Stato di Israele.

33:7 Farò tornare dalla deportazione Yehudah e Israele, li ristabilirò com’erano prima;
14 «Ecco, i giorni vengono», dice HaShem, «in cui Io manderò ad effetto la buona parola che ho pronunziata riguardo alla Casa di Israele e riguardo alla Casa di Yehudah.
15 In quei giorni e in quel tempo, Io farò germogliare per David un germoglio di giustizia, ed esso eserciterà il diritto e la giustizia nel paese.
16 In quei giorni, Yehudah sarà salvato e Yerushalaym abiterà al sicuro; questo è il nome con cui sarà chiamata: HaShem-Tzidkeynu».
17 Poiché così parla HaShem: «Non verrà mai meno a David chi sieda sul trono della Casa di Israele,
18 ai sacerdoti levitici non verrà mai meno, in Mia presenza, chi offra olocausti, chi faccia fumare le offerte, e chi faccia tutti i giorni i sacrifici».
20 Così parla HaShem: «Se voi potete annullare il Mio patto con il giorno e il Mio patto con la notte, in maniera che il giorno e la notte non vengano al tempo loro,
21 allora si potrà anche annullare il Mio patto con David Mio servitore, in modo che egli non abbia più figlio che regni sul suo trono, e con i sacerdoti levitici Miei ministri».

Questa profezia riguarda l’Era Messianica, quando Yehudah e Israele saranno nuovamente un popolo unico, e ribadisce le parole già pronunciate in 23:5-6 (vedi commento). Poi riconferma la Sua promessa a David: ricordiamo ciò che questo stesso Profeta ha annunciato prima: “nessuno della sua discendenza giungerà a sedersi sul trono di David, e a regnare ancora su Yehudah”(22:30 – vedi commento), in apparenza è una contraddizione, se non si tiene conto che Israele e Yehudah sono due realtà distinte. Infatti, qua l’Eterno dice: “non verrà mai meno a David chi sieda sul trono della Casa di Israele. David apparteneva alla Casa di Yehudah, e divenne Re d’Israele. Questo Patto con David è posto allo stesso livello di un altro Patto:“ai sacerdoti levitici non verrà mai meno, in Mia presenza, chi offra olocausti, chi faccia fumare le offerte, e chi faccia tutti i giorni i sacrifici”. Se una cosa è vera, lo è anche l’altra; se una è reale, lo è anche l’altra. Qui sorge un problema per i dispensazionalisti e loro simili: secondo la teologia cristiana, Yeshua è spiritualmente il Re d’Israele (ma il loro “Israele spirituale” è la chiesa), ma chi sarebbero i sacerdoti e i Leviti? Yeshua può certamente essere considerato il Re della Casa di Israele, quella fisica e spirituale, ed il Messia che verrà a stabilire il Regno, manifestandosi allora come Re della Casa di Yehudah, facendosi conoscere ai Giudei come Yosef si rivelò ai suoi fratelli. Intanto i Giudei hanno la salvezza tramite il Patto eterno che Elohim ha fatto con loro, come le Scritture ribadiscono infinità di volte. Tuttavia, in questo regno Messianico, c’è di nuovo il Tempio, i sacerdoti, i Leviti, il Shabat, le festività ebraiche, tutta la Torah. Risulta insostenibile la teoria della “dispensazione della grazia” quando si dovrà ritornare alla “Legge”, come i cristiani definiscono la Torah, che in realtà non significa Legge, ma “Insegnamento”.

33:24 «Non hai posto mente alle parole di questo popolo quando va dicendo: “Le due famiglie che HaShem aveva scelte, le ha rigettate”? Così disprezzano il Mio popolo, che agli occhi loro non è più una nazione.
25 Così parla HaShem: “Se io non ho stabilito il Mio patto con il giorno e con la notte, e se non ho fissato le leggi del cielo e della terra,
26 allora rigetterò anche la progenie di Yakov e di David Mio servitore, e non prenderò più dai suoi discendenti coloro che governeranno la discendenza d’Avraham, d’Yitzhak e di Yakov! poiché Io farò tornare i loro esuli, e avrò pietà di loro”».

L’Eterno ribadisce ancora una volta la natura eterna ed irreversibile del Suo Patto con il Suo popolo. Un popolo che consiste in due famiglie, che il Profeta accuratamente distingue e che ha nominato più volte, specificando ciò che riguarda l’una e l’altra. Yehudah e Israele, Israele e Yehudah... Eppure, nella teologia cristiana queste realtà non si prendono in considerazione; sembrerebbe che in venti secoli di storia del cristianesimo, non si abbia mai letto il libro di Geremia.

