I “figli d’Elohim”
di Genesi 6


Avvenne che cominciarono gli Adam moltiplicarsi sulla faccia della terra e furono loro nate delle figlie. Vedendo i figli d’Elohim che le figlie degli Adam erano buone [d’aspetto], le presero per mogli da quelle che si scelsero fra tutte. … I Nephilim c’erano sulla terra in quei giorni –e ci furono anche in seguito–, quando entrarono i figli d’Elohim alle figlie degli Adam, ed ebbero da loro [dei figli,] gli uomini potenti che, fin dai tempi antichi, [sono stati] rinomati.

–Genesi 6:1,2,4–

L’identità di questi “figli d’Elohim” ha suscitato perplessità e controversie, e ci sono diverse interpretazioni, sia all’interno dell’ebraismo che del cristianesimo, su chi potrebbero essere stati. Allo stesso modo, la natura dei Nephilim è oggetto di discussione. In questo trattato analizzeremo le principali opinioni esistenti con riferimento a questo argomento, considerando i ragionamenti sui quali esse si supporterebbero, nonché le obiezioni che le escluderebbero.
Prima di esporle, è utile sottolineare che la traduzione proposta nell’introduzione di questo studio risponde letteralmente al testo ebraico, di cui è stato stimato che i termini “Elohim”, “Adam” e “Nephilim”, rimangano invariati, poiché queste sono le parole che in ciascuna delle correnti di pensiero sono interpretate in modo diverso. Pertanto, “figli d’Elohim” corrisponde all’ebraico “b’ney haElohim”, e “figlie di Adam” all’ebraico “b’not haAdam”, in entrambi i casi l’articolo determinante “ha” è posto davanti –sia ad Elohim che ad Adam–, il quale può essere sia singolare che plurale.

In primo luogo, proporremo le due letture più ampiamente accettate nel giudaismo e nel cristianesimo moderni, entrambe fondate su pregiudizi e argomenti infantili secondo ragionamenti che sembrano logici ma che sono in aperto conflitto con il testo ebraico, e infine presenteremo l’interpretazione che è stata l’unica e indiscussa fino alla fine del Periodo del Secondo Tempio, cioè fino alla fine del I secolo EC ed inizi del II secolo EC, che è l’unica lettura possibile dal punto di vista esegetico.


• Interpretazione che identifica i b’ney haElohim o “figli d’Iddio” con la discendenza maschile di Seth e le b’not haAdam o “figlie degli uomini” con la discendenza femminile di Caino:

Questa è la posizione prevalente nel cristianesimo, secondo la quale il termine tradotto “figli d’Iddio” si riferirebbe agli uomini del lignaggio Seth, mentre attribuisce alle “figlie degli uomini” l’appartenenza alla stirpe cainita. Questa interpretazione fu formulata per la prima volta da Sesto Giulio Africano –filosofo, storico e apologista cristiano ellenista del II/III secolo EC– e diffusa da Agostino di Ippona –vescovo cattolico del IV/V secolo EC–, adottata anche dai riformatori protestanti –siglo XVI secolo EC–. Come letteratura, la più antica scrittura che supporta questa tesi è “La grotta dei tesori”, un apocrifo cristiano del IV secolo EC. I seguaci di questa linea di pensiero sostengono che tale deduzione sarebbe coerente con i capitoli del Libro della Genesi immediatamente precedenti , cioè 4 e 5, in cui parlano rispettivamente della discendenza di Caino, presumibilmente malvagia, e quella di Seth , apparentemente retta –anche se non esiste supporto esegetico per poter affermare né una cosa né l’altra–. Questa questa posizione non offre una spiegazione ragionevole sulla natura dei Nephilim, che possono o meno essere gli stessi “uomini rinomati fin dai tempi antichi”, frutto delle unioni illecite dei due suddetti gruppi. La difficoltà di identificarli deriva da un’ambiguità nella frase “e ci furono anche in seguito”, nell’espressione “c’erano sulla terra in quei giorni, e ci furono anche in seguito, quando entrarono i figli d’Iddio alle figlie degli uomini, ed ebbero da loro dei figli, gli uomini potenti che, fin dai tempi antichi, sono stati rinomati. ”, il che apparentemente implicherebbe che erano già prima che avvenissero le unioni miste, oppure è parentetica e l’asserzione “in quei giorni” dovrebbe essere associata a “quando entrarono i figli d’Iddio alle figlie degli uomini”. In entrambi i casi, questa interpretazione non giustifica biblicamente l’esistenza dei “giganti”: se fossero già stati presenti sulla Terra, in quale momento sarebbero stati creati e perché, e se fossero il prodotto dell’unione di due discendenze totalmente umane, perché dovrebbero essere giganti, o comunque “eroi, uomini coraggiosi, rinomati”. Ovviamente, non esiste alcuna legge genetica che giustifichi un tale fenomeno, secondo cui il matrimonio tra un uomo giusto e una donna empia produrrebbe bambini particolarmente forti, capaci di portenti, al punto da diventare famosi per tali imprese.
Le ragioni per respingere questa teoria sono molteplici:
- L’idea che i giusti siano chiamati “figli di Dio” è neo-testamentaria, ma nelle Scritture Ebraiche (TaNaKh), il nome “b’ney haElohim” non è mai stato dato agli esseri umani.
- L’ipotesi che la discendenza di Caino sia malvagia si fonda su uno dei suoi discendenti, Lamech (Genesi 4:23-24) e che quella di Seth sia giusta su due di loro, Henoch (Genesi 5:23-24) e Noè (Genesi 6:8-9). La menzione speciale di questi uomini non attribuisce in alcun modo virtù o difetti alla loro intera genealogia. Inoltre, date le somiglianze dei nomi in entrambe le linee (Cain/Chenan, Henoch/Henoch, Irad/Yered, Methushael/Methushelach, Lamech/Lamech) si potrebbe anche dedurre, con la stessa scarsa validità argomentativa, che entrambi i lignaggi si siano mescolati sin dall’inizio. In ogni caso, si tratta di pura speculazione.
- Questa posizione limita l’umanità a soli due ceppi, quello di Caino e quello di Seth, ignorando che Adamo ebbe altri figli e figlie (Genesi 5:4). Che ne sarebbe delle discenenze degli altri esseri umani? In quale categoria rientrerebbero?
- Se applicassimo questa interpretazione potremmo parafrasare perfettamente Genesi 6:2 come segue: “Vedendo i figli di Seth che le figlie di Cain erano belle, le presero per mogli da quelle che si scelsero fra tutte.”… questo implica che soltanto le donne cainite erano belle, e quelle sethite… erano brutte? E se le donne cainite erano belle, gli uomini cainiti no erano altrettanto avvenenti, in modo che anche le figlie di Seth li volessero? Non c’erano “figlie di Dio” che si unissero ai “figli degli uomini”? Perché sarebbe stato sbagliato per un uomo sethita prendere una donna cainita, ma non viceversa? Ed i cainiti, quando videro i sethiti prendere le loro femmine, stettero a guardare? Allora non dovevano essere così malvagi, ma piuttosto scemi!
- Se questo passaggio dovesse essere interpretato come una miscela tra uomini di un lignaggio puro, giusto e retto con donne di una stirpe malvagia, per quale mistero genetico avrebbero avuto figli eccezionalmente forti, anche di grande statura? Fino ad oggi, nessun matrimonio tra un santo uomo di Dio e una donna criminale, assassina, scellerata o iniqua ha prodotto alcun supereroe.
- Infine, le “figlie degli uomini”, in ebraico è “b’not haAdam”, cioè “figlie dell’uomo” o “figlie di Adamo”, che implica tutte le donne dell’umanità, e non solo una parte di esse. Sia le figlie di Caino che quelle di Seth e di tutti gli altri figli di Adamo erano “b’not haAdam”, figlie di uomini, buone e cattive, belle e brutte, tutte quante.
È evidente che l’interpretazione dei due lignaggi, di Seth e Caino, è insostenibile. Anche se Caino fosse stato malvagio –e non sappiamo se Seth fosse buono–, avrebbe potuto avere dei discendenti giusti, e allo stesso modo Seth, anche se fosse stato retto, avrebbe potuto avere dei discendenti malvagi, e di questo ci sono molti esempi riportati in la Bibbia: i figli di Eli (1Samuele 2:12), quelli di Samuele (1Samuele 8:3), quelli di David (Amnon, Avshalom, Adoniyah), pure i figli di Giacobbe non erano modelli di giustizia, e nello stesso modo, c’erano anche dei giusti della stirpe d’Esaù (Giobbe, Eliphaz) e di altri popoli sui quali pesava un anatema (Ruth, moabita, Uria, hittita, Aravna, gebusita, ecc.), per cui, attribuire tutte le virtù ad una discendenza umana e tutti i difetti ad un’altra è irrazionale.


