Gog e Magog
Ezechiele 38-39

 

E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini: “Figliuol d’uomo, volgi la tua faccia verso Gog, del paese di Magog, principe e capo di Mesec e di Tubal; e profetizza contro a lui; e di’: «Così ha detto il Signore l’Eterno: ’Eccomi a te, o Gog, principe e capo di Mesec, e di Tubal’»”.

‒ Ezechiele 38:1-3


Il Profeta Ezechiele si rivolge alle nazioni che verranno contro Israele negli ultimi tempi. Questa profezia è stata generalmente interpretata in maniera molto sbagliata in molti circoli cristiani, i cui teologi hanno elaborato un’esegesi completamente errata e speculativa, carica di pregiudizi politici e circostanziali, basando le loro conclusioni su apparenti somiglianze tra termini in lingue diverse che non hanno alcuna relazione né etimologica né semantica tra di loro.
La corretta interpretazione dei nomi dei popoli e dei luoghi menzionati dovrebbe fondarsi su ricerche storiche e linguistiche accurate, tenendo presente che i Profeti Ebrei non stavano scrivendo ad un pubblico occidentale, ma piuttosto esprimevano concetti conosciuti e reali nel loro tempo, quindi, ogni interpretazione dev’essere coerente con il punto di vista dello scrittore nel suo momento storico.

La profezia è pronunciata nei capitoli 38 e 39 e menziona vari attori, nel seguente ordine: Gog, Magog, Meshec e Tubal (38:2), Persia, Kush e Put (38:5), Gomer e Togarma (38:6), Sheva, Dedan e Tarshish (38:13).
Prima di procedere all’identificazione di ciascuno di questi nomi, è necessario determinare con precisione la traduzione corretta del titolo che si applica al personaggio contro cui è rivolta la profezia: “Gog, del paese di Magog, principe e capo di Mesec e di Tubal”, tale come lo rende la traduzione di Govanni Diodati – oppure, è anche corretto come tradotto nelle versioni di Luzzi e Nuova Riveduta: “principe sovrano di Mesec e di Tubal”. Allo stesso modo, la Peshitta, tradotta dall’aramaico, dice: “sovrano e principe di Meshech e Tubal”. Tuttavia, la Nuova Diodati dice: “principe di Rosh, Mescek e Tubal”, traduzione sbagliata che tende a favorire l’interpretazione errata più diffusa.
Il termine ebraico che alcune versioni hanno inspiegabilmente scelto di trascrivere anziché tradurre è “rosh”, trasformando il titolo di “principe e capo” o “principe sovrano” in “principe di Rosh”, espressione che non ha nessun senso in quanto non esisteva ai tempi del Profeta nessun paese, popolo o nazione che si chiamasse “Rosh”, e neppure puàriferirsi ad alcuna entità nel futuro, bensì descrive uno scenario reale, con dei protagonisti reali del suo tempo, e parla di un rango governativo e militare conosciuto in quell’epoca e spesso menzionato in tutte le Scritture.
Il titolo in ebraico è נשׂיא ראשׁ משׁך ותבל (nasyi rosh Meshekh v’Tuval), cioè, נשׂיא (nasyi), “principe” e ראשׁ (rosh), che significa “capo”, “principale”, “superiore”, “testa”. Vediamo com’è tradotto questo stesso termine ראשׁ (rosh) in tutto il resto delle Scritture:

· Numeri 1:4 ; 1Cronache 5:15 |אישׁ ראשׁ לבית־אבתיו הוא| ’ish rosh ləbet-avotav hū – capo del casato dei suoi padri; capo della loro casa patriarcale
· Numeri 25:15 |ראשׁ אמות בית־אב במדין| rosh ummot bet-av bə·Midyān – capo di popoli, e di famiglia paterna in Madian
· Numeri 31:26 |ראשׁי אבות העדה| rashey ’avot hā·edah – capi famiglia della comunità; capi dei casati dell’assemblea
· Giosuè 22:14 |אישׁ ראשׁ בית־אבותם| ’ish rosh bet-avotam – un capo per ogni casa paterna; un principe per ogni casa paterna
· 2Samuel 23:8 |י ראשׁ השׁלשׁי| rosh hā·shshalishi – capo dei principali ufficiali
· 2Samuel 23:13 |שׁלשׁים ראשׁ| sheloshim rosh – trenta capi
cf. 1Cronache 11:11,15,20
· 1Cronache 12:19 |ראשׁ השׁלושׁים| rosh hā·sheloshim – capo dei trenta; |ראשׁי הגדוד| rashey hā·gədud – capi di schiere
· 1Cronache 11:42 |ראשׁ לראובני| rosh ləRe’uveni – capo dei Rubeniti
· Isaia 7:8-9 |ראשׁ ארם דמשׂק וראשׁ דמשׂק רצין וראשׁ אפרים שׁמרון וראשׁ שׁמרון בן־רמליהו| rosh Aram Dameseq, v’rosh Dameseq Retzin, v’rosh Efrayim Shomron, v’rosh Shomron ben-Remaliyahu – Damasco è il capo di Aram, e Retsin è il capo di Damasco: Samaria è il capo d’Efraim, e il figliuolo di Remalia è il capo di Samaria.