46:27 «Tu dunque non temere, Yakov Mio servitore, non ti sgomentare, Israele! Poiché, ecco, Io ti salverò dal lontano paese, salverò la tua discendenza dalla terra della sua deportazione; Yakov ritornerà, sarà in riposo, sarà tranquillo; nessuno più lo spaventerà.
28Tu non temere, Yakov, Mio servitore», dice HaShem; «poiché Io sono con te, Io annienterò tutte le nazioni fra le quali ti ho disperso, ma non annienterò te; però ti castigherò con giusta misura e non ti lascerò del tutto impunito».

Yakov è definito, come in Isaia, “Mio servitore”. L’Eterno gli assicura il Suo favore, la Sua protezione nel momento in cui le nazioni saranno giudicate. Nessun accenno ad una “tribolazione” mentre qualche altro popolo è sparito improvvisamente per essere liberato dai giudizi che avverranno sulla terra. Così come Israele non fu tolto dall’Egitto mentre le dieci piaghe colpivano il paese, così saranno protetti coloro che in quei giorni saranno parte del popolo dei redenti.

51:5 Infatti Israele e Yehudah non sono abbandonati dal loro Elohim, Adonay Tzevaot; il paese dei Caldei è pieno di colpe contro il Santo d’Israele.
6 Fuggite di mezzo a Babilonia, salvi ognuno la sua vita, guardate di non perire per l’iniquità di lei! Poiché questo è il tempo della vendetta di HaShem; Egli le dà la sua retribuzione.
7 Babilonia era nelle mani di HaShem una coppa d’oro, che ubriacava tutta la terra; le nazioni hanno bevuto il suo vino, perciò le nazioni sono divenute deliranti.
8 All’improvviso, Babilonia è caduta, è frantumata. Alzate su di lei alti lamenti, prendete del balsamo per il suo dolore; forse guarirà!
13 O tu che abiti in riva alle grandi acque, tu che abbondi di tesori, la tua fine è giunta, il termine delle tue rapine!
45 O popolo Mio, uscite di mezzo a lei, salvi ciascuno la sua vita davanti all’ardente ira di HaShem!

La profezia di Yirmeyahu conclude in modo apocalittico; il giudizio contro Babilonia, simbolo delle potenze gentili che seducono il Suo popolo. È chiaro che per il Profeta il richiamo ad uscire da Babilonia è rivolto a Israele. E le parole di Yochanan, lo scrittore dell’Apocalisse, concordano pienamente con quelle di Yirmeyahu: “Egli gridò con voce potente: «È caduta, è caduta Babilonia la grande!»”; “Perché tutte le nazioni hanno bevuto del vino della sua prostituzione”; “«Uscite da essa, o popolo Mio, affinché non siate complici dei suoi peccati e non siate coinvolti nei suoi castighi»” ed altre parole che si leggono in Apocalisse 18. L’autore dell’Apocalisse ed il Profeta Yirmeyahu sono d’accordo, parlano dello stesso argomento, dello stesso popolo, dello stesso periodo storico, usano le stesse parole. Babilonia nei tempi del Profeta rappresentava la società gentile con tutte le sue istituzioni, sociali, politiche, religiose. Tutti i popoli del Medio Oriente erano sotto il suo dominio, compresa la Casa di Israele. Tutti si sono adeguati al sistema babilonese, che si è diffuso in svariate forme e versioni, fino ai nostri giorni. Paradossalmente, la Casa di Yehudah proprio in Babilonia si “separò dal mondo” e si aggrappò alla Torah dell’Eterno, e così rimane ancora, un popolo diverso. La Casa di Israele invece, fu coinvolta nel sistema, e per questo c’è stata la necessità di riscattarla. L’Eterno chiama il Suo popolo ad uscire del sistema imposto da Babilonia, le sue istituzioni e tradizioni.
È importante considerare com’era la città di Babilonia, per capire cosa significa uscirne fuori. La città vera e propria era quadrangolare, cinta di mura doppie, e intorno ad essa c’era un grande parco, più esteso di quanto lo era la città. Intorno a questo parco, c’era un altro muro di cinta, e poi il deserto. Nell’aspetto spirituale, molti sono usciti dalla città, dalle sue strade e palazzi, hanno oltrepassato le mura e sono all’esterno. Sono convinti di trovarsi fuori di Babilonia, ma in realtà sono nel parco circostante. Il posto è piacevole, fresco, e non vedono che ci sono ancora altre mura da oltrepassare per uscirne veramente... quando saranno usciti, si troveranno nel deserto. Qual’è la situazione di coloro che, avendo abbandonato le vie del mondo, si riposano nei freschi giardini di Babilonia credendo di esserne usciti? Quanti continuano ad osservare le leggi di questo sistema, e le sue festività pagane, credendo di trovarsi nella grazia? Certo, osservando la Legge dell’Eterno si troverebbero nel deserto, ma finalmente, fuori da Babilonia.

Con Yirmeyahu termina il periodo profetico precedente all’esilio in Babilonia.