• Interpretazione che sostiene che i b’ney haElohim erano una casta di nobili, giudici e magistrati e che le b’not haAdam o “figlie degli uomini” sono donne normali, senza blasone:

Questa posizione è stata adottata da una linea del giudaismo ortodosso a seguito di un anatema pronunciato da Shimon bar Yochai (Rashbi - II secolo EC), poi sostenuta da Shlomo Yitzjaki (Rashi - XII secolo EC) e da Nahmanide (Ramban - XIIII secolo EC), che sostiene che il termine “b’ney haElohim” si riferisce a personaggi di un’alta categoria sociale e con l’esercizio dell’autorità. Sebbene in questa opinione non vi siano conflitti con l’identità delle “figlie degli uomini”, che sarebbero donne in generale, l’attribuzione del titolo di “b’ney haElohim” a un’élite di uomini potenti non ha fondamento nell’esegesi . Proprio come tutte le donne sono “b’not haAdam”, “figlie di Adamo”, anche tutti gli uomini sono “b’ney haAdam”, “figli di Adamo”, e non vi è alcun motivo per cui dovrebbero essere chiamati “b’ney haElohim” anche se sono re o prìncipi. Benché la parola “elohim” in ebraico possa essere applicata a sovrani e giudici (Esodo 21:6, cf. Salmo 82:1,6), essi non sono mai stati chiamati “b’ney haElohim” – non esiste un solo testo nelle Scritture in cui vi è una tale indicazione. Nel Salmo 82:6 troviamo “b’ney Elyon”, “figli dell’Altissimo”, ed in Osea 1:10 “b’ney El-Chai”, “figli dell’Iddio Vivente”, con riferimento a persone, ma mai “b’ney haElohim”. Non vi è inoltre alcun sostegno nell’asserire che in passato i re erano chiamati dèi o figli degli dèi, perché sebbene ciò fosse vero per i popoli pagani, essi non erano mai stati chiamati così in Israele, né nei testi ebraici un tale titolo era applicato ai re di altre nazioni, né a quelli dell’antichità. Inoltre, poiché non vi è alcun motivo per cui sia riprovevole che uomini delle più alte gerarchie della società prendano le donne dal popolo come mogli, i seguaci di questa teoria affermano –senza alcun fondamento nel testo biblico– che il peccato di questi “nobili” consisteva nella poligamia – prendendo come base la bigamia de Lamech (Genesi 4:19), che presumibilmente avrebbe iniziato questa pratica. Tuttavia, non sembra essere una ragione sufficiente perché Elohim decidesse di punire tutta l’umanità con un Diluvio Universale. Anche Abramo, Giacobbe, David e altri uomini retti erano poligami e non furono neppure rimproverati per questo. Sostengono inoltre che questi “nobili” esercitavano violenza e abuso di potere – e perché punire tutta l’umanità, invece di distruggere solo questa arrogante élite? Per quanto riguarda i Nephilim, questa interpretazione privilegia il significato etimologico del termine “caduti”, “precipitati”, sia con il senso di declino morale che con un atteggiamento violento e aggressivo. Allo stesso modo della teoria esposta precedentemente, non esiste alcuna spiegazione genetica che possa sostenere l’idea che da tali unioni tra potenti e gente comune possano nascere figli particularmente notevoli per il loro coraggio ed eroismo.

Esistono altre teorie meno diffuse, che sono solo varianti delle due precedentemente descritte, e proprio come queste, senza supporto scritturale, e ce ne sono anche altre ancora più bizzarre che non meritano alcuna considerazione. Tutte sono sostanzialmente speculative e non concordano in tutto o in parte con il testo ebraico.
L’unica interpretazione che non altera il significato proprio e specifico di ciascuno dei termini presenti nel brano è quella che è stata mantenuta sin dall’inizio e fino alla fine del periodo del Secondo Tempio, corroborata da tutti i testi extra-biblici prodotti in quel tempo e da tutti gli esegeti di quell’epoca, interpretazione che considereremo in seguito.


Gli “Adam” e le “b’not haAdam

Non c’è alcun dubbio che la parola “Adam” rappresenti non solo il primo uomo, ma gli uomini in generale. In ebraico, il termine “ben Adam” non causa perplessità. In Genesi 6:1 dice: “Avvenne che cominciarono gli Adam (uomini, esseri umani) moltiplicarsi sulla faccia della terra e furono loro nate delle b’not (figlie)”. Queste sono quelle che nelle menzioni seguenti sono chiamate “b’not haAdam”, “figlie di Adam”, quindi, “donne”, “persone di sesso femminile”. Proprio come il termine “Adam” include tutti gli uomini poiché tutti proveniamo dallo stesso Adam, così l’espressione “b’not haAdam” comprende tutte le donne e non può, in nessun caso, essere limitata ad una parte di esse, poiché tutte discendono da Adam – la definizione in sé stessa implica la condizione di umanità in quanto tale, di cui tutte le donne sono partecipi.