Abbiamo citato solo alcuni esempi in cui il termine rosh si riferisce ad una persona, si tratta sempre di un capo, un principale, un capitano, qualcuno alla testa di una famiglia, di un gruppo o di un popolo. Ci sono molti altri esempi in cui questa stessa parola viene applicata nei suoi diversi significati: testa, inizio, cima, sommità, principale. In nessun caso si riferisce ad un’area geografica o al nome di una nazione, quindi la traduzione “Rosh” che troviamo in alcune versioni è del tutto errata. È assurdo associare questa parola al regno di Ros’ o Rus’, fondato a Novgorod e Kiev nel IX secolo da Riurik ed i suoi vichinghi.

Sull’identità di Gog ci occuperemo in seguito. Consideriamo prima a quali nazioni o popoli corrispondono i nomi menzionati nella profezia, ed a quali essi non corrispondono.

Magog

Nella profezia ci si dice che Gog è della “terra di Magog”, il suo paese d’origine. Tuttavia, la progenie di Magog è difficile da circoscrivere in un territorio definito. Magog era uno dei figli di Yefet (Genesi 10:2), come lo erano Meshec, Tubal e Gomer. Tutti questi popoli si erano stabiliti in origine a nord dei Semiti, dall’Anatolia ai Monti Zagros, ed ai tempi dei Profeti abitavano le regioni settentrionali dell’Impero Assiro e dell’Impero Babilonese.
La progenie di Magog è una vasta gamma di popoli –i quali sin da tempi antichi si sono collegati tra di loro– che si sono rapidamente diffusi e diversificati nella maggior parte dell’Eurasia. Storicamente sono conosciuti come Sciti.
La difficoltà nel definire quale sia “la terra di Magog” è dovuta al fatto che gli Sciti erano nomadi e si stabilivano in un territorio solo temporaneamente, non costruirono città né scrissero alcun documento storico proprio (non sapevano scrivere), ma eccellevano nell’addomesticamento dei cavalli e nell’arte del fabbro e dell’oreficeria. Come reperti hanno lasciato soltanto delle tombe molto ricche in ornamenti. Non era possibile combattere con loro in battaglie convenzionali, perché la loro strategia era attaccare, saccheggiare e fuggire. Non c’era alcun vantaggio nel cercare di soggiogarli, non avevano città né territori da conquistare; piuttosto si dovevano proteggere i propri confini dalle loro incursioni.

L’identificazione di Magog con gli Sciti è da ritenersi corretta sulla base di testimonianze storiche, di cui citeremo:
· Giuseppe Flavio, in Antichità 1.6.1 dice: “Magog fu il fondatore di quelli che da lui presero il nome di Magoghiti, ma i Greci chiamavano Sciti”.
· La Leggenda del Cervo Bianco: il mito delle origini nella tradizione ungherese racconta che Ménrót (Nimrod), re degli Sciti, aveva due figli gemelli i quali erano cacciatori come lui, Hunor e Magor, che presero come mogli due sorelle, figlie del re degli Alani (Sarmati) ed in questo modo divennero gli antenati degli Unni e dei Magiari, da cui provengono gli attuali ungheresi. Questa tradizione è registrata in una delle principali opere della storia dell’Ungheria, la Gesta Hunnorum et Hungarorum.
· Il Libro delle Invasioni Irlandesi, Lebor Gabála Érenn o Leabhar Gabhála na hÉireann, racconta i miti delle origini della nazione irlandese, tra cui cita un’estesa genealogia d’un certo Fénius Farsaid, presunto re degli Sciti, figlio di Baath mac Magog (figlio di Magog), il quale sarebbe stato presente nella costruzione della Torre di Babele. I suoi discendenti sarebbero emigrati nella Penisola Iberica e poi in Irlanda e Scozia. Il cervo bianco è anche una figura importante nella mitologia irlandese, britannica e celtica in generale.
È interessante la presenza di questi elementi in comune tra due nazioni così distanti tra loro per aspetti geografici, storici, etnici e culturali, separate per secoli l’una dall’altra, senza aver mai condiviso lo stesso territorio da quando entrambe sono riconosciute nella storia come nazioni, né ci sia stato alcun rapporto o scambio importante tra di esse, né commerciale né bellico, fino a tempi recenti. Benché è improbabile che tali narrazioni leggendarie riflettano la verità storica sulle origini di questi popoli, entrambe le tradizioni rivendicano un lignaggio discendente dagli antichi Sciti partendo da Magog, chi sarebbe stato nell’antica Mesopotamia e messo in rapporto con Nimrod.
Gli Sciti sono menzionati nell’Iscrizione di Behistun, in cui gli si denomina Sakā e li si colloca nell’Asia Centrale, dal Mar Caspio fino all’India, lungo tutta la frontiera orientale dell’Impero Persiano.
Concludiamo che inizialmente gli Sciti provenivano dall’Alta Mesopotamia, dal paese di Subartu –nella Bibbia chiamato Haran–, e che al tempo del Profeta Ezechiele si erano spostati verso est, dalla regione di Ararat, nel territorio di Togarma, alle steppe dell’Asia Centrale, da dove hanno poi iniziato la loro espansione verso oriente ed occidente. Pertanto, “la terra di Magog” può riferirsi alla posizione degli Sciti in quel momento, oppure al loro paese di origine, che sarebbe la stessa regione di Meshec e Tubal.