“Poi Elohim disse, «Facciamo Adam a Nostra immagine, conforme alla Nostra somiglianza:». Elohim creò Adam a Sua immagine; a immagine di Elohim li creò maschio e femmina” – Genesi 1:26,27.
“Nel giorno che Elohim creò Adam, Egli lo fece a somiglianza di Elohim. Li creò maschio e femmina, li benedisse e diede loro il nome di Adam, nel giorno che furono creati” – Genesi 5:1,2.

È palesemente chiaro: Elohim chiamò il nome dell’uomo e della donna “Adamo”. Pertanto, ogni persona, indipendentemente dal sesso, è “Adam” – ed è così che questa parola dovrebbe essere compresa, che indica la natura umana dell’essere a cui è assegnata.

I “b’ney haElohim

La denominazione “b’ney haElohim” si contrappone a quelle di “Adam” e “b’not haAdam”, evidenziando una natura diversa e aliena a quella del primo uomo Adamo e di tutti i suoi discendenti. I “b’ney haElohim” non sono “b’ney haAdam”, sono un’altra specie. Vediamo l’uso di questa definizione in tutti i passaggi delle Scritture Ebraiche, oltre a questa menzione in Genesi:

“Un giorno vennero i b’ney haElohim a presentarsi davanti a YHVH, e Satana venne anch’egli in mezzo a loro”
“Un giorno vennero i b’ney haElohim a presentarsi davanti a YHVH, e Satana venne anch’egli in mezzo a loro, a presentarsi davanti a YHVH”
– Giobbe 1:6; 2:1.

“Dov’eri tu quando Io fondavo la terra? –Dillo, se hai tanta intelligenza– … quando le stelle del mattino cantavano tutte assieme e alzavano grida di gioia tutti i b’ney Elohim?” – Giobbe 38:4,7.

“… e l’aspetto del quarto è simile a quello di un bar Elahin” – Daniele 3:25.
(“bar Elahin” è in aramaico, equivalente a “ben Elohim” in ebraico).

È evidente che Giobbe sta parlando di esseri celesti, convenzionalmente chiamati “angeli” – benché questa parola non definirebbe tutte le diverse categorie di essi, tra cui ci sono malachim, serafim, kerubim, hayyot, ofanim, vigilanti, ciascuna di queste denominazioni corrisponde a un ordine determinato di “b’ney Elohim”, e include coloro che sono considerati “ribelli” o “caduti”, poiché anche Satana fa parte di quel gruppo generale. Sono gli unici esseri che potrebbero essere stati presenti al tempo in cui Elohim fondò la Terra (Giobbe 38:4,7). In Daniele 3:25, sebbene chi parla è il Re Nabucodonosor e non un Israelita, si intende il concetto di “bar Elahin” o “ben Elohim” in riferimento ad un essere non umano, di origine divina o celeste.
Peranto, non vi è alcun motivo per cui si possa dare un senso diverso al termine “b’ney haElohim” usato in Genesi, ma lo stesso che è coerente con gli altri testi biblici e si riferisce ad esseri di natura divina, o comunque non umana. Implica creazione diretta di Elohim, non per generazione umana, e delle specie a cui apparteniamo soltanto il primo uomo lo è stato:

“Poi Elohim disse, «Facciamo Adam a Nostra immagine (tselem), alla Nostra somiglianza(d’muth)” – Genesi 1:26.
“Nel giorno che Elohim creò Adam, Egli lo fece a somiglianza (d’muth) di Elohim” – Genesi 5:1.

Poi, l’uomo:

“Y vivió Adamo visse centotrent’anni, generò [un figlio] a sua somiglianza (d’muth), a sua immagine (tselem), e lo chiamò Seth”
– Genesi 5:3.

I figli del primo uomo nacquero secondo la propria immagine e somiglianza, non come Adamo, che fu fatto a immagine e somiglianza di Elohim. Pertanto, tutti i suoi discendenti sono b’ney haAdam / b’ney Adam, a immagine e somiglianza di Adam, e non b’ney haElohim / b’ney Elohim.
I cristiani obiettano che gli angeli non possono avere relazioni carnali con gli esseri umani, basati sui seguenti passaggi del Nuovo Testamento:
“Perché alla risurrezione non si prende né si dà moglie; ma i risorti sono come angeli nei cieli” (Matteo 22:30); “Infatti quando gli uomini risuscitano dai morti, né prendono né danno moglie, ma sono come angeli nel cielo” (Marco 12:25) y “Quelli che saranno ritenuti degni di aver parte al mondo avvenire e alla risurrezione dai morti, non prendono né danno moglie; neanche possono più morire perché sono simili agli angeli e sono figli di Dio, essendo figli della risurrezione” (Luca 20:35-36).
Queste affermazioni in effetti non diminuiscono minimamente l’evidenza, poiché parlano di una condizione che gli angeli e i redenti osservano “nei cieli”, non sulla terra, e si riferiscono specificamente al matrimonio –poiché tutte le azioni della vita si svolgeranno su un altro piano, in un’altra dimensione– e non ai rapporti che si possono mantenere nella realtà terrena. Inoltre, il testo citato in Luca conferma che sono gli ‘angeli’ coloro che sono chiamati b’ney Elohim, figli di Dio, e che le persone nell’eternità acquisiscono una categoria simile.
Ci sono altresì diversi passaggi nella Bibbia che dimostrano che gli angeli (o gli esseri celesti) possono prendere forma umana e svolgere funzioni fisiologiche in quanto tali. Nel Nuovo Testamento, in Ebrei 13:2 dice: “Non dimenticate l’ospitalità; perché alcuni praticandola, senza saperlo, hanno ospitato angeli”, e l’ospitalità implica che i visitatori ricevano alloggio, cibo e tutto il necessario per sentirsi a proprio agio. Ed è esattamente ciò che i seguenti esempi ci mostrano nelle Scritture Ebraiche: in Genesi 18:1-33, lo stesso Signore apparve ad Abramo con due angeli, con l’apparizione di tre “uomini”, e si sedettero, mangiarono e bevvero . Poi due angeli (malachim) si recarono a Sodoma (19:1-22) ed entrarono nella casa di Lot, si lavarono i piedi, mangiarono e bevvero, e gli uomini di Sodoma vollero avere rapporti sessuali con loro, perché nel loro aspetto e nelle loro capacità fisiche erano uguali agli esseri umani. Indubbiamente, se questi angeli incarnati avessero voluto prendere delle donne, ben avrebbero potuto farlo, indipendentemente dalle conseguenze che avrebbero subito per un simile atto. Erano, a tutti gli effetti, uomini, maschi.
Riguardo a questi episodi, nel Nuovo Testamento ci sono due passaggi che stabiliscono un paragone tra due eventi, quelli di Genesi 6:1-4 e 19:4-11, e sono i seguenti:
“Se Elohim infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li inabissò, confinandoli in antri tenebrosi per esservi custoditi per il giudizio; se non risparmiò il mondo antico ma salvò, con altre sette persone, Noè, predicatore di giustizia, quando mandò il diluvio su un mondo di empi; se condannò alla distruzione le città di Sodoma e Gomorra, riducendole in cenere, perché servissero da esempio a quelli che in futuro sarebbero vissuti empiamente; e se salvò il giusto Lot che era rattristato dalla condotta dissoluta di quegli uomini scellerati”… – 2Pietro 2:4-7;
“Egli ha pure custodito nelle tenebre e in catene eterne, per il gran giorno del giudizio, gli angeli che non conservarono la loro dignità e abbandonarono la loro dimora. Allo stesso modo Sodoma e Gomorra e le città vicine, che si abbandonarono, come loro, alla fornicazione e ai vizi contro natura, sono date come esempio, portando la pena di un fuoco eterno”. – Giuda 1:6-7.
In entrambi i testi il comportamento degli angeli che hanno peccato prima del Diluvio è paragonato a quello dei sodomiti. Quelli abbandonarono la loro “dimora”, “abitazione” –la parola greca è οἰκητήριον, che implica lo stato naturale, autentico e inalterato di una persona–, questi angeli rinunciarono alla loro stessa essenza per “la fornicazione ed i vizi contro natura”, ed i sodomiti, “come loro”, cioè come quegli angeli, vollero fare lo stesso, solo nella direzione opposta, questa volta essendo i “b’ney Adam” coloro che volevano avere rapporti con i “b’ney Elohim”.

C’è chi sostiene che gli angeli siano esseri spirituali asessuati. In verità, non esiste alcun fondamento biblico per una simile affermazione; al contrario, le Scritture indicano che ogni essere che ha vita è in qualche modo maschio o femmina, anche se non ha capacità riproduttive. Il sesso non è solo fisico, ma appartiene alla natura completa degli esseri viventi, a qualsiasi livello o dimensione, e non si limita alla funzione di generare. Gli esseri incorporei, celesti o comunque li si voglia definire, non fanno eccezione. Sebbene la maggior parte delle volte ci vengano presentati come maschili, ci sono casi in cui sono entità femminili:

“Nel centro appariva la forma di quattro hayyot; e questo era l’aspetto loro: avevano somiglianza di Adam” – Ezechiele 1:5.

La parola tradotta “animali” o “esseri viventi” è hayyot, che è un plurale femminile –il suo singolare è hayyah–, e corrisponde a un ordine celeste che è la controparte femminile dei cherubini (Ezechiele 10:20). La “somiglianza umana”, o “adamica”, non si riferisce all’uomo maschio ma alla specie, come abbiamo precedentemente spiegato la definizione della parola Adam. Quando la Bibbia specifica che si tratta di un maschio, utilizza i termini ebraici “ish”, “geber” o “zakar”, non “Adam”.
Oltre a questi quattro esseri particolari, ci parla anche di “donne” angeliche il Profeta Zaccaria:

“Poi alzai gli occhi, guardai, ed ecco venire due donne; il vento soffiava nelle loro ali, e le ali che avevano erano come ali di cicogna; ed esse sollevarono l’efa fra terra e cielo” – Zaccaria 5:9.

Queste due “donne” che volavano senza dubbio appartengono a una categoria di esseri celesti diversi dallehayyot, per cui comprendiamo che anche nelle sfere spirituali i diversi ordini di entità hanno caratteristiche che corrispondono a quelle di maschio e femmina.

Chiudendo questa parentesi sul “sesso degli angeli”, come sarebbe comunemente detto quando si discute di qualcosa di inutile e banale, il testo biblico di Genesi 6:1-4 è chiaro ed esplicito su chi sarebbero i “b’ney haElohim”: esseri di natura non umana. Questa era l’unica interpretazione esistente fino all’inizio del II secolo EC, documentata in diverse opere letterarie.
Il Libro di Henoch, nei suoi capitoli da 1 a 21, nella sezione chiamata “Libro dei Vigilanti”, descrive la congiura degli angeli sotto il comando di Shemijaza e la punizione che ricevettero per aver preso donne umane ed aver procreato dei figli da esse, l’essere stati rinchiusi fino al Giorno del Giudizio nel più profondo degli abissi. Henoch è senza dubbio la principale opera scritta di riferimento su questo argomento; ampiamente accettato durante il periodo del Secondo Tempio, studiato principalmente dalla Comunità di Qumran e citato nel Nuovo Testamento, in particolare negli Evangeli, più di ogni altro libro del TaNaKh –e in relazione all’episodio degli angeli che trasgredirono, il suo racconto è accreditato da 2Pietro 2:4 e Giuda 1:6– (vedi: Il Ciclo di Henoch).
Tra i Manoscritti di Qumran o Rotoli del Mar Morto, oltre al Libro di Henoch ci sono altre opere che riportano l’evento di Genesi 6:1-4 nello stesso senso, tra cui spicca il Libro dei Giganti (1Q23–24; 2Q26; 4Q203; 4Q530-533; 6Q8), Genesis Apocryphon (1Q20, 1QapGen), chiamato anche Storie dei Patriarchi o Apocalsse di Lamech, il Libro dei Giubilei (1Q17-18; 2Q19-20; 3Q5; 11Q12) e altri frammenti.
Inoltre, nel Talmud e in alcuni Targummim ci sono diversi riferimenti che identificano ib’ney haElohim con angeli, e lo Zohar, opera di Moshe de León (XIII secolo EC), fittiziamente attribuita a Shimon bar Yochai, contraddice l’anatema pronunciato dal suo presunto autore, sostenendo che i b’ney haElohim sono angeli (1:25b; 1:37a; 1:58a; 3:208a), citando persino i nomi dei due capi principali, che somigliano a quelli menzionati nel Libro di Henoch.
La stessa interpretazione fu sostenuta dagli storici e dai filosofi di quel tempo: Flavio Giuseppe (Antichità, 1.3.72-74), Filone di Alessandria, Eusebio ed altri esegeti. Tutti quei lettori, scribi e studiosi che leggevano i testi biblici nella loro lingua e conoscevano i concetti e le definizioni in essi contenuti poiché erano gli stessi con cui si esprimevano nella loro lingua abituale, concordano all’unanimità di riconoscere ib’ney haElohim ccome esseri non umani, di origine angelica.