Meshec

Rispetto a questo nome, l’interpretazione più diffusa è stravagante e ridicola, basata su un’apparente ed inverosimile somiglianza tra la traduzione nelle lingue occidentali di questa parola –que è semitica– e la denominazione degli abitanti di una città il cui nome è slavo. In linea con questa teoria, coloro che erroneamente associano il termine ebraico “rosh” –che significa testa, capo, inizio, cima, principale– con lo stato medievale di Ros’ o Rus’, forzano una relazione tra Meshec e la città capitale della Russia e con i suoi cittadini, i moscoviti, che ovviamente non esistevano nei tempi biblici. Tra le due parole non c’è connessione, né morfologica, né fonetica, né semantica, né etimologica.
Nelle lingue semitiche ogni parola contiene una parte fondamentale che è la radice, formata solo da consonanti (nella maggior parte dei casi ce ne sono tre). Se tra due parole qualcuna delle consonanti della radice delle stesse è diversa, queste due parole non possono essere correlate in alcun modo.
In ebraico, Meshec e Moskva sono parole completamente diverse: משׁך, MeSHeKH, e מוסקבה, MoSKVaH. In Meshec ci sono solo tre consonanti: mem-shin-kaf sofit, che costituiscono la radice della parola e determinano la sua origine etimologica, collegano questo nome con l’azione di sparare un proiettile, stirare, estendere, tra altri significati. In Moskvà le consonanti sono: mem-vav-samech-qof-bet-hey, e trattandosi di una parola straniera, non ha alcun significato in ebraico. L’unica lettera che entrambi i termini hanno in comune è l’iniziale mem. L’etimologia del nome Moskva, in russo, sembra provenire dall’aspetto torbido delle acque del fiume Moscova, su cui è stata costruita la città, fondata dal vichingo Yuri Dolgorukiy in 1147 EC. I moscoviti sono i suoi abitanti, non un popolo o un gruppo etnico, ma semplicemente cittadini di Moskva, nello stesso modo in cui i milanesi sono cittadini di Milano ed i londinesi quelli di Londra. Ovviamente, non esistevano nei tempi biblici, né erano discendenti di Meshec ma scandinavi, slavi e finnici, al momento della fondazione della città.
Meshec è il popolo che gli Assiri chiamavano Muški (in aramaico: משׁך, mem-shin-kaf, scritto con le stesse lettere), che si trovavano nella regione di Ararat e successivamente si sono spostati verso ovest, in Anatolia. Tutti i documenti antichi confermano questa identità.
Giuseppe Flavio scrisse: “i Mosocheni furono costituiti da Meshec, ed ora sono i Cappadoci” (Antichità 1.6.1). Con lui sono d’accordo Pomponio Mela, Plinio ed Eusebio, così come l’opera medievale Historia Brittonum, III.18 e la storiografia bizantina, che collocano Meshec in Cappadocia.
Altri autori presentano Meshec nel luogo in cui questo popolo si trasferì successivamente, vicino a Tubal, verso il Caucaso, nei territori di Togarma. Strabone afferma che i Moschikê vissero tra i Colchidi, gli Armeni e gli Iberi, identificandoli con i Meskheti. Anche Procopio li colloca nella stessa regione, insieme agli Iberi. La capitale dell’antico regno di Iberia, corrispondente all’attuale Georgia, era Mtskheta, una città fondata dai Mushki.
Tuttavia, l’espansione della progenie di Meshec è molto più ampia di quella che rappresenterebbero oggi i Meskheti del Caucaso, ed al presente fa parte della composizione etnica della maggioranza degli europei. All’epoca dell’Impero Assiro, dalla stessa regione d’Ararat sorsero i Massageti –che per molti versi somigliavano agli Sciti–, da cui provennero altri popoli nomadi, noti come Alani e Sarmati, che tra i secoli III e VII CE, durante il periodo delle grandi migrazioni o invasioni barbariche, arrivarono in massa in tutta Europa.

Tubal

Nello stesso modo in cui accade con i termini rosh e Meshekh, anche Tubal è stato erroneamente –ed arbitrariamente– associato alla città di Tobolsk, che così come Moskva, prende il nome da un fiume, il Tobol, e non da un popolo o gruppo etnico. Come nel caso precedente, si tratta di due parole diverse senza alcuna relazione tra loro: תּבל, TuVaL, e טוֹבּוֹלְסְק, TOBOLSK. Tubal si scrive tav-bet-lamed, dove bet rappresenta il fonema "v", mentre Tobolsk si scrive tet-vav-bet-vav-lamed-samech-qof, dove bet rappresenta il fonema "b". Sono due parole totalmente diverse sotto ogni aspetto. Tobolsk fu fondata dall’ataman cosacco Yermak Timofeyevič nel 1585, sostituendo la vicina città tatara di Qashliq. I suoi primi abitanti furono dei Cosacchi del Don, cioè, in maggioranza russi.
Tubal è il popolo che gli Assiri chiamavano Tabal (in aramaico: תּבל, tav-bet-lamed, scritto con le stesse lettere), che abitavano nella regione dell’Anatolia orientale e successivamente si spostarono a nord, sulla costa sud-orientale del Mare Nero. Tutti i documenti antichi confermano questa identità.
Nei registri assiri Tabal è menzionato nella stessa regione in cui era sorto il regno di Kizzuwatna, di lingua luvia, legato sia agli Hurriti che agli Ittiti. I re assiri Šulmānu-Ašarēdu III (Salmanasar III) e Tukultī-Apil-Ešarra III (Tiglat-Pileser III) menzionano i re di Tabal come loro vassalli. Questo stesso popolo era conosciuto dai Greci come Tibarenoi.
Giuseppe Flavio scrisse: “Thubal costituì i Thubaliti, che ora sono chiamati Iberi” (Antichità 1.6.1). Con lui sono d’accordo Strabone, Procopio, Ecateo di Mileto, Senofonte ed altri classici, collocandoli nel sud del Caucaso e sempre in associazione con il Meskheti, nello stesso modo in cui Meshec e Tubal vengono sempre citati insieme nel Libro di Ezechiele (27:13; 32:26; 38:2,3; 39:1).
Secondo Erodoto –le cui versioni della storia sono molto discutibili–, una parte dei Tibareni, originari della Lidia, sarebbe emigrata in Italia, dando origine agli Etruschi, e da cui sarebbero derivati i nomi del Mar Tirreno e del fiume Thybris (Tevere). Infatti, i Greci chiamavano Tyrsēnoi o Tyrrhēnoi gli Etruschi. Altre tradizioni collegano gli Iberi del Caucaso con quelli della Penisola Iberica e sarebbero gli antenati degli attuali baschi. Non è l’obiettivo di questo studio dimostrare o confutare queste teorie, già di ampia discussione. Anche nell’opera sopracitata, Historia Brittonum, III.18, dice: “Jafet ebbe sette figli ... del quinto, Tubal, sorsero gli Iberici, gli Ispanici e gli Italici; del sesto, Mosoch, emersero i Cappadoci”, confermando la diffusione nel Medioevo dell’idea che la progenie di Tubal si fosse trasferita dall’Asia Minore all’occidente attraverso il Mar Mediterraneo.


Gomer e tutte le sue schiere, la casa di Togarma dei confini del settentrione e tutte le sue schiere, dei popoli numerosi saranno con te.

‒ Ezechiele 38:6

Gomer

A proposito dell’identità di Gomer, c’è un consenso generale tra gli studiosi: Trattasi di un popolo di nomadi che nei documenti assiri sono chiamati Gimirrai e li si trova inizialmente nella regione di Ararat, in seguito spostati verso il centro dell’Anatolia, che è la loro posizione ai tempi d’Ezechiele. Molto simili agli Sciti, non costruivano città né scrivevano i propri documenti storici (non avevano scrittura), eccellevano nell’addomesticamento dei cavalli ed erano bravi guerrieri, in generale saccheggiatori. Nell’Asia Minore conquistarono la Frigia ed invasero Tabal; successivamente i reAššur-Aħa-Iddina (Assarhaddon) e Aššur-Bāni-Apli (Assurbanipal) li sconfissero, li soggiogarono sotto l’Impero di Assiria, e li impiegarono come mercenari nella regione dell’Anatolia. L’ultimo riferimento compare nell’Iscrizione di Behistun, del periodo persa achemenide, dove i Gimirri sono equiparati agli Sciti.
Nei testi greci li si menziona distribuiti in un’area geografica molto più ampia e si distinguono in due rami principali: Cimmerii –Κιμμέριοι/Kimmerioi– e Celti –Κελτοί/Keltoi–, tra cui s’includono i Cimbri –Κίμβροι/Kimbroi–. Il primo riferimento ai Cimmeri è nell’Odisea 11.14, che li descrive come abitanti dell’altro lato del fiume Ōkeanós, luogo ovviamente leggendario che era inizialmente situato nella penisola di Crimea, a cui i Greci davano il nome di Kimméria, fondandosi su questo mito (anche se la vera etimologia del toponimo potrebbe essere un’altra e non provenire dal greco), così come chiamarono Kimmérios Bósporos lo stretto di Kerč. A causa di questa presunta presenza dei Cimmeri in quella regione, fu ipotizzato che essi avrebbero attraversato il Mar Nero partendo dalla loro terra d’origine in Anatolia, oppure vi sarebbero arrivati attraverso il Caucaso. Tuttavia, non esistono evidenze che i Cimmeri siano stati in Crimea in quel momento, e neppure dopo. Dato che i viaggi di Ulisse non si svolsero nel Mar Nero bensì nel Mediterraneo, in seguito si collegò il presunto paese dei Cimmeri con l’area dei Campi Flegrei, in Campania, dove sarebbe più plausibile trovarli se nell’Odissea vi fosse una certa credibilità rispetto a luoghi geografici identificabili.
Strabone fornisce informazioni poco chiare: in parte li identifica con i Traci (Geographika 1.3.21; 14.1.40), ed in parte li distingue da essi (1.3.21; 12.3.24; 12.8.7; 13.4.8), e li colloca in Paflagonia (1.3.21). Lo stesso afferma Callistene. Apollonio di Rodi e Plinio li localizzano anche in Anatolia, mentre il geografo Ptolomeo li posiziona in Ararat. Erodoto e Callimaco narrano che Cimmeri e Traci attaccarono le città greche dell’Asia Minore. Questi dati ci indicano che in effetti i Cimmeri, essendo stati espulsi dall’Anatolia, si trasferirono in Europa, ma non attraverso la Crimea come si credeva, ma attraverso la Tracia.
I Celti sono indubbiamente tra i più antichi abitanti dell’Europa centrale ed occidentale, ed hanno dato origine a molti toponimi dai Carpazi alla Penisola Iberica. Il loro territorio fu drasticamente ridotto dai Romani ed in seguito dai popoli germanici, ed attualmente la loro lingua sussiste solo in parte della Gran Bretagna, dell’Irlanda e della Bretagna. Il nome di Gomer si è conservato nell’endonimo usato dai gallesi, Cymry, così come Cymru è il nome dato alla propria terra, il paese del Galles. In precedenza entrambi i termini si scrivevano Kymry.
Tuttavia, molti altri toponimi provengono dagli esonimi con cui questo popolo è stato designato in latino e nelle lingue germaniche: i Romani li chiamavano Galli, da dove provengono, oltre al nome storico Gallia, anche quello del paese del Galles e di Galizia. In senso opposto all’emigrazione dei Cimmeri verso ovest, le tribù celtiche invasero l’Anatolia e si insediarono nella regione che da loro prese il nome di Galazia, la stessa dove un tempo abitavano i Cimmeri. I Greci li chiamavano Γαλάται/Galatai, adottando la denominazione latina, per distinguerli dagli altri Celti. Attraverso le lingue germaniche, questo stesso termine dà origine a nomi di regioni europee come la Vallonia e la Valacchia, oltre ad essere applicato in generale a persone di presunta origine celtica e di lingua neo-latina.