Avendo concluso in modo inequivocabile l’identità deib’ney haElohim, ci resta ancora indagare su quella dei Nephilim, ma prima cercheremo di scoprire le possibili ragioni che hanno portato agli eventi descritti in Genesi 6:1-4, e per questo torneremo agli inizi dell’umanità. In primo luogo, è conveniente capire che il mondo antidiluviano era totalmente diverso dal nostro, e non è corretto proiettare la nostra realtà attuale verso quei tempi bui, di cui l’umanità possiede solo vestigia e miti trasmessi dall’alba della storia – che oggi consideriamo siano frutto dell’immaginazione degli antichi.

E ha-nachash era il più astuto di tutti gli esseri viventi dei campi che YHVH Elohim aveva fatti. Esso disse alla donna: ‘Come! Vi ha detto Elohim, «Non mangiare da nessun albero del giardino»?’ E rispose la donna a ha-nachash: ‘Del frutto degli alberi del giardino ne possiamo mangiare; ma del frutto dell’albero che è in mezzo al giardino, ha detto Elohim, «Non ne mangiate e non lo toccate, altrimenti morirete»’. E disse ha-nachash alla donna: ‘Di morte non morirete; ma sa Elohim che nel giorno che ne mangerete, i vostri occhi si apriranno e sarete come Elohim, avendo la conoscenza del bene e del male’. –Genesi 3:1-5–

Perché non abbiamo tradotto la parola ‘ha-nachash’? Perché ammette significati diversi e l’associazione di questo essere con un animale è solo allegorica – oltre a comunicare un concetto limitato–. Ciascuno dei significati di questo termine è applicabile al carattere di questo evento:
· 1) nachash come sostantivo: il significato più noto è ovviamente serpente.
· 2) nachash come derivato verbale: sussurrare, incantare, indovinare, presagire, predire – persona che compie questi atti.
· 3) nachash come aggettivo: brillante, lucido, come il rame o l’ottone, che in ebraico è nechoshet, proprio perché possiede queste caratteristiche.
Pertanto, il passaggio di Genesi 3:1 potrebbe essere tradotto senza alterare il testo, nei seguenti modi:
· 1) “E il serpente era il più astuto di tutti gli esseri viventi dei campi che YHVH Elohim aveva fatti”.
· 2) “E l’incantatore / indovino era il più astuto di tutti gli esseri viventi dei campi che YHVH Elohim aveva fatti”.
· 3) “E il brillante / luccicante / scintillante era il più astuto di tutti gli esseri viventi dei campi che YHVH Elohim aveva fatti”.
Tutte le traduzioni di cui sopra sarebbero corrette. Ovviamente, solo la prima di queste trasmette l’idea che si tratti di un animale, mentre le altre imdicano che è un essere di natura diversa.
Allo stesso modo, la traduzione di “esseri viventi” è preferibile e più corretta di “animali” – sebbene la maggior parte delle versioni abbia optato in favore di quest’ultimo termine come conseguenza logica di aver scelto serpente per nachash. La parola ebraica è “hayit”, la stessa che troviamo in Ezechiele 1:5; 10:20, e questo si riferisce a esseri simili ai cherubini. Pertanto, questa misteriosa creatura che dialogava con Eva era la più scaltra in un gruppo di entità che vivevano sulla Terra insieme alle altre specie, ma a differenza degli animali, questi esseri hanno intelletto. Ciò sembra in qualche modo irreale, non plausibile per l’uomo moderno, ma più irreale è l’idea che un animale si sia rivolto alla donna parlandole in un linguaggio comprensibile e lei, lungi dall’essere sorpresa, ha avviato una conversazione con lui. In effetti, era naturale per Eva che tali esseri potessero comunicare normalmente con gli umani. È anche evidente che non era l’unico del suo genere ad essere presente in quella realtà, ma che ce ne erano molti:

Egli scacciò, quindi, Adam; e a oriente del giardino d’Eden pose cherubini. –Genesi 3:24–

Non dice che il Signore abbia fatto scendere questi cherubini giù dal cielo, ma soltanto che li mise come guardiani sul sentiero che conduceva all’albero della vita. Essi erano già sulla Terra. Egli stesso presentava in modo tangibile: “Poi udirono la voce di YHVH Elohim che camminava nel giardino sul far della sera” –Genesi 3:8–, quindi l’interazione tra l’essere umano e le entità superiori non era limitata come lo fu dal Diluvio in poi, fino ad oggi. I cherubini adempivano alla funzione di vigilare, proteggere –Ezechiele 28:14–, anche nelle loro rappresentazioni scultoree –Esodo 25:20– e il titolo dato ai b’ney haElohim nel Libro di Henoch è “vigilanti”, in ebraico “‛irim”, la cui forma singolare, “‛ir”, troviamo in Daniele 4:13,23. Le Scritture non ci rivelano il motivo per cui ci sarebbero guardiani sulla Terra, ma ci danno indizi sufficienti che ci fossero.

Per quanto riguarda l’essere vivente chiamato nachash, nelle Scritture –e non solo, ma anche in altre tradizioni dell’antichità– è legato a uno degli ordini celesti, identico o simile a quello dei cherubini: i serafini.

“Allora mandò YHVH tra il popolo dei serpenti ardenti [ha-nachashim ha-serafim] i quali mordevano il popolo, e gran numero d’Israeliti morirono. Il popolo venne da Mosè e disse: ‘Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro YHVH, e contro di te; prega YHVH che allontani da noi questi serpenti [ha-nachash]’. E Mosè pregò per il popolo. E YHVH disse a Mosè: ‘Fòrgiati un serpente [saraf] ardente e mettilo sopra un’asta: chiunque sarà morso, se lo guarderà, resterà in vita’. Mosè allora fece un serpente di rame [nachash nechoshet] e lo mise sopra un’asta; e avveniva che, quando un serpente [ha-nachash] mordeva qualcuno, se questi guardava il serpente di rame [nachash ha-nechoshet], restava in vita”.
–Numeri 21:6-9–

“Che ti ha condotto attraverso questo grande e terribile deserto, pieno di serpenti ardenti [nachash seraf] e di scorpioni, terra arida, senz’acqua; che [Egli] ha fatto sgorgare per te acqua dalla roccia durissima”.
–Deuteronomio 8:15–

“Egli [Ezechia] soppresse gli alti luoghi, frantumò le statue, abbatté l’idolo d’Astarte, e fece a pezzi il serpente di rame [nachash ha-nechoshet] che Mosè aveva fatto; perché fino a quel tempo i figli d’Israele gli avevano offerto incenso; lo chiamò“nechushtan” (cosa di rame)”.
–2Re 18:4–