Togarma

L’identificazione di Togarma e la sua posizione geografica sono ampiamente riconosciute. È un complesso di popoli che abitavano la vasta area montuosa tra il Mar Nero ed il Mar Caspio, compresa l’intera regione della Transcaucasia e dell’Ararat, dall’Anatolia alla Media. I documenti disponibili più antichi su di loro sono le Scritture Ebraiche e le Cronache Assire: mentre nella Bibbia i nomi di Togarma, Ararat e Minni (Geremia 51:27) si riferiscono principalmente al territorio, i documenti assiri menzionano Tilgarimmu, Urartu, Nairi e Hayassa come regni.
Altri riferimenti a questo patriarca:
· Nella tradizione armena: il mito della fondazione, scritto da Movses Khorenatsi nella sua opera Patmut’yun Hayots (Storia di Armenia) racconta che Hayk, figlio di Togarma, era presente nella costruzione della Torre di Babele e successivamente si ribellò contro la tirannia del re Bel –identificato con Nimrod– ed emigrato sui monti di Ararat, ne fondò la nazione armena. Diverse dinastie di re armeni dicevano d’essere discendenti diretti di Hayk.
· Nella tradizione georgiana: la leggenda georgiana è molto simile a quella armena. Secondo il racconto di Leonti Mroveli in Kartlis Tskhovreba (Cronache Georgiane), Thargamos prese parte alla costruzione della Torre di Babele e, quando ebbe luogo la divisione delle lingue, andò a stabilirsi nelle montagne del Caucaso ed Ararat, dividendo quel territorio tra i suoi otto figli, di cui Kartlos è l’antenato dei georgiani.
· Nelle tradizioni giudaiche medievali: il Sefer Yosippon, le Cronache di Jerahmeel ed altri scritti, attribuiscono a Togarma dieci figli, di cui il primogenito sarebbe l’antenato dei Khazari, e gli altri avrebbero dato origine a vari popoli turchi, principalmente balcanici.

Il Profeta indica con precisione il territorio a cui si riferisce, dicendo: “la casa di Togarma dei confini del settentrione”. Questa espressione è stata accolta con entusiasmo dai sostenitori della teoria più diffusa, perché nel presente, “i confini del nord” sarebbero effettivamente, dal punto di vista globale e dalla prospettiva geografica del Medio Oriente, nell’attuale Russia. Ciononostante, il Profeta fa riferimento alla realtà del suo tempo, ed è chiaro che il territorio di Togarma, precedentemente conquistato dall’Assiria, definiva i confini settentrionali dell’Impero Babilonese ed il mondo conosciuto dagli israeliti. Oltre a questo, se si volesse comprendere questa affermazione in modo assoluto e non in relazione alla visione geografica del Profeta, Togarma non sarebbe nelle regioni settentrionali rispetto alla Russia, bensì, nei confini del sud, ed invece determina i limiti settentrionali dell’attuale Turchia e dell’Iran. Un altro esempio d’iperbole di questo tipo si trova negli Evangeli: “La regina del mezzogiorno si alzerà con gli uomini di questa generazione e li condannerà; perché ella venne dagli estremi confini della terra per udire la sapienza di Salomone” (Matteo 12:42; Luca 11:31). A nessun esegeta parrebbe coerente interpretare che questa donna venne a Gerusalemme dall’Antartide, dall’Argentina, dall’Australia o dal Sud Africa, ma che “gli estremi confini della terra” a sud, nel linguaggio biblico indicavano l’attuale Yemen, o il Corno d’Africa.


E con loro la gente di Persia, di Cus, e di Put, tutti con scudi ed elmi. ‒ Ezechiele 38:5


Non è necessario definire l’identità della Persia, una nazione che conserva il suo territorio, la sua gente, la sua lingua e la sua cultura dai tempi biblici fino ad oggi.
Per quanto riguarda Kush, la traduzione greca, Αἰθιοπία –Etiopia–, ha generato confusione poiché questo termine è riduttivo nel presente. Sia nelle Scritture Ebraiche che nelle Cronache Assire, Kush definiva un complesso di popoli distribuiti su un territorio molto vasto, non solo nell’Africa orientale ma anche nell’intera regione adiacente all’Oceano Indiano, compresa la Penisola Arabica. Sebbene in generale con questo nome sia designato il regno di Kush in Nubia, a sud dell’Egitto tra la prima e la sesta cataratta del Nilo, molte volte si riferisce anche all’Arabia, oppure alla Bassa Mesopotamia, all’area intorno al Golfo Persiano, o all’India.
I documenti assiri menzionano Kûš e Mušuri in riferimento ai popoli dell’Arabia settentrionale conquistati da Aššur-Aħa-Iddina (Assarhaddon), come un evento diverso dalla sua conquista dell’Egitto, e questi stessi popoli sono citati come vassalli da re assiri precedenti che non avevano soggiogato l’Egitto. Questi nomi ricordano i fratelli biblici Kush e Mitzrayim, ovvero, la Nubia e l’Egitto, strettamente associati nell’antichità. Nella Bibbia troviamo entrambi non solo in Africa, ma anche sul lato orientale del Mar Rosso.
Nell’obelisco nero di Šulmānu-Ašarēdu III (Salmanasar III) viene menzionato in dettaglio il tributo ricevuto da queste terre, che consisteva in “cammelli con doppia gobba” ed altri animali. Questo tipo di cammello è asiatico, non egiziano – inoltre, gli Egizi non hanno nemmeno adoperato quello africano (dromedario, con una singola gobba). In seguito, altri re assiri come Tukultī-Apil-Ešarra III (Tiglat-Pileser III) e Aššur-Aħa-Iddina (Assarhaddon) ricevettero cammelli come parte dei tributi pagati da regni diversi in Arabia ed in Persia, ma mai da Egitto o Nubia.
Un’altra caratteristica dei popoli kushitici era la monarchia femminile. Secondo le Cronache del re Aššur-Bāni-Apli (Assurbanipal) ed i registri precedenti d’Assiria, gli arabi erano stati governati principalmente da regine sin dal passato più remoto, nello stesso modo dei Kushiti d’Africa. Notevoli regine arabe come Zabibi e sua figlia Shamsi non erano solo governanti ma anche generali dei loro eserciti, nei quali c’era un gran numero di donne combattenti. Il re Aššur-Aħa-Iddina (Assarhaddon) nominò una principessa assira per governare gli arabi secondo la loro usanza di avere governanti donne. Allo stesso modo, nella parte africana del Mar Rosso, regni come Meroë ed Etiopia erano tradizionalmente governati da regine.
Le Scritture Ebraiche suggeriscono che esiste una connessione tra Kush e Madian. È tipico nella poesia ebraica comporre versi ripetendo lo stesso concetto due volte, ma con parole diverse, come nel passaggio di Habacuc 3:7, che dice: ”Io vedevo nell’afflizione le tende di Kushan, i padiglioni del paese di Madian tremavano” – qui il Profeta usa i nomi "Midyan" e "Kush" come sinonimi. Questa identificazione dei Madianiti come dei Kushiti spiega la controversia riguardante la moglie di Mosè in Numeri 12:1, da dove sorge la domanda se questa donna kushita è la stessa Tzipporah la madianita oppure no, ed alcuni interpreti come Rashi affermano che lei è Tzipporah. Se Madian fosse stato chiaramente distinguibile da Kush, non ci sarebbe alcun motivo per far sorgere questa domanda.
Anche gli scrittori aramei consideravano gli Himyariti dello Yemen come dei Kushiti. In altri documenti, il nome di Kush è applicato all’India.
In conclusione e considerando l’attuale realtà politica, Kush potrebbe riferirsi all’Arabia piuttosto che all’Etiopia o a diversi paesi della regione, compresi Arabia e Sudan.
Per quanto riguarda l’identità di Put, è generalmente accettato che sia la Libia, e può includere tutto il Nord Africa ad ovest d’Egitto.


Gog

Il nome di questo personaggio non è frutto dell’immaginazione del Profeta, ma in realtà si riferisce ad un re che era esistito circa un secolo prima, menzionato nelle fonti greche come Gyges ed in quelle assire come Guggu. Usurpatore del trono di Lidia, si sa poco circa la sua origine –potrebb’essere stato straniero– ed attorno alla sua persona ed al suo regno furono create molte leggende. Combattè contro i Cimmeri, per cui la sua menzione in questa profezia è puramente simbolica, rappresentando piuttosto la regione geografica in cui Gog avrà il suo centro di comando.

Il testo biblico lo definisce in questo modo:
“Gog, del paese di Magog, principe e capo di Mesec e di Tubal” (38:1);
“Gog, principe e capo di Mesec e di Tubal” (38:3; 39:1).

È interessante notare che il Profeta non dice che Gog è il principe o sovrano di Magog, ma che viene dalla terra di Magog, ed è il principe di Meshec e Tubal. È un sovrano straniero o appartenente ad una dinastia straniera, il che non è una rarità nella storia, anzi, ci sono molti esempi, come gli Hyksos che dominarono l’Egitto, o i Kassiti che governarono su Babilonia, o le dinastie d’origine tedesca regnanti in diverse nazioni europee. In questa profezia, Ezechiele attraverso la figura di Gog rappresenta un personaggio appartenente ad una nazione che già ai suoi tempi si era espansa territorialmente in tutta l’Asia Centrale, ma il cui principato sarebbe stato sui popoli dell’Anatolia. In questo aspetto, c’è una coincidenza sorprendente con la situazione attuale.



Identificazione attuale

Geograficamente, possiamo identificare un paese odierno che risponde a tutti i punti di riferimento presentati da Ezechiele:
· Meshec, Tubal e Togarma: al momento della profezia, la posizione di queste tre nazioni corrisponde all’Anatolia centrale e orientale;
· Gomer: nello stesso periodo, questo popolo risiedeva nell’Anatolia nord-occidentale.
· Gog: il monarca della storia con questo nome regnava su Lydia, un paese che si trovava nell’Anatolia sud-occidentale.
Tutti questi elementi determinano chiaramente una stessa nazione odierna: la Turchia, che geograficamente comprende l’intera Anatolia (vedi cartina).