“Non ti rallegrare, o Filistia tutta quanta, perché la verga che ti colpiva è spezzata. Poiché dalla radice del serpente [nachash] uscirà una vipera e il suo frutto sarà un serpente [saraf] volante”.
–Isaia 14:29–

“È pronto il carico delle bestie per la regione meridionale; attraverso un paese di pericoli e angoscia, da cui vengono la leonessa e il leone, la vipera e il serpente [saraf] volante…”
–Isaia 30:6–

Nei passaggi precedenti possiamo notare la somiglianza tra “serpente” (nachash) e “rame” (nechoshet), e, cosa più interessante, la relazione tra nachash e saraf, parole che in molti casi sono menzionate insieme, una a complemento dell’altra (nachash saraf – Numeri 21:6; Deuteronomio 8:15), dove “saraf” indicherebbe una varietà di serpenti, chiamati “ardenti” –in quanto il verbo saraf significa bruciare, forse nel senso di scintillante come il fuoco, o in riferimento al suo morso, che letteralmente “brucia” a causa del veleno–, oppure come sinonimi, omettendo nachash, la parola saraf è tradotta come un serpente, con la caratteristica di essere alata o volante (Isaia 14:29; 30:6). Isaia menziona pure altri esseri che sono alati e ardenti:

“Sopra di lui stavano dei serafini [serafim], ognuno dei quali aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi, e con due volava”. –Isaia 6:2–

Questo ordine di esseri celesti è chiamato allo stesso modo di un animale terrestre, e a sua volta ha caratteristiche molto simili a quelle dei cherubini e delle hayyot: essi tutti hanno aspetto umano, tutti volano, tutti sono attorno al trono dell’Eterno, tutti sono protettori, guardiani, vigilanti. In senso stretto, non sono angeli (malachim), appartengono ad un’altra categoria, ma nello stesso modo di questi ultimi, possono anche comunicare con l’essere umano – anche se nel caso di Isaia è attraverso una visione.
Quindi, potremmo parafrasare Genesi 3:1 come segue:

“E il serafino era il più astuto di tutti gli esseri viventi dei campi cheYHVH Elohim aveva fatti”.

Inoltre, nachash rappresenta anche un’abilità particolare:

“Non è quella la coppa dalla quale il mio signore beve e con cui presagiando presagia [nachash nachash]? Avete fatto male a fare questo!”.
“E Yosef disse loro: ‘Che azione è questa che avete fatto? Non lo sapete che indovinando indovina [nachash nachash] un uomo come me?” –Genesi 44:5,15–

“Perché non c’è incantesimo [nachash] in Giacobbe , non c’è divinazione in Israele”. –Numeri 23:23–

“Se morde il serpente [nachash] prima di essere incantato [lajash], l’incantatore diventa inutile”. –Ecclesiaste 10:11–

Chi è il personaggio che Eva ha incontrato nel Giardino dell’Eden? Il serafino, l’indovino dall’aspetto scintillante. Con la sua capacità di presagire, assicurò alla donna che non sarebbero morti e che avrebbero acquisito una conoscenza che fino a quel momento li era stata nascosta.
Tuttavia, la maledizione di Elohim è caduta sul serpente animale, quello che striscia sulla terra (Genesi 3:14). Per quale motivo, se colui che ha ingannato la donna era un essere angelico? Il serpente aloora dovrebbe essere stato già com’è adesso, un animale senza arti per camminare o aggrapparsi, né ali per volare e né pinne per nuotare: è stato scelto per le sue caratteristiche, per rappresentare materialmente l’essere che aveva commesso il crimine, così come il capro prende il posto di Azazel (Levitico 16:8,10,26) – uno dei vigilanti, il quale, secondo la letteratura di Henoch, fu colui che insegnò agli uomini l’arte della guerra, di fabbricare spade e armi, e alle donne l’arte della seduzione, di tingere i capelli e truccarsi, ed istruì loro sulla magia ed i sortilegi. Allo stesso modo, l’agnello è stato scelto per i sacrifici, propiziando la redenzione. Tanto il serpente, come il capro e l’agnello non rappresentano sé stessi, ma sono una figura, un’allegoria delle realtà spirituali.

Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno” –Genesi 3:15. Questa non è una promessa messianica, è solo un’affermazione di una situazione che dura nel tempo finché esiste l’umanità: l’uomo, per dominare o uccidere qualsiasi serpente, deve prenderlo per la testa, mentre il serpente, a causa delle sue condizioni, può attaccarlo solo per i piedi. Questo è il significato di quella parola, rappresenta un ricordo, un memoriale di quell’evento primordiale, proprio come fino ad oggi ci vestiamo perché da allora la nudità è una vergogna e come l’arcobaleno evoca il Diluvio. Questa determinazione sul serpente è letterale quanto quella pronunciata sulla donna, che avrebbe avuto dolori nella gravidanza, e sull’uomo, che dovrebbe sforzarsi di lavorare per vivere. In quella dichiarazione non vi è alcun messaggio nascosto, né alcun accenno di redenzione.
D’altronde, il serpente reale, il serafino che ha istigato Eva a mangiare il frutto, ha fatto solo quello. È ridicola l’affermazione di coloro che suppongono che abbia avuto anche rapporti sessuali con lei – anche se altri esseri angelici l’abbiano fatto successivamente con le discendenti di Eva, e per questo motivo furono imprigionati. Le Scritture dicono chiaramente e inequivocabilmente che “Adam conobbe [sessualmente] sua moglie Eva, e lei concepì e diede alla luce Caino ... ed in seguito partorì Abele, suo fratello” (Genesi 4:1-2), essendo entrambi gemelli. Il serpente, il serafino dell’Eden, si è limitato a tentare la donna e far sì ch’ella disobbedisse all’ordine di Elohim, quello era il suo scopo e lo raggiunse. Non ha generato Caino, né nessun altro. Se così fosse, la stessa affermazione di Genesi 3:15 sarebbe priva di significato, poiché contrappone la generazione del serpente a quella della donna, non a quella di suo marito. La donna non ebbe figli in comune con il serpente, entrambe le discendenze si escludono a vicenda. D’altronde, essendo il più astuto degli esseri viventi, il chiaroveggente per eccellenza, sapeva quale punizione gli sarebbe stata imposta se avesse fatto una cosa del genere, e oggi sarebbe confinato nelle profondità dell’abisso in attesa del Giorno del Giudizio.