La composizione etnica dell’Anatolia nel corso della storia è stata molto eterogenea e complessa. Quando questa profezia fu pronunciata, la regione conteneva già un insieme di popoli ivi vissuti in periodi precedenti: Hatti, Hurriti, Neshili –più conosciuti come Ittiti–, Mitanni, Lidii, Luvii ed altri “Popoli del Mare”, i già menzionati Mushki e Tabal ed i Cimmeri, e anche popoli semitici –Aramei ed Assiri–. Successivamente, se ne sono aggiunti Medi, Persiani, Armeni e dei popoli del Caucaso, e dalla conquista di tutto il paese da Alessandro Magno si è iniziata l’ellenizzazione, sostenuta per più di un millennio di dominio di Greci e Romani.
D’altronde, nel “paese di Magog”, l’Asia Centrale, territorio dei Saka –Sciti–, questa identificazione si è diluita in una serie di tribù e clan che riemersero ancora nella storia sotto un altro nome comune: Ashina, Göktürk, Kök Türük. L’Asia Centrale, da Altai al Mar Caspio, fu chiamata Turchestan, “Paese dei Turchi”, fino ad oggi.
I clan turchi furono organizzati in federazioni, tra cui emerse quella di Oğuz nelle steppe occidentali del Turchestan, che diede origine a diversi gruppi di invasori turchi le cui orde devastarono gran parte dell’Eurasia. Uno di questi clan era quello dei Selgiuchidi, appartenenti alla tribù di Kınık, che dal Turchestan avanzò sull’Anatolia greco-bizantina a partire dall’XI secolo EC, conquistandola e iniziando la “turchizzazione” della regione. Successivamente i bizantini riuscirono a riconquistare parte dell’Anatolia occidentale, ma la quasi totalità del territorio della penisola rimase sotto la sovranità del Sultanato Selgiuchide di Rûm. Questo a sua volta si fu frammentando e cedette il controllo all’Ilkhanato Mongol, finché un altro clan Oğuz provenente dal Turchestan, quello degli Ottomani, completò la conquista finale di tutta l’Anatolia. Nel 1453 EC i Turchi stabilirono il loro impero sulle spoglie dell’estinto Impero Bizantino, e progressivamente estesero il loro dominio su tutto il Medio Oriente, il Mediterraneo Orientale ed i Balcani, fino all’inizio del XX secolo. Alla fine della Prima Guerra Mondiale l’Impero Ottomano fu smembrato, e di tutti i suoi territori solo l’intera Anatolia e l’estremità sud-orientale della Tracia rimasero sotto la sovranità turca, costituendo l’attuale Turchia.
Benché l’Impero Turco riuscì ad essere molto esteso ed includere molte nazioni, attualmente è ridotto esattamente ai territori menzionati da Ezechiele. Nel paese convivono diversi popoli e gruppi etnici, ma il governo è sotto il pieno controllo dei turchi, un popolo che non è originario dell’Anatolia, ma proviene dall’Asia Centrale. Oggi possiamo parafrasare l’affermazione profetica in 38:1 senza alterare il messaggio, dicendo: “Un governatore (Gog), il cui lignaggio è del Turchestan (del paese do Magog), è principale e capo della Turchia (principe e capo di Mesech e Tubal)”. Nei confini del nord del suo territorio c’è la progenie di Togarma – la regione d’Ararat.


Il conflitto

Dalla fondazione dello Stato di Israele fino ad oggi, tutte le guerre contro di esso sono state provocate dai paesi arabi, emersi dalla partizione dell’Impero Turco Ottomano a cui appartenevano. La Turchia, invece, si è mantenuta in disparte ed ha anche stabilito relazioni discretamente amichevoli con Israele, inoltre ad essersi avvicinata agli stati europei ed aderito ad un’alleanza militare con l’Occidente. Fino a tempi recenti, un confronto diretto con Israele solo sarebbe stato immaginabile che accadesse, ancora una volta, da parte degli arabi, mentre non sembrava possibile che potesse venire dalla Turchia. Tuttavia, ultimamente si sta presentando un panorama diverso, in cui, a causa dell’espansionismo iraniano, si sta verificando un approccio conciliante degli stati arabi nei confronti di Israele, intanto che la Turchia in alleanza con l’Iran, sta emergendo come il nuovo avversario, non solo per Israele, ma anche verso quelli che una volta furono i suoi territori in Medio Oriente. Pure questo scenario è annunciato dal Profeta:

Sceba, Dedan, i mercanti di Tarshish e tutti i suoi leoncelli ti domanderanno: “Sei venuto per saccheggiare? Hai radunato la tua moltitudine per fare bottino, per portare via argento e oro, per prendere bestiame e beni, per fare un gran bottino?”

‒ Ezechiele 38:13

Altri popoli si stupitscono davanti all’assalto degli eserciti di Gog e dei suoi alleati, ed anch’essi sono aggrediti insieme ad Israele. Chi sono Sheva e Dedan? Questi due nomi appaiono insieme solo in altre due occasioni:
Genesi 10:7 I figliuoli di Cush: Seba, Havila, Sabta, Raama e Sabtecha; e i figliuoli di Raama: Sceba e Dedan. (cf. 1Cronache 1:9)
Genesi 25:3 Jokshan generò Sceba e Dedan. I figliuoli di Dedan furono gli Asshurim, i Letushim ed i Leummim. (cf. 1Cronache 1:32)
Nel primo caso si tratta di due popoli kushiti stabilitisi nell’Arabia meridionale, cioè nello Yemen, mentre nel secondo caso questi due fratelli sono nipoti di Avraham e Keturah, i cui discendenti s’insediarono nelle vicinanze di Madian, nel nord dell’Arabia. Sia con l’una che con l’altra possibilità, Ezechiele sta ad indicare la costa orientale del Mar Rosso, la regione di Hegiaz, territorio che ospita i luoghi più sacri d’Arabia, e ch’era appartenuto ai domini turchi fino alla spartizione dell’impero. È significativo che i segnali d’avvicinamento del mondo arabo nei confronti di Israele siano iniziati proprio da questa regione, l’Arabia Saudita, alla quale la Turchia intende contestare l’egemonia sul Medio Oriente. Ciò non implica che questi popoli saranno alleati di Israele, ma che saranno anch’essi attaccati nella stessa campagna militare condotta dagli eserciti della confederazione di Gog.
Per quanto riguarda il termine “i mercanti di Tarshish” indica in generale il mondo del commercio e delle finanze, in quei tempi rappresentato dai navigatori fenici del Mediterraneo, la cui estremità occidentale era Tarshish.

In conclusione, oggi ci viene presentato uno scenario geopolitico che è pienamente compatibile con l’annuncio profetico d’Ezechiele, e questo è il tempo propizio per l’adempimento di questa profezia:
“Tu sarai visitato dopo molti giorni; in su la fin degli anni tu verrai nel paese del popolo riscosso dalla spada, e raccolto da molti popoli, ne’ monti d’Israele, i quali erano stati ridotti in deserto perpetuo; allora che il popolo di quel paese, essendo stato ritratto d’infra le nazioni, abiterà tutto al sicuro”. – Ezechiele 38:8
Questa descrizione s’addice perfettamente all’attuale Stato di Israele, “popolo riscosso dalla spada, raccolto da molti popoli, ritratto d’infra le nazioni, che abita al sicuro”.

La Turchia intende riprendere la sua egemonia in Medio Oriente e sta incitando i suoi potenziali alleati –tra cui c’è l’Irán– alla conquista di Gerusalemme. Gli stati arabi invece temono l’espansionismo sia della Turchia che dell’Iran, e non parteciperebbero ad un attacco contro Israele, ma piuttosto anch’essi sarebbero obiettivo di conquista da parte d’entrambi.
Tuttavia, questa alleanza di nazioni è molto più ampia della Turchia e dell’Iran, come il Profeta ha ripetutamente annunciato:
“Tu con tutte le tue moltitudini che s’adunano attorno a te” (38:7)
“Tu salirai, verrai come un uragano, sarai come una nuvola che sta per coprire il paese,
tu con tutte le tue schiere e coi popoli numerosi che sono con te”
(38:9)
“E verrai dal luogo dove stai, dall’estremità del settentrione, tu con de’ popoli numerosi con te,
una grande moltitudine, un potente esercito”
(38:15)
“Tu cadrai sui monti d’Israele, tu con tutte le tue schiere e coi popoli che saranno con te” (39:4)
Avevamo citato Gomer, che partecipa con “tutte le sue schiere“, e la sua menzione in questa profezia non farebbe un’allusione soltanto territoriale in relazione alla sua antica posizione in Anatolia, ma potrebbe anche riferirsi alle nazioni europee a cui ha dato origine, quelle la cui radice è celtica ed i cui governi sono sempre più ostili nei confronti di Israele –in particolare la Francia–. La Turchia è vincolata all’Occidente attraverso un trattato militare, e quindi sarebbe fattibile che ottenesse il sostegno dei suoi alleati europei e delle stesse Nazioni Unite.

La sconfitta di questa moltitudine di invasori sarà catastrofica. Una delle cause di tale debacle sarà la rivalità interna tra gli alleati:
“Io chiamerò contro di lui la spada su tutti i miei monti, dice il Signore, l’Eterno; la spada d’ognuno si volgerà contro il suo fratello”. (38:21)
In questi giorni stiamo assistendo a come diverse fazioni si combattono a vicenda in Siria, devastando il paese, e questo stesso avverrà quando tutti i gruppi simili a questi si uniranno contro Israele, ma a loro volta ciascuno di loro rivendicherà per sé la supremazia.
“E manderò il fuoco su Magog e su quelli che abitano sicuri nelle isole; e conosceranno che io sono l’Eterno”. (39:6)
Il Signore punirà “Magog”: fino ad ora avevamo considerato che Magog è solo il paese d’origine del sovrano, ma non il territorio su cui governa. In questo momento storico, l’antico paese di Meshec e di Tubal è abitato per un’ampia maggioranza dalla nazione di Magog, ed è divenuto di fatto popolo di Magog. La Turchia è popolata e governata da un popolo originario del Turchestan. Non si può neanche escludere la possibilità che il Turkmenistan e l’Uzbekistan aderiscano all’alleanza con la Turchia, e quindi in questo modo anche il paese di Magog farebbe parte di quella multitudine.
Ed anche “quelli che abitano sicuri nelle isole”: queste sono le nazioni europee, che nelle Scritture sono chiamate “isole”, poiché da Israele sono raggiungibili attraverso il Mar Mediterraneo.
In termini generali, Gog e Magog rappresentano universalmente tutte le nazioni nemiche di Israele.


Manifesterò la mia gloria fra i popoli, e tutte le nazioni vedranno il mio giudizio che ho compiuto e la mia mano che ho posto su di loro. Così da quel giorno in poi la casa d’Israele riconoscerà che io sono l’Eterno, il suo Elohim.

‒ Ezechiele 39:21-22



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