Era questo serpente, o serafino, un essere vero? C’è chi interpreta che è solo una figura, una personificazione dello “yetzer ha-rà”, l’inclinazione al male, intrinseca in ogni essere umano, e, quindi, il lusingatore “nachash” sarebbe stato dentro Eva stessa, chi lo avrebbe svegliato anche in suo marito, invitandolo alla disobbedienza. La natura concreta degli altri elementi edenici –ovvero fiumi, alberi, animali, ecc.– dimostra che considerare il serpente come una semplice rappresentazione dell’impulso malvagio è insostenibile. Il fatto che gli vengano attribuite qualità personali –parola, intelligenza, capacità etica– ed che sia un’entità soggetta al giudizio divino, impedisce di trattare il serpente come una metafora. Una simile interpretazione è incompatibile con i dati testuali.

Comprendiamo quindi che nell’era antidiluviana la Terra era abitata non solo da esseri umani ma anche da altre entità intelligenti, che nella loro essenza eterea sono chiamate serafini, cherubini, angeli e in altri modi, e che per la loro competenza sono definiti vigilanti, che avevano corporeità e potevano anche comunicare con gli umani. Le Scritture non ci dicono perché questi esseri sarebbero stati sulla Terra, né quale fosse la loro missione, tranne quella che fu assegnata ai cherubini di custodire la via dell’Albero della Vita. La presenza nell’Eden di un “serpente” –un serafino– che inizia una conversazione con la donna faceva parte di quell’ordine stabilito, poiché nulla sarebbe successo al di fuori della volontà di Elohim. La naturalezza con cui la donna gli risponde darebbe luogo a congetture sulla possibilità che questa non fosse la prima volta che si incontravano, sebbene questa deduzione sia solo un’ipotesi. Ovviamente, il personaggio in questione era già un prìncipe del male, un “angelo caduto” nel senso morale del termine, eppure era stato messo lì dal Creatore. E come lui, c’erano altri “figli d’Elohim” – anche se il Libro di Henoch affermi che discesero, in Genesi farebbe capire che erano già sulla Terra quando videro le figlie degli Adam e le desiderarono. In che modo gli esseri chiamati “b’ney haElohim” avrebbero potuto fare una cosa del genere essendo santi, e per quale scopo? Il titolo “b’ney haElohim” potrebbe ben riferirsi a chi fossero fino al momento in cui caddero (quando videro le “b’not haAdam” mantennero comunque la loro integrità, fino a quando non le concupirono), tuttavia, come vediamo in Giobbe 1:6; 2:1, “e Satana venne anch’egli in mezzo a loro”, quindi l’appellativo può essere applicato a loro indipendentemente dalle loro qualità morali. Come mai abbiano provato un sentimento così umano è un mistero, tuttavia, in Giobbe 4:18 leemos: “Ecco, non si fida dei suoi servi, e nei suoi angeli trova arroganza”, quindi possiamo discernere che il loro stato attuale non è quello con cui sono stati creati, nel caso che fossero fatti perfetti dall’inizio… Se gli esseri umani dopo la risurrezione saremo “come angeli nei cieli” (Matteo 22:30; Marco 12:25; Luca 20:35-36), sono gli angeli stati sempre angeli, oppure sono esseri redenti di qualche umanità che ci ha preceduto? E se così fosse, potrebbero questi vigilanti aver avuto una sorta di nostalgia di tempi passati? Queste riflessioni sono chiaramente ipotesi, supposizioni, con il proposito di dare una spiegazione alla portata della nostra mente, poiché con certezza non è possibile conoscere le cause del comportamento, né i sentimenti di queste entità. È l’evidenza delll’esegesi che ci indica che si tratta di esseri angelici, e che gli effetti dei loro atti hanno influenzato tutta l’umanità, corrompendola all’estremo. Indubbiamente, la contaminazione che produssero fu fondamentalmente genetica: “quando entrarono i figli d’Elohim alle figlie degli Adam, ed ebbero da loro [dei figli,] gli uomini potenti che, fin dai tempi antichi, [sono stati] rinomati” (6:4) – la progenie di questa miscela non erano normali esseri umani, ma “gibborim”, parola talvolta tradotta come “giganti”, sebbene il suo significato specifico sia piuttosto “potenti, poderosi, possenti, eroi”, sebbene la Septuaginta traduca “γίγαντες”, sia questo termine che Nephilim. Allo stesso modo, nella letteratura di Henoch sono descritti come di grande statura. Indipendentemente dal loro aspetto fisico, gli esseri generati da queste unioni illecite si sono distinti per la loro enorme forza e le loro opere portentose, al di sopra delle normali capacità dell’essere umano.

Fino ad ora abbiamo omesso nel testo citato una determinazione divina, che è nel verso 6:3, e che continua in 6:5, e di seguito:
E disse YHVH: Lo Spirito mio non contenderà per sempre con l’uomo poiché nel suo traviamento, egli non è che carne; i suoi giorni dureranno quindi centoventi anni. … E vide YHVH che la malvagità degli uomini era grande sulla terra, e che il loro cuore concepiva soltanto disegni malvagi in ogni tempo” –Genesi 6:3,5–.
Sebbene la causa della calamità morale siano stati i b’ney haElohim, il giudizio divino ricadde sull’umanità. L’enfasi sulla motivazione è nell’espressione “poiché egli non è che carne”: quale è il senso di questa dichiarazione, se non che l’uomo intendesse di scalare verso una natura superiore? Poiché vedendo le donne che i loro figli erano notevolmente più forti a causa dell’alterazione genetica, è probabile che l’ambizione nell’uomo di trasformarsi in esseri ibridi sia diventata la pratica diffusa e “il loro cuore concepiva soltanto disegni malvagi in ogni tempo”. Il fatto che Elohim abbia successivamente incluso gli animali nella Sua sentenza (6:7) ci dà un’idea della dimensione raggiunta dalla perversione dell’uomo, coinvolgendoli forse in esperimenti di ibridazione, violando l’ordine di moltiplicarsi secondo la loro specie, emessa in Genesi 1:21,24,25.

Noè fu uomo giusto perfetto nelle sue generacioni; con Elohim camminò Noé. –Genesi 6:9–

Noè è considerato “perfetto nelle sue generazioni” Cosa significa questo esattamente? Il termine ebraico qui è “tamim”, lo stesso che si applica agli animali che dovevano essere offerti “senza difetto” (Esodo 12:5; Levitico 1:3,10; 3:1,6, etc.), senza alcuna mcchia nemmeno sul suo mantello. Noè aveva questa caratteristica “nelle sue generazioni”,cioè geneticamente puro, non c’era nessuno tra i suoi antenati che fosse stato contaminato daib’ney haElohim, né dai Nephilim. Questa espressione è chiara: Noè apparteneva a un lignaggio non miscelato, 100% umano. Così gli fu anche ordinato di selezionare gli animali “secondo la loro specie” (6:20), solo quelli che non erano stati alterati nella loro natura.

Chi erano i “Nephilim”?

I Nephilim c’erano sulla terra in quei giorni –e ci furono anche in seguito–, quando entrarono i figli d’Elohim alle figlie degli Adam, ed ebbero da loro [dei figli,] gli uomini potenti che, fin dai tempi antichi, [sono stati] rinomati. –Genesi 6:4–

Infine, in questo controverso racconto, oltre ai “figli d’Elohim” e alle “hijas de Adam”, ", troviamo un altro gruppo chiamato Nephilim. Sono essi gli stessi b’ney haElohim, sono la progenie di questi, o sono un’altra specie di esseri che abitavano la Terra? Da quando erano presenti in mezzo all’umanità?
Apparentemente il termine “Nephilim” deriva dal verbo cadere, in ebraico “nafal”, e quindi il significato più appropriato sarebbe “caduti” –e con questo senso troviamo questa parola scritta con le stesse lettere, anche se la sua vocalizzazione sia diversa (noflim) in vari altri passi biblici (Deuteronomio 22:4; Giudici 7:12; 1Samuele 31:8; 1Cronache 10:8; 2Cronache 20:24; Ezechiele 32:23,27) –, che potrebbe implicare che sono esseri che sono caduti “dal cielo” –allegoricamente, così come la caduta di Adam, anche quella loro non sarebbe fisica ma morale– oppure il termine implica violenza, che si lanciano, si scagliano, con l’intenzione di attaccare. Nella maggior parte delle versioni, così come nella Bibbia dei Settanta, si traduce “giganti” – soltanto in Numeri 13:33 troviamo questa parola con quel significato: “e vi abbiamo visto i Nephilim, figli di Anac, dei Nephilim. Di fronte a loro ci pareva di essere cavallette; e tali sembravamo a loro”. Questo passaggio, a sua volta, solleva una domanda: C’erano dei Nephilim anche dopo il Diluvio? Possiamo rispondere con certezza che no: le spie d’Israele si esprimevano in modo iperbolico per dare un’idea del timore che ispiravano questi abitanti di Canaan, confrontandoli con i Nephilim, e se stessi con le locuste – quando ci sono due termini in una comparazione, o sono entrambi letterali o entrambi metaforici, e ovviamente loro non assomigliavano davvero a locuste, erano semplicemente molto più bassi di statura di quelli. Tempo dopo, quando gli Israeliti conquistarono la terra, dovettero affrontare alcuni uomini imponenti, la cui altezza era più alta del normale (Deuteronomio 2:20,21; 3:11; 1Samuele 17:4-7; 2Samuele 21:16-22; 1Cronache 11:23), di conseguenza, il rapporto delle spie non deve essere compreso alla lettera. Pertanto, le teorie sulla possibile sopravvivenza dei giganti antidiluviani basate sul testo di Numeri 13:33 non hanno senso. Ciò che questo passaggio ci indica è che quegli antidiluviani potrebbero davvero essere stati giganti, poiché questa era la loro immagine nella percezione collettiva degli Israeliti – e non solo degli Ebrei, ma dei popoli antichi in generale. Noè e i suoi figli parlarono ai loro discendenti sulla realtà che esisteva nel mondo antico, e quindi le generazioni successive composero le proprie storie, dando origine alla mitologia di ogni popolo: esseri come gli anunnaki dei Sumeri, i titani dei Greci, i jötnar e þursar dei popoli nordici, i nart dei popoli caucasici, ecc. sono versioni diverse de “gli uomini potenti che, fin dai tempi antichi, [sono stati] rinomati” (Genesi 6:4). In molte di queste tradizioni l’origine di questi esseri è attribuita al frutto di unioni tra gli dei e gli umani. Ad esempio, i titani della mitologia greca sarebbero i figli di Uranos (il cielo) e Gaĩa (la terra), e altri come Hēraklḗs, figlio di Zeus e Alkmênê, una mortale. È forse l’influenza dei concetti greci che hanno attribuito a questo tipo di personaggi la qualifica di “giganti”, poiché in altre mitologie il carattere aggressivo e terribile è più importante delle loro dimensioni corporee, come i jötnar e þursar delle leggende nordiche, che sono nemici degli dèi e degli umani e si apprestano a combattere la battaglia finale, il Ragnarök –per questo motivo il paradiso nordico era destinato a tutti quelli caduti in guerra, che oltre a godere di diversi piaceri continuavano a praticare la guerra come attività principale, perché dovevano addestrarsi per aiutare gli dèi nello scontro finale–. In questo modo, l’esistenza di quegli uomini rinomati dell’antichità fu trasmessa in diverse versioni attraverso le tradizioni di ogni popolo.

L’asserzione “I Nephilim c’erano sulla terra in quei giorni, e ci furono anche in seguito” non è facile da capire, poiché la circostanza a cui si riferisce l’espressione “v’gam acharei-ken” –e anche dopo questo–, e nonostante la frase precedente, “c’erano sulla terra in quei giorni”, ", sembra suggerire che erano già presenti quando i b’ney haElohim presero le b’not haAdam, tale indicazione sarebbe fuori contesto se non alludesse agli eventi che scatenarono l’indignazione dell’Eterno. Anche se, come è stato detto, il termine “Nephilim” porta il significato di “caduti” e potrebbe suggerire che, così come c’erano degli angeli vigilanti potrebbero esserci stati tra di loro anche quelli reprobi –come il “serpente” dell’Eden–, non sembra che questa sia l’interpretazione più appropriata, anche se si potrebbe ipotizzare che, quando gli “angeli caduti” che erano sulla terra videro ciò che facevano i b’ney haElohim essi li abbiano imitato.
Tuttavia, considerare che tale espressione è parenteticaè più coerente con il contesto del capitolo, e quindi equiparare i Nephilim a quegli eroi dell’antichità nati a seguito delle unioni illecite dei vigilanti con le donne sembra più congruente.

Conclusione

Il mondo antidiluviano era molto diverso dal nostro: la Terra aveva altre caratteristiche, l’atmosfera e il clima erano diversi, gli esseri umani avevano una vita molto più lunga e l’idea di vivere con altri esseri intelligenti, anche se oggi ci sembra inconcepibile, è ciò che si intravede non solo nella Genesi della Bibbia –e nella letteratura ebraica del Secondo Tempio– ma anche nelle antiche leggende di ogni popolo e nelle loro mitologie, in cui spiccavano quegli “uomini potenti e rinomati dell’antichità”, che a volte venivano anche considerati semidèi. L’esegesi biblica non agrvola quelle teorie che negano la conoscenza di quegli studiosi delle Scritture e della storia, come gli Esseni di Qumran, Giuseppe Flavio, Filone e altri scrittori, la cui interpretazione era unanime. Sono stati i pregiudizi religiosi di alcuni le cause che in seguito si siano sollevati dubbi su ciò che le Scritture esprimono chiaramente.


 